esonero contributivo per le assunzioni a tempo indeterminato

23/01/2015 11:02:27

Ospitiamo su Knowledge360, per la rubrica "Il laboratorio dell'esperto", il contributo della Dott.ssa Emiliana Dal Bon, ‎Consulente del Lavoro, Studio di Consulenza del Lavoro Dal Bon.

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Legge di Stabilità 2015: l’esonero contributivo triennale per promuovere la stabile occupazione

Con l’asserito obiettivo di promuovere una stabile occupazione, la Legge di Stabilità 2015 (Legge n.190 del 23 dicembre 2014) al comma 118 dell’art. 1 (unico) introduce un esonero contributivo per le assunzioni con contratto a tempo indeterminato effettuate nel 2015. 

I datori di lavoro privati, con le esclusioni di cui si riferirà infra, possono beneficiare dell’esonero contributivo con riferimento alle nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato, effettuate con decorrenza dal 1° gennaio 2015 e con riferimento ai contratti stipulati entro, e non oltre, il 31 dicembre 2015. Il tenore letterale del disposto in parola, lascia presumere che l’assunzione a tempo indeterminato possa essere effettuata sia a tempo pieno che a tempo parziale. 

Il successivo comma 119 precisa poi che l’esonero spetta anche ai datori di lavoro del settore agricolo, con riferimento alle nuove assunzioni a tempo indeterminato, con esclusione dei lavoratori che nell’anno 2014 siano risultati occupati a tempo indeterminato e relativamente ai lavoratori occupati a tempo determinato che risultino iscritti negli elenchi nominativi per un numero di giornate di lavoro non inferiore a 250 con riferimento all’anno solare 2014. 

La disposizione in commento declina alcune ipotesi di esclusione dal godimento dell’esonero contributivo in relazione alle assunzioni:

  • effettuate con contratto di apprendistato (che, pur essendo stato ricondotto nell’alveo del contratto a tempo indeterminato, gode di una particolare agevolazione);

  • di lavoratori domestici;

  • di lavoratori che nei 6 mesi precedenti alla data di assunzione siano risultati occupati a tempo indeterminato presso qualsiasi datore di lavoro; 

  • di lavoratori per i quali il beneficio sia già stato usufruito in relazione a precedenti assunzioni con contratto a tempo indeterminato; 

  • con riferimento a dipendenti che nei 3 mesi antecedenti al 1° gennaio 2015 (data di entrata in vigore della Legge di Stabilità 2015) hanno già avuto con il datore di lavoro un contratto a tempo indeterminato. A tal fine, vanno considerate le società controllate o collegate ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile o facenti capo, anche per interposta persona, allo stesso soggetto. 

Il beneficio spetta per un periodo massimo di 36 mesi (decorrenti, verosimilmente, dalla data di assunzione e scadente il giorno antecedente la medesima data del termine del successivo terzo anno) e consiste nell’esonero dal versamento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro nel limite massimo di 8.060 euro annui e con l’esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL. È espressamente escluso il cumulo con altri esoneri/riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti da altre disposizioni normative vigenti.

L’esonero dal versamento dei contributi previdenziali lascia invariata l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche ossia di quella percentuale che viene applicata alla retribuzione o reddito pensionabile di ogni anno per calcolare figurativamente i contributi accumulati ed ottenere il c.d. montante contributivo individuale. 

Il beneficio della introduzione dell’esonero contributivo in parola è però offuscato dalla contestuale soppressione dei benefici previsti dall’articolo 8, comma 9 della Legge n. 407/1990 che si erano guadagnati l’apprezzamento del mercato del lavoro. La disposizione, soppressa dal comma 121 dell’art. 1 della Legge di stabilità in commento, riconosceva al datore di lavoro che assumeva, con contratto a tempo indeterminato (anche part-time), lavoratori disoccupati o sospesi in CIGS da almeno 24 mesi, una riduzione, per trentasei mesi, dell’aliquota contributiva a suo carico (contributi INAIL compresi) nella misura del 50%, elevata al 100% (esonero totale) in caso di imprese artigiane ed imprese operanti nel Mezzogiorno. 

La “scomparsa” del beneficio della L 407/90 lascia perplessi in termini comparativi con il nuovo esonero contributivo, ma soprattutto in ragione del fatto che, stante l’attuale contesto normativo, a decorrere dal 1° gennaio 2016, le nuove assunzioni a tempo indeterminato non potranno far beneficiare di alcun beneficio contributivo.

La discrasia temporale venutasi a creare tra l’approvazione della Legge di stabilità in commento e il decreto attuativo che dovrebbe disciplinare il Contratto di lavoro a Tutele Crescenti, ha ingenerato un rallentamento nell’utilizzo dello strumento, comportando una situazione di “stallo” motivata da una sorta di diffidenza sulla reale portata del contratto di lavoro a tempo indeterminato nel suo complesso. Per questo motivo, alla data in cui si scrive, la fattispecie del contratto di lavoro a tempo determinato pare rimanere ancora maggiormente apprezzato da parte delle aziende. Questa tendenza evidenzierebbe come la mera agevolazione economica, non sia sufficientemente appetibile da incentivare il mercato che considera quindi l’agevolazione normativa contenuta nel decreto attuativo della Legge Delega 183/2014 in materia di Contratto a tutele crescenti (ma che, ad onor del vero, incide sulla materia dei licenziamenti in senso stretto) indispensabile strumento volto alla promozione di una occupazione stabile.

Invero non è solo il decreto attuativo sul contratto di lavoro a tutele crescenti ad essere invocato. Al momento in cui si scrive manca infatti ancora la circolare INPS che provvede a fornire le indicazioni necessarie per poter accedere al nuovo esonero contributivo.

Una situazione, quella che si è venuta a generare, densa di dubbi e perplessità: l’esonero è ammesso anche in caso di trasformazione a tempo indeterminato? O “bisogna” eludere la norma e cessare il rapporto a tempo indeterminato per procedere immediatamente ad assumere con contratto a tempo indeterminato? Cosa succede se un lavoratore viene assunto a tempo indeterminato e per sua volontà, o dell’azienda, il rapporto si interrompe in periodo di prova? Il successivo datore di lavoro perde la possibilità di beneficiare dell’esonero contributivo essendosi verificata una delle condizioni di esclusione? 
Queste - e tante altre - sono le domande che le aziende si pongono e che reclamano le necessarie risposte in mancanza delle quali l’obiettivo della stabile organizzazione, tenuto conto anche della perdurante crisi del contesto socio economico di riferimento, rimane una chimera.

(Emiliana Dal Bon - Consulente del Lavoro - Studio di Consulenza del Lavoro Dal Bon)

categorie Norme e Diritti