le "5 c" di noreena hertz per l'engagement dei futuri lavoratori

27/07/2016 16:45:53

I teenager/consumatori di oggi sono i lavoratori di domani e le aziende più lungimiranti stanno già pensando come coinvolgerli, su cosa basare il loro engagement per convincere i più smart ad entrare a far parte dei loro team. Qualche indicazioni utile a questo scopo l’ha fornita di recente Noreena Hertz, autorevole economista e ricercatrice inglese, docente presso la University College London, direttrice associata del Centre for International Business and Management dell'Università di Cambridge e consulente molto apprezzata da governi e organizzazioni internazionali.

Lo scorso maggio, in occasione dell’11° evento del network di imprenditori e manager PNC - The Power of New Culture, la Hertz ha presentato i risultati di un’una poderosa indagine da lei condotta in collaborazione con Survey Monkey, società di rilevazioni statistiche, su 2.000 giovani tra i 14 e i 21 anni negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. L’obiettivo della ricerca era rilevare caratteristiche, abitudini e bisogni di quella che la stessa economista ha definito “Generazione K”, dal nome dell’eroina del film Hunger Games, Katniss Everdeen. 

Determinati e assetati di giustizia come Katniss, anche i giovani della generazione post Millennial sanno quello che vogliono, sono fermamente decisi ad essere ascoltati e sono pronti a denunciare discriminazioni e atti irrispettosi, sia nei confronti dell’ambiente sia dei loro simili.

Questo il quadro generale delineato dall’indagine della Hertz; vediamo di analizzarne più nel dettaglio i risultati.

Generazione K

I teenager contemporanei sono immersi in un universo fatto di tecnologie digitali, è vero, ma al suo interno sono più che mai attratti da relazioni vere e autentiche. Si fidano soprattutto di amici e genitori, quindi della rete sociale più stretta: il 70% di loro segue i consigli d’acquisto contenuti nei post pubblicati da amici, piuttosto che da sconosciuti, e l’80% preferisce gli incontri di persona. Fanno grande uso dei social network per condividere immagini, informazioni e musica, ma il 67% di loro lo fa prestando molta attenzione alle impostazioni della privacy. Ricorrono a nickname per non esporsi direttamente e stanno perdendo gradualmente interesse per Facebook, che ritengono troppo invadente. 

La fiducia nelle persone a loro più vicine è dettata dall’insicurezza e dalla mancanza di solide prospettive per il futuro: ansia e preoccupazione per cambiamento climatico, terrorismo islamico e mancanza di lavoro sono le sensazioni dominanti tra i giovani della Generazione K. Che, del resto, è la prima ad essere nata dopo l’11 settembre e ad essere cresciuta durante la peggiore crisi economica degli ultimi 70/80 anni. 

Ed è proprio questa sensazione di diffusa insicurezza che peserà sulla loro personalità e sulle scelte future, proprio come accadde alla generazione post crisi del 1927: i teenager di oggi sono risparmiatori e più sensibili a tematiche sociali e ambientali. Solo il 6% ha fiducia nelle multinazionali e la maggior parte di loro tende a fidarsi più delle banche; il 92% ritiene importante aiutare chi è in difficoltà e mostra una preferenza per i brand che non inquinano, né fanno discriminazioni di genere, religione o etnia. A partire dall’ambiente di lavoro, certamente.   

I valori agiti sono, dunque, quelli che contano di più nel giudizio sulle aziende formulato dalla Generazione K. Solo quelle che dimostreranno di averli e metterli in pratica saranno degne di averli come orgogliosi collaboratori e brand ambassador. Perché ciò che i teenager di oggi vogliono trovare negli uffici di domani è: parità di stipendio, rispetto delle diversità e possibilità di partecipazione attiva.

Le 5 “C”

Come coinvolgere giovani così esigenti nelle aziende? Con le 5 “C” suggerite dalla Hertz a manager e imprenditori: 

  1. Cura
    Aprirsi a loro, ascoltarli e capirne i valori. In breve, mostrare attenzione nei loro confronti.
  2. Connessione
    Non affidarsi alla connessione virtuale per stabilire una relazione con loro, solo perché nativi digitali e assidui frequentatori di social network. Questi “nuovi” giovani cercano l’incontro, la conoscenza, il confronto e la condivisione. Reali, non virtuali. 
  3. Comunicazione
    Trasmettere valori autentici con messaggi trasparenti, non quelli subliminali e mistificatori della pubblicità tradizionale.
  4. Celebrazione
    Celebrare la loro unicità e diversità, fonte di espressione genuina delle loro potenzialità. Dar loro gli strumenti e indicare gli obiettivi, per poi far sì che li raggiungano autonomamente, mettendo in campo tutta la loro creatività. 
  5. Co-creazione
    Stimolarne la partecipazione attiva ai progetti aziendali, perché il loro contributo da protagonisti è fondamentale. D’altronde, come fruitori delle tecnologie digitali, i teenager contemporanei sono già abituati a creare contenuti, oltre che a usufruirne. Non è un caso - ha affermato la Hertz durante la presentazione dell’indagine - che la cantante più amata dai teenager in Giappone sia Hatsune Miku: non una pop star in carne e ossa, bensì un ologramma da loro stessi creato.
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