Il valore dei Fringe Benefits è cresciuto del 34% in un anno e di quasi 7 volte rispetto al 2021. Oggi rappresentano il 74% del credito totale speso e oltre il 91% degli ordini.

Tra buoni acquisto, rimborsi bollette, mutui e affitto il welfare aziendale si afferma come “seconda busta paga” per far fronte al caro vita.

Negli acquisti, sono diffusi soprattutto buoni spesa per supermercati (29%), e-commerce (27%) e carburante (18%). Nei rimborsi soprattutto spese per la scuola (26%) e spese mediche (24%).

Il Report Welfare di Randstad: un’analisi su 40 milioni di euro di welfare erogato per comprendere cosa desiderano i dipendenti oggi e l’impatto strategico del welfare aziendale sul business.

Milano, 28 aprile 2026 - In Italia il welfare aziendale diventa sempre più uno strumento concreto di supporto al reddito, guidato dai fringe benefits, che tra buoni acquisto e rimborsi di quasi ogni tipo, nel 2025 hanno visto un vero e proprio boom. Secondo il Report Welfare di Randstad, un’analisi su 40 milioni di euro di welfare erogato per comprenderne le dinamiche di utilizzo tra lavoratori e aziende, il welfare aziendale oggi si è affermato in Italia come strumento capillare, utilizzato quotidianamente dai lavoratori. E i fringe benefit sono arrivati a quasi il 74% del credito welfare utilizzato e oltre il 91% degli ordini totali. Il loro valore è cresciuto del 34% rispetto all’anno precedente e quasi 7 volte (+615%) rispetto al 2021.

Randstad Welfare crea piani di welfare aziendale su misura, con una piattaforma welfare di proprietà. Dall’analisi di quasi 370.000 transazioni di welfare erogate nel 2025 per un valore di oltre 40 milioni di euro e una spesa media per ordine di circa 110 euro, emerge che la maggior parte del credito welfare utilizzato riguarda gli acquisti, l’84% del totale speso, a dimostrazione di un utilizzo orientato soprattutto ai consumi immediati. Il 13% della spesa invece riguarda i rimborsi e il 3% i versamenti. 

Negli acquisti, i lavoratori privilegiano soluzioni semplici e flessibili: vengono acquistati soprattutto buoni per supermercati, e-commerce e carburante. Ma non mancano anche attività di svago, come vacanze e attività per il tempo libero. Nei rimborsi, uno su quattro riguarda le spese sanitarie ed un altro quarto le spese scolastiche dei figli.

“I dati del Report Welfare 2025 mostrano come il welfare aziendale sia diventato un pilastro essenziale della strategia HR, da un lato sono un reale vantaggio fiscale per le imprese, dall’altro uno strumento molto apprezzato dai lavoratori, per cui sono il primo alleato contro l’inflazione – afferma Jacqueline Verdicchio, Head of welfare business di Randstad –. In un contesto di crescente pressione sul potere d’acquisto, infatti, soprattutto i fringe benefit si sono affermati come la risposta più immediata ed efficace ai bisogni dei lavoratori, perché consentono di intervenire direttamente sulle spese quotidiane. Allo stesso tempo, grazie ai vantaggi fiscali, rappresentano per le aziende uno strumento efficiente per trasformare il costo del lavoro in valore netto per i dipendenti. Una combinazione che permette di investire in soluzioni flessibili e ad alto impatto, capaci di generare valore reale e percepito, rafforzando al tempo stesso engagement e capacità di attrarre e trattenere talenti”.

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I fringe benefit. Il Report Welfare evidenzia un cambio di paradigma in atto nell’utilizzo del welfare aziendale, sempre più componente stabile e continuativa della retribuzione, piuttosto che come un beneficio occasionale, con un trend di adozione in costante ascesa dei fringe benefits.

Per le aziende, questi rappresentano un significativo vantaggio fiscale: grazie alle riforme legislative, che hanno fissato le soglie di esenzione a 1.000 euro per la generalità dei dipendenti e a 2.000 euro per quelli con figli a carico fino al 2027 incluso, possono erogare premi abbattendo totalmente il cuneo fiscale e ogni euro investito si traduce in valore netto per il lavoratore. Per i dipendenti, sono uno strumento apprezzato non solo per l’opportunità di usufruire di servizi accessori, ma per la possibilità di supporto nelle spese quotidiane, a tutti gli effetti una “seconda busta paga”.

Rispetto al 2024, quando l’incidenza dei fringe benefits si attestava al 73% del valore della spesa di welfare, si registra un incremento di 1 punto percentuale, al 74%. Ma la crescita è ancora maggiore in valore assoluto: +34% in anno, in un trend di espansione costante, addirittura +615% rispetto al 2021.

Gli acquisti. La grande maggioranza del Welfare aziendale è impiegata per “acquisti”, che concentra l’84% del valore totale e il 96% degli ordini. Il ruolo dominante è ricoperto dai buoni acquisto – che da soli rappresentano l’83% della spesa e il 95% delle transazioni di questo ambito – a dimostrazione della preferenza per strumenti semplici, flessibili e immediatamente spendibili. Nel dettaglio, le principali destinazioni sono supermercati (29%), e-commerce (27%) e carburante (18%). 

Accanto alle spese essenziali, emerge anche una componente legata alla qualità della vita: il 14% degli acquisti è destinato a viaggi e vacanze, mentre il 2% riguarda attività per il tempo libero. Quote più contenute si registrano per spese mediche (1%) e corsi di formazione (1%), che pur rimanendo marginali nella sezione acquisti contribuiscono a delineare un utilizzo del welfare sempre più articolato e vicino ai bisogni individuali. 

gli acquisti.

categoria % speso % ordini
Acquisti Vari (gift card, gift card centri commerciali, quindi solamente fringe benefit).
83%
95%
Viaggi e vacanze
14%
3%
Tempo libero
2%
2%
Spese Mediche
1%
1%
Corsi di formazione
1%
0%

Rimborsi I “rimborsi” sono una quota più contenuta di welfare aziendale, ma con caratteristiche distintive: pur incidendo per il 13% del valore totale erogato, copre solo il 4% degli ordini, a indicare un ricorso meno frequente ma legato a spese di importo medio più elevato. 

I rimborsi si concentrano principalmente su bisogni essenziali e strutturali. Circa un quarto riguarda le spese sanitarie (il 24%) e poco meno alle spese per l’istruzione dei figli, tra scuola (26%), università (13%), asili (6%) e servizi collegati. 

Tra le altre voci rilevanti. emergono le spese legate alla mobilità quotidiana, come gli abbonamenti ai trasporti (5%). Non mancano inoltre i contributi per utenze domestiche – energia (5%) e gas (4%) – e per esigenze familiari come baby-sitter (6%) e assistenza (3%), a conferma di un utilizzo orientato alla copertura di costi rilevanti per il bilancio familiare.

i rimborsi.

categoria % speso % ordini
abbonamento trasporti
5%
9%
bollette acqua
0,4%
2%
affitto prima casa
1%
1%
asilo
6%
5%
assistenza
3%
1%
baby sitter
3%
1%
campus scolastici
5%
6%
spese mediche / cassa sanitaria
24%
24%
bollette energia
5%
13%
bollette gas
4%
9%
istruzione
2%
5%
interessi passivi muto prima casa
0,4%
0,2%
scuola
26%
20%
università
13%
5%

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