l’impatto delle nuove tecnologie sul mondo del lavoro: cosa ne pensano i dipendenti italiani

26/04/2016 09:53:36

I temi caldi del Randstad Workmonitor nel primo trimestre 2016 sono stati quelli della digitalizzazione del lavoro e dell’impatto che le nuove tecnologie hanno sul mondo del lavoro, con particolare attenzione alle relazioni umane anche tra colleghi. 

I risultati di questa complessa indagine, condotta in 34 paesi su un campione di lavoratori tra i 18 e i 65 anni, sono particolarmente interessanti per quanto riguarda l’Italia: sembra infatti che ben il 90% dei lavoratori dipendenti italiani veda la digitalizzazione come un’opportunità di lavoro. Inoltre, pur riconoscendo che questa può mutare le relazioni umane sul posto di lavoro, solo il 52% ritiene di avere meno interazioni dirette con i clienti, e il 42% con i colleghi. 

Da rilevare, tuttavia, vi è anche il dato secondo cui l’88% dei lavoratori italiani sentirebbe il bisogno di un costante aggiornamento nella propria formazione per restare veramente al passo con l’incessante sviluppo tecnologico. 

Si tratta di risultati importanti, dunque, che ci descrivono un paese in cui il mondo del lavoro e, soprattutto, dei lavoratori, non solo accoglie con favore la nuova era digitale, ma vorrebbe saperne di più, per poter effettivamente cavalcare l’onda di novità che la tecnologia porta con sé, lasciandosi alle spalle ogni senso di inadeguatezza. 

Analizziamo ora da vicino gli aspetti più rilevanti del Workmonitor promosso da Randstad.

Il campione e le domande del Workmonitor

L’indagine è stata svolta scegliendo lavoratori in una fascia d’età piuttosto estesa – dai 18 ai 65 anni – con un impiego da almeno 24 ore settimanali retribuite. In Italia sono stati intervistati 405 lavoratori in possesso di questi requisiti. 

Due delle domande più significative sono state:

  • Pensi che il crescente impatto della tecnologia nel tuo lavoro sia un’opportunità? 
  • Hai bisogno di più formazione per tenere il passo con lo sviluppo tecnologico? 

Alla prima domanda, contro una media globale del 79%, gli italiani che hanno risposto positivamente sono stati il 90% (in quarta posizione dopo i lavoratori di India, Messico e Cile). E il primo paese europeo dopo l’Italia che si incontra nella classifica è la Spagna con l’89% delle risposte positive, seguito da Portogallo (89%) e Grecia (83%). 

Per quanto riguarda la seconda domanda, l’Italia risulta addirittura seconda in classifica con l’88% delle risposte positive. La media globale, in questo caso, scende al 69%. 

Senso di inadeguatezza o voglia di imparare e mettersi in gioco? Probabilmente si tratta di tutte e due le cose. Il dato certo, tuttavia, è che i lavoratori italiani sembrano più che pronti ad accettare le sfide poste dalle nuove tecnologie, e che questa apertura potrebbe trasformarsi in un’occasione importante per la nostra economia. 

Il volto umano della tecnologia

Uno dei dati del Workmonitor che colpisce maggiormente è senza dubbio quello che riguarda la conciliazione tra nuove tecnologie digitali e rapporti umani. I lavoratori italiani, in linea con l’entusiasmo dimostrato dai risultati già analizzati, non sembrano particolarmente spaventati dalla minaccia di una disumanizzazione dei rapporti per mano delle nuove tecnologie, anzi. Se è vero che il 94% è ancora convinto che l’incontro faccia a faccia sia il modo migliore per relazionarsi con le persone, sembra che l’avvento del digitale possa essere considerato come un ulteriore strumento che favorisce la comunicazione e la collaborazione. Solo il 44% dei dipendenti italiani, in effetti, ritiene che la tecnologia sia responsabile di una disumanizzazione della società (e la media globale in questo caso è il 59%), mentre il 65% crede che le nuove tecnologie contribuiscano a rendere la società più umana. Un approccio, questo, come sottolineato da Marco Ceresa, AD di Randstad Italia, che sembra centrare in pieno le finalità effettive degli avanzamenti tecnologici digitali nel mondo del lavoro: aumentare la produttività e l’efficienza con il giusto mix di presenza fisica e collaborazione a distanza, per liberare in questo modo energie e tempo libero non a scapito, ma a favore delle relazioni umane.