Dopo 10 anni una retribuzione competitiva (59%) è nuovamente in testa ai fattori per scegliere l’azienda in cui lavorare, superando atmosfera di lavoro piacevole (57%) e work-life balance (56%).
Si amplia il divario tra aspettative e realtà dei datori di lavoro, in particolare su retribuzioni e carriera. Oltre allo stipendio, per tre lavoratori su quattro sono importanti i benefit secondari.
Una bassa retribuzione è la ragione principale per dimettersi (44%). Il 22% dei lavoratori vuole cambiare azienda entro 6 mesi, il 12% lo ha già fatto.
Automobili Lamborghini è il datore di lavoro ideale per i potenziali dipendenti italiani. Ferrero, Gruppo Mondadori, Brembo, Leonardo, Sanofi, ABB, IBM e IEO – Istituto Europeo di Oncologia sono le aziende più attrattive nei loro settori.
I settori più ambiti in cui lavorare sono l'industria aeronautica, l’ICT e l'automotive.
I risultati del Randstad Employer Brand Research 2026.
Milano, 18 maggio 2026 - Cresce l’inflazione, il carovita erode il potere di acquisto e lo stipendio torna al centro delle scelte dei lavoratori italiani. Nel 2026 la retribuzione è diventato il fattore più importante nella decisione dell’azienda per cui lavorare, indicata dal 59% degli italiani, superando l’atmosfera di lavoro piacevole (57%) e il work life balance (56%) per tornare in cima alle preferenze dopo 10 anni in cui al primo posto per i lavoratori ci sono stati elementi “soft”.
Ma un basso stipendio oggi è anche la prima causa di dimissioni per gli italiani, indicata dal 44%, seguita dalla mancanza di opportunità di crescita (33%) e dal desiderio di migliorare l’equilibrio vita-lavoro (33%). Con il paradosso che le aziende offrono poco proprio su quel che conta di più: nella valutazione dei datori di lavoro attuali, i risultati sono scarsi proprio in fattori cruciali come lo stipendio e le opportunità di carriera.
In Italia il 22% dei lavoratori ha intenzioni di cambiare lavoro entro i prossimi sei mesi, mentre il 12% lo ha già fatto, in lieve diminuzione rispetto al 2025 (quando erano rispettivamente 23% e 13%), in una tendenza verso una maggiore stabilità. Ma ci sono ampie differenze per età: oltre un quarto dei lavoratori della Generazione Z prevede di lasciare il posto attuale entro sei mesi (26%), rispetto ad appena il 9% dei Baby Boomers.
Sono i risultati dell’Employer Brand Research 2026, l’indagine di Randstad che misura il livello di attrattività percepita delle aziende da parte dei potenziali dipendenti, da cui emerge che Automobili Lamborghini S.p.A è il datore di lavoro ideale per gli italiani: con il 79,8% di preferenze, ha ritirato oggi il Randstad Employer Brand 2026, collocandosi al primo posto nelle preferenze dei lavoratori.
Otto altre aziende si distinguono nei rispettivi settori: Ferrero è l’azienda più attrattiva come datore di lavoro nel settore dei beni di largo consumo, Gruppo Mondadori nei Media, IEO – Istituto Europeo di Oncologia nella Sanità, Brembo nella componentistica automotive, Leonardo nell’industria aeronautica, Sanofi nel farmaceutico, ABB nell’elettronica, IBM nell’ICT.
Secondo la ricerca, il settore più ambito in cui lavorare per gli italiani è l'industria aeronautica, con il 77% di preferenze, seguito da vicino dall’ICT, con il 75,9%. Poi vengono l'automotive (75,7%), l’elettronica (75,58%), i media (75,55%), la sanità (75,45%), il farmaceutico (75,42%), i beni di largo consumo (75,22%), la componentistica automotive (74,90%) e l’industria metallurgica (74,9%). Ma le differenze ormai sono molto limitate, a indicare un’alta competizione nell'attrazione di talenti tra i datori di lavoro non solo all’interno del proprio settore, ma anche con gli altri.
