Quando si è in cerca di lavoro, bisogna dedicare parte del proprio tempo all’aggiornamento e all’invio del curriculum vitae alle aziende ed alle agenzie per il lavoro. In questo modo, è possibile essere ricontattati per un primo incontro conoscitivo con un referente HR.

Per molti, magari appena usciti dall'università, si tratta di un'esperienza completamente nuova. E per le persone più ansiose e timide può rappresentare un momento di grande disagio.

Sul web girano molte informazioni riguardo alle domande che caratterizzano i colloqui di lavoro con le aziende, ma come spesso capita è bene non confondere gli elementi di verità dalle leggende metropolitane. 

Non è insolito, ad esempio, che durante un colloquio vi venga domandato quale sia il vostro piatto preferito o quale sarebbe la vostra vacanza dei sogni; o, ancora, che veniate messi alla prova subito con un test pratico.

Sappiate anche che avere un colloquio di lavoro con un'azienda è un'occasione troppo preziosa per essere sprecata. E al fine di non gettare al vento questa opportunità che vi viene concessa, sarà bene seguire alcuni consigli che vi permetteranno di sapere come reagire a tutte le domande più impegnative che vi potranno essere poste.

Una particolare tipologia di colloquio è quella motivazionale. Ma di cosa si tratta e come prepararsi al meglio?

ragazzo che sorride ad un'altra persona
ragazzo che sorride ad un'altra persona

che cos’è un colloquio motivazionale: definizione e obiettivi.

La prima cosa da avere ben chiara è che esistono diverse tipologie di job interview. Un colloquio conoscitivo è ovviamente molto diverso dalle successive fasi del processo di selezione. Ma le differenze possono essere anche altre e riguardare più nel dettaglio lo svolgimento e il tenore delle domande che si vanno ad affrontare.

Quando si parla di colloquio motivazionale, ad esempio, si fa riferimento ad un tipo di incontro in cui il recruiter prova ad indagare le ragioni che spingono un talento a desiderare la specifica posizione lavorativa per cui si è candidato.

L’obiettivo del selezionatore è quindi quello di testare la persona che si trova di fronte e mettere alla prova - per l’appunto - la sua motivazione. In questo modo è così possibile scartare tutte quelle figure non idonee e che potrebbero poi abbandonare l’azienda alla prima difficoltà.

come condurre un colloquio motivazionale?

Il primo nemico da sconfiggere quando si presentano appuntamenti di questo tipo è sicuramente l’ansia da colloquio di lavoro. È molto importante, quindi, scacciare i pensieri negativi e concentrarsi sui fatti: se l'azienda vi ha contattato, significa che ha già visionato tutte le informazioni riguardo la vostra istruzione e le vostre esperienze in ambito lavorativo e le ha trovate interessanti. In pratica, è come se aveste già superato un primo processo di selezione.

La maggior parte del colloquio che andrete ad affrontare sarà volta a capire qualcosa in più su di voi, che non sia già presente nel curriculum. Si tratterà, molto probabilmente, di un colloquio motivazionale o attitudinale.

Il colloquio in questione punterà a sondare in voi caratteristiche quali:

  • carattere
  • emotività
  • attitudine al lavoro in team
  • capacità di leadership
  • resistenza a situazioni di stress

Non è insolito, quindi, che per raggiungere questo obiettivo i selezionatori possano anche porre domande insolite e fuori dagli schemi.

come valutare la motivazione di un candidato: alcuni esempi.

Bisogna tenere ben presente che affrontare un colloquio non rappresenta una scienza esatta. Un minimo di nervosismo è, quindi, assolutamente fisiologico. Non esistono regole universali per quanto riguarda le risposte da dare: ogni azienda effettua le selezioni a modo suo.

Tuttavia, ci sono alcune domande più frequenti di altre, in particolare quando si vuole indagare la motivazione di un candidato. Alcuni esempi possono essere:

Il selezionatore pone queste domande per capire quale sia la reale motivazione del candidato e se dietro la sua candidatura ci siano altre ragioni oltre a quella meramente economica. I quesiti sul futuro, invece, servono al recruiter per capire quali siano le ambizioni della persona che ha di fronte.

Dopo qualche frase di rito, può capitare anche che si venga messi alla prova con quesiti all’apparenza innocui, ma che potrebbero rivelarsi vere e proprie domande a trabocchetto. Vediamo qualche esempio:

  • cosa mi direbbe se le chiedessi di rimanere a lavorare qui tutta la notte?
  • che ne pensa della situazione politica italiana?

La cosa più importante, di fronte a queste domande, è non mostrarsi spiazzati o incerti, ma rispondere in modo chiaro ed equilibrato, con la maggior naturalezza possibile. Lo scopo del recruiter è cercare di capire il modo di pensare del candidato, il suo grado di self control e flessibilità di fronte a domande poco convenzionali. 

Alcune domande potrebbero vertere sulla sfera personale: .

  • lei è fidanzato o sposato?

Se la risposta è negativa, preparatevi alla fatidica domanda: e come mai?

Questo tipo di domande può essere un buon termometro per valutare lo stile e la cultura dell’azienda per la quale stiamo facendo il colloquio che - bisogna tenerlo ben presente - non è un esame, ma un momento in cui entrambe le parti si scelgono reciprocamente.

colloquio motivazionale di gruppo.

C'è anche la possibilità che vi troviate a dover sostenere un colloquio di gruppo: esso coinvolge più persone che nella stessa giornata dovranno interagire tra di loro e lavorare insieme. 

Sempre più spesso, infatti, le imprese prediligono questi metodi di selezione, in quanto consentono di accelerare i tempi del processo e di indagare in maniera approfondita le cosiddette soft skills dei candidati, capacità quali leadership, teamworking, negoziazione e comunicazione.

In questo caso dovrete tenere bene a mente alcune regole di buonsenso: tentate di far valere il vostro punto di vista, ma non dimenticate mai di ascoltare le opinioni degli altri. Cercate sempre un punto di incontro con gli altri candidati e dimostratevi sempre disponibili al dialogo.

come concludere il colloquio.

Concludete sempre il colloquio esattamente come lo avete cominciato: con una cordiale stretta di mano ed un ringraziamento per il tempo che vi è stato concesso. Fate questo a prescindere dalle sensazioni che l'incontro vi ha lasciato. 

Mentre tornate verso casa, ricordatevi che un colloquio di lavoro non valuta il valore assoluto di una persona, bensì solo quanto un candidato corrisponde o meno ai requisiti richiesti da quel determinato posto di lavoro.

Quindi, prendete il tutto con serenità e fate un bel sorriso: se anche il colloquio non andrà come speravate, sarà comunque una preziosa esperienza che vi tornerà utile per il vostro percorso di crescita e vi aiuterà a capire meglio quello che state davvero cercando.

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