perché i dipendenti italiani vogliono cambiare lavoro?

15/04/2019 16:44:23

Il 47% dei lavoratori italiani lascerebbe il posto di lavoro a causa della retribuzione troppo bassa, non commisurata all’impegno speso. Questo è quello che emerge dall’ultimo rapporto Randstad Employer Brand Research (indagine condotta da Randstad su oltre 200.000 persone in 32 Paesi del mondo). La ricerca mira, tra le altre cose, a stabilire quali sono gli aspetti che fanno diventare un’azienda il posto migliore in cui lavorare, in un’ottica di soddisfazione dei lavoratori.

La ragione principale che spinge, quindi, una risorsa a cercare un’altra occupazione riguarda lo stipendio. Ecco le altre.

Le ragioni che spingono a trovare un altro lavoro

Con il 38% dei risultati, al secondo posto della classifica c’è una mancata strategia di work-life balance, ovvero di tutti quegli strumenti che l’azienda mette a disposizione dei dipendenti al fine di coniugare al meglio vita lavorativa e vita privata. Avere un equilibrio in questo senso è fondamentale per la soddisfazione di una risorsa, che lavorerà con meno preoccupazioni. Quindi meglio e in maniera più produttiva. Se manca tutto ciò, un lavoratore lo va a cercare altrove.

Continuando, il Randstad Employer Brand Research pone l’accento sui percorsi di carriera. Se l’azienda non dà al dipendente la possibilità di crescere, o la dà in maniera limitata, prima o poi questo deciderà di cambiare lavoro. E nella sua ricerca, punterà l’attenzione su quelle realtà in cui i percorsi di carriera sono attivati e ben strutturati. È il 36% degli intervistati ad avere questo parere.

Al terzo posto tra le motivazioni che spingono una risorsa a guardarsi altrove c’è la mancanza di riconoscimenti e premi. Risponde così il 34% del campione. Ricevere dal proprio datore di lavoro un feedback, poter comunicare in maniera chiara e diretta, anche le esigenze e i bisogni, capire se si sta sbagliando e, soprattutto, