I ruoli junior per cui sono richieste competenze AI hanno stipendi fino al 25% più alti.

Negli ultimi quattro anni le offerte di lavoro che richiedono competenze di AI sono cresciute del 1254%, ma le aziende faticano ad assumere figure specializzate.

Cresce anche la domanda di competenze distintamente umane: nell’ultimo anno la richiesta di competenze di pensiero critico +303%, creatività +156%, al problem solving +133%.

I risultati della ricerca Randstad “Age of Augmentation”.

 

Milano, xx giugno 2026 – Le competenze nell’uso dell’intelligenza artificiale si stanno affermando come la nuova “valuta” professionale. I professionisti che investono in certificazioni AI in Italia ottengono promozioni fino a 2,5 volte più veloci della media, mentre i giovani con ruoli entry level che richiedono competenze legate all’intelligenza artificiale ottengono stipendi iniziali fino al 25% superiori rispetto ai coetanei privi di skills AI. 

Anche se il vero acceleratore di carriera è rappresentato dalla combinazione tra competenze AI e capacità tipicamente umane, che permette di accedere più rapidamente a ruoli senior e di maggiore responsabilità. Nell'ultimo anno negli annunci di lavoro in Italia è cresciuta soprattutto la domanda di competenze legate al pensiero critico (+303%), alla creatività (+156%), al problem solving (+133%) e all'intelligenza emotiva (+120%). Parallelamente è aumentata la richiesta di competenze specialistiche nella supervisione e nel controllo dei sistemi di intelligenza artificiale, con una crescita del 122% di skill di “AI auditing” e del 101% di quality assurance.

Sono i risultati di “Age of Augmentation”, la ricerca globale di Randstad basata sull’analisi di oltre 35,8 milioni di annunci di lavoro pubblicati tra il 2021 e il 2026 in 11 mercati internazionali, tra cui l’Italia, dove ha analizzato oltre 427.768 annunci di lavoro pubblicati dalle aziende. Dall’indagine, emerge che anche in Italia c’è una forte crescita della domanda di competenze legate all’AI negli annunci di lavoro in quasi tutti i settori. In particolare, nel marketing, dove hanno raggiunto il 3,2% dei requisiti negli annunci nel 2025, ma anche nelle risorse umane (1,7%) e nell’ingegneria (1,4%), a dimostrazione del fatto che le aziende italiane stanno accelerando l’integrazione dell’AI nelle attività quotidiane.

Mediamente, le offerte di lavoro in Italia che richiedono competenze legate all’intelligenza artificiale sono passate dallo 0,13% nel 2022 all’1,76% attuale, evidenziando una crescita del +1254%. Rappresentano ancora una parte marginale del mercato del lavoro, ma questo aumento segna l’inizio di una fase di adozione strutturata. Tuttavia, le aziende fanno fatica a trovare talenti. I ruoli altamente specializzati nell’integrazione dell’AI sono tra le posizioni più difficili da coprire e crescono i tempi medi di assunzione, che raggiungono 3 mesi per gli specialisti dell’automazione dei processi.

“Siamo in una nuova fase del mercato del lavoro, in cui la crescita e il valore professionale dipendono sempre più dall'AI fluency e da competenze umane distintive, piuttosto che dalla semplice anzianità di servizio - spiega Fabio Costantini, Chief Operations Officer di Randstad Professional -. I risultati della ricerca mostrano come l’abilità nell'uso dell'intelligenza artificiale si stia affermando come la nuova valuta della carriera. Nel nostro Paese, chi investe in certificazioni legate all'intelligenza artificiale accelera sensibilmente il proprio percorso di promozione rispetto alla media e anche i profili entry-level beneficiano di un netto vantaggio retributivo iniziale rispetto ai coetanei. In questo scenario, la formazione continua diventa un imperativo categorico per tutti i professionisti, a prescindere dall'età anagrafica: l'aggiornamento delle competenze non è più una prerogativa dei giovani che entrano nel mercato, ma uno strumento indispensabile per i lavoratori senior che vogliono governare il cambiamento, dimostrando che l'occupabilità si rigenera ogni giorno attraverso l'apprendimento permanente”.

i dati della ricerca.