Il Randstad Employer Brand Research ha coinvolto 171.000 rispondenti e 6.400 aziende in 34 paesi del mondo. In Italia sono state intervistate 7.170 persone, occupate e non occupate, di età compresa tra i 18 e 64 anni, sull’attrattività dei principali 150 datori di lavoro nel mercato, attraverso un sondaggio indipendente condotto dall’Istituto Kantar, che misura il livello di attrattività percepita delle aziende da parte del pubblico generale.
“In Italia la scelta del datore di lavoro ideale è guidata da un mix di fattori strettamente correlati tra loro - afferma Marco Ceresa, Group CEO di Randstad -. Quest’anno la retribuzione si è affermata come il driver prioritario, certamente influenzato dall'incertezza economica e dall’inflazione, ma seguito da vicino da atmosfera lavorativa, work life balance, sicurezza del posto di lavoro e opportunità di carriera. Gli italiani valutano i potenziali datori di lavoro in modo ‘olistico’, senza limitarsi a un singolo elemento dominante. Tuttavia, nell’analisi emerge che le aziende ottengono risultati ancora migliorabili proprio su alcuni dei fattori più rilevanti. È un segnale chiaro per le organizzazioni: devono esaminare con cura il proprio employer branding per definire strategie più incisive di attraction e retention dei talenti”.
“Il Randstad Employer Brand 2026 conferma il valore di una strategia che mette le persone al centro della crescita aziendale - dichiara Douglas Arrighi Pereira, Chief People, Culture and Organization Officer di Automobili Lamborghini -. In Lamborghini lavoriamo per creare le condizioni affinché ciascuno possa esprimere il proprio potenziale, contribuendo a un’organizzazione agile, motivata e capace di affrontare le sfide del futuro. Sappiamo che questo percorso richiede impegno costante e capacità di evolvere. Essere riconosciuti come datore di lavoro ideale in Italia rafforza la nostra responsabilità nel continuare a operare con coerenza, attenzione alle persone e senso di responsabilità condivisa”.
i dati della ricerca.
I fattori di scelta del datore di lavoro. I 5 motivi principali per cui i dipendenti italiani scelgono un datore di lavoro sono la retribuzione e i benefit competitivi, per il 59% del totale, poi un'atmosfera di lavoro piacevole (57%), il work-life balance (56%), la sicurezza del posto di lavoro (54%), la progressione di carriera (51%). Con il ritorno dopo 10 anni della retribuzione al primo posto, l’Italia si allinea alla media globale, che negli ultimi anni ha sempre avuto lo stipendio in cima alle preferenze (e quest’anno vede al secondo posto l’equilibrio vita-lavoro e al terzo la sicurezza del posto). In Italia, nel 2026 si segnala anche il rientro al quinto posto della progressione di carriera, mentre perdono rilevanza e scendono al sesto posto diversità e inclusione.
L'importanza dei fattori è diversa a seconda della seniority degli intervistati: i talenti all’inizio del percorso professionale attribuiscono maggiore importanza alle opportunità di carriera, quelli nelle fasi successive alla sicurezza del posto. Le donne danno maggiore rilevanza a fattori legati all’esperienza e alla relazione nel lavoro, come un ambiente piacevole e il work life balance.
I fattori ritenuti più importanti dai lavoratori non si traducono però direttamente in elementi prioritari nella scelta dell'azienda in cui lavorare. Analizzando la priorità attribuita ai diversi driver, infatti, lo stipendio è ancora al primo posto, confermandosi determinante al momento della scelta del datore di lavoro, mentre l’ambiente di lavoro piacevole viene superato per priorità dalla sicurezza del posto.
Il giudizio sull’attuale datore di lavoro. Le valutazioni condotte sui datori di lavoro evidenziano un marcato divario tra aspettative dei lavoratori e realtà aziendale. La stabilità occupazionale, pur confermandosi un driver prioritario, risulta l’elemento più soddisfacente nell’esperienza di lavoro attuale, con circa sette candidati su dieci che la valutano positivamente. Seguono, per gradimento, l'impegno verso le pari opportunità e la reputazione del brand, attributi ai quali viene però attribuita un'importanza secondaria. Al contrario, su pilastri fondamentali come retribuzione, ambiente lavorativo e prospettive di carriera, le valutazioni assegnate ai dati di lavoro attuali risultano sensibilmente basse.
I motivi per andarsene. Una retribuzione troppo bassa, indicata dal 44% dei rispondenti, è la ragione principale per cui i lavoratori italiani lasciano il proprio attuale datore di lavoro, confermando l'insoddisfazione finanziaria come principale motore delle dimissioni in Italia. Al secondo posto, a distanza, ci sono la mancanza di opportunità di carriera (33%) e la difficoltà di migliorare l'equilibrio tra vita lavorativa e privata (sempre 33%). Questi dati riflettono fedelmente le priorità dei talenti, confermando come tali elementi non siano più semplici benefit opzionali, ma pilastri essenziali per un’efficace strategia di retention.
La Generazione X e i Baby Boomer attribuiscono maggiore importanza alla retribuzione come motivo per andarsene (per il 50% circa) rispetto alla Generazione Z (40%). E i lavoratori con un'istruzione superiore sono più propensi a lasciare il lavoro per mancanza di interesse nel proprio ruolo (28%).
motivi per lasciare il datore di lavoro.
I canali per cercare lavoro. Tra i diversi canali, LinkedIn è il più utilizzato per cercare lavoro, ma anche quello più efficace: il 48% lo usa per la ricerca e il 27% ha trovato un'occupazione. Poi ci sono i portali e motori di ricerca lavoro (il 28% degli italiani li usa, l’11% li trova efficaci), i siti web aziendali (26% e 13%) e, a pari merito, le conoscenze personali e i social media, utilizzati dal 24% dei candidati. Seguono Google for Jobs (utilizzato dal 19%), i servizi pubblici per l'impiego (14%), le applicazioni AI come Gemini, ChatGPT e Copilot (9%), le agenzie di recruiting (8%) e le job fair (7%).
Tra i portali di ricerca, i più utilizzati sono Indeed, Subito.it e Trovolavoro. Tra i social media, Facebook e Instagram sono ampiamente i più diffusi, poi Instagram, Telegram, Tik Tok, X, Twitch e Snapchat. Sebbene la ricerca diventi sempre più “digitale”, il contatto di persona è fondamentale: tre candidati su quattro lo considerano molto importante sia nella fase di ricerca (il 74%) che in quella di candidatura (75%).
Benefit secondari. In ottica di total reward, a incidere sulla soddisfazione dei lavoratori, oltre allo stipendio, contano i benefit secondari, considerati “molto importanti” da circa tre quarti dei dipendenti. Nel dettaglio, sono rilevanti soprattutto i benefit previdenziali e di sicurezza finanziaria (per l’81%), quelli per la flessibilità lavorativa e lo stile di vita (80%), per la salute e il benessere (80%), per ferie e permessi (79%), per il comfort e comodità sul luogo di lavoro (78%), per la carriera e lo sviluppo professionale (77%), per apprezzamento, premio e cultura aziendale (75%), per il supporto alla famiglia e alla comunità (74%).
Il lavoro da remoto. La modalità più diffusa in Italia è il lavoro in presenza, presso la sede del datore di lavoro, praticata da quasi metà dei dipendenti (47%). Il 26% lavora con formule ibride e il 7% solo da remoto, mentre per il 18% non sarebbe possibile lavorare da remoto e per il 3% non è consentito dal datore di lavoro. Analizzando il trend dopo il picco del 2021 post-pandemia, quando la percentuale di chi lavorava da remoto era arrivata al 18% e con formula ibrida il 33%, si nota un calo costante dello Smart Working fino al 2025. Ma nel 2026 si registra una leggera inversione di tendenza, con un recupero del lavoro da remoto (+1 punto) e ibrido (+2 punti).