robotica e lavoro: come sta cambiando lo scenario

19/04/2016 12:38:51

L’avanzamento di robotizzazione e automazione in settori chiave come quello manifatturiero, e, più in generale, in tutti i processi produttivi porterà effettivamente nel futuro a un calo occupazionale come molti temono? O si tratta, piuttosto, di un’imperdibile occasione di sviluppo che creerà nuove figure professionali pur rendendone necessariamente obsolete altre? 

Partendo dal dato di fatto che il progresso non si può fermare, specialmente in alcuni ambiti in cui automazione e robotizzazione sono sinonimi di maggiore efficienza, ottimizzazione e razionalizzazione dei processi produttivi, la riflessione sul modo in cui le nuove tecnologie cambieranno (e stanno già cambiando) il mondo di lavoro si arricchisce di molti spunti interessanti se pensiamo, ad esempio, alle sfide che la società automatizzata del futuro dovrà affrontare. 

Essere umano e robot: competizione o collaborazione?

Quello tra lavoratore e robot non è necessariamente un rapporto di competizione che determinerà lentamente il declino dell’umanità e farà avverare le peggiori previsioni della fantascienza di qualche decennio fa. Anzi. Studi recenti come quello commissionato dall’International Federation of Robotics sostengono che già nel 2020 potrebbero essere creati nel mondo dai 10 ai 14 milioni di posti di lavoro in più grazie all’avvento dei robot. Un tale aumento occupazionale sembrerebbe essere giustificato in larga parte dall’aumento di produttività e dalla crescita dei settori coinvolti. L’attività dei robot, infatti, potrebbe garantire assistenza a quella dei lavoratori, sostituendoli in operazioni più meccaniche o pericolose, e consentendo, dunque, di migliorare le condizioni di lavoro. Questi, ovviamente, sono solo alcuni esempi di una possibile collaborazione futura tra esseri umani e robot. Nondimeno, la contrapposizione assoluta uomo/macchina sembra aver perso progressivamente forza, lasciando spazio a scenari più rassicuranti anche nell’ambito del lavoro.  

Prospettive future: come i robot potrebbero migliorarci la vita

In parte, pare lo stiano già facendo – come dimostrerebbe la diffusione di apparecchi sempre più complessi che ci aiutano nella vita di tutti di giorni. Tuttavia, vi sono anche altri aspetti da considerare. Se, infatti, da un lato non è difficile immaginarsi in una società completamente automatizzata in cui i robot lavorano e producono per noi tutti i beni di cui abbiamo bisogno, il problema che sorgerebbe in tal caso è quello di capire quale spazio possa esserci ancora nel mondo per gli essere umani. Qualora i robot diventassero così avanzati e sviluppati da primeggiare con gli esseri umani anche in ambiti come quello creativo, cosa succederebbe? 

Eppure, anche in questo caso, lo scenario non è necessariamente negativo. Non è detto, infatti, che non si potrebbe pensare a soluzioni alternative, come quella, proposta a più riprese di una sorta di “reddito a vita” che garantisca a tutti una quota minima di soldi da spendere e reimmettere nel circuito economico senza lavorare. Ma se proprio questa ipotesi, in fin dei conti, sembra adesso pura fantascienza, l’idea di delegare a macchine e robot sofisticati almeno una parte del nostro lavoro per avere più tempo a disposizione per attività fondamentali come l’educazione dei figli, la famiglia o la  realizzazione personale potrebbe allettare molti. Specialmente considerando il fatto che non c’è alcuna connessione accertata tra il dedicare tempo a questo tipo di attività e un aumento di pigrizia e indolenza, anzi. A ben vedere, anche questo potrebbe essere un buon punto di partenza per tornare a riflettere sul senso di un rapporto collaborativo tra esseri umani/lavoratori e macchine: la possibilità stessa di rimettere al centro delle nostre vite – non solo lavorative – le relazioni con gli altri esseri umani.