Promozioni. Analizzando l'andamento delle promozioni in Italia di quattro profili lavorativi impattati dall'intelligenza artificiale, emerge che per gli addetti al servizio clienti la velocità media di avanzamento di carriera è di 7,7 anni, ma chi possiede competenze e certificazioni specialistiche impiega 3,3 anni (2,33 volte più veloce); per gli sviluppatori software si passa da 13,5 a 5,5 anni (2,45 volte); per i content writer da 7,8 a 3,8 anni (2,05 volte); e per gli analisti finanziari da 8,8 a 4 anni (2,2 volte).

I salari. L’accelerazione dell’adozione dell’AI sta cambiando anche le opportunità per i giovani che entrano nel mercato del lavoro. Analizzando 4 profili chiave, si scopre che i ruoli che richiedono competenze nell’AI garantiscono stipendi significativamente più elevati rispetto ai rispettivi ruoli tradizionali, con aumenti fino al 25%. In Italia, gli sviluppatori software esordienti con competenze nell’AI guadagnano il 24,3% in più, i content writer il 24%, gli addetti al servizio clienti il 25% e gli analisti finanziari il 24,3%. Tra i manager, invece, quelli con competenze nell’AI guadagnano rispettivamente il 24,7% in più tra gli sviluppatori software, del 24,55% tra i content writer, del 24,4% tra gli addetti al servizio clienti e del 25% gli analisti finanziari. 

Più in generale, l'investimento in competenze specialistiche legate all'intelligenza artificiale o tecnologie digitali offre un vantaggio retributivo. Per uno sviluppatore software, le certificazioni in Generative AI, Agentic AI e LLM portano incrementi salariali fino al 116% in più della media, i percorsi in Enterprise Architecture Governance fino al 107%. Nel customer service, le certificazioni in Generative AI e automazione dei processi portano incrementi fino al 258%, quelle in cloud e network security al 133%. Per i content writer, le specializzazioni in digital analytics e MarTech del 93%. Per gli analisti finanziari, le certificazioni in AI, machine learning e Python applicati alla finanza arrivano al 121,5%. 

L’evoluzione dei ruoli. Più che scomparire, con l'integrazione dell'AI le professioni stanno evolvendo verso posizioni strategiche e di supervisione. In Italia, le posizioni dedicate alla governance dei sistemi AI sono state tra quelle con la crescita più rapida: nell'ultimo anno la domanda di Artificial Intelligence Solutions Lead è aumentata del +1.500%, quella di AI Trainer del +883% e quella di Process Automation Specialist del +860%, a conferma della crescente necessità per le aziende di integrare, governare e ottimizzare l'utilizzo dell'AI nei processi aziendali.

Carenza di leadership specializzata. Il mercato del lavoro italiano soffre una crescente carenza di figure senior e manageriali capaci di guidare l’integrazione dell’intelligenza artificiale nelle aziende. Tra i ruoli più critici in Italia emergono soprattutto i responsabili delle soluzioni di intelligenza artificiale, che registrano un tasso di posizioni vacanti del 12,9%. Seguono gli sviluppatori AI (8,7%), seguiti dagli specialisti di machine learning (7,8%) e dai progettisti AI (7,1%).

Assunzioni lente. I tempi di assunzione nei ruoli tecnici e strategici sono sempre più lunghi. Tra il 2022 e il primo trimestre del 2026, il tempo medio necessario per assumere uno specialista di machine learning è passato da 22 a 49 giorni, mentre per gli sviluppatori AI si è saliti da 22 a 45 giorni. Ancora più critico il caso degli specialisti dell’automazione dei processi, che raggiungono addirittura 90 giorni medi di assunzione nel Q1 2026, il dato più alto dell’intero dataset internazionale. Anche i progettisti AI, figure chiave per progettare e integrare i sistemi di intelligenza artificiale nelle aziende, richiedono oggi circa 51 giorni per essere assunti, contro i 24 del 2022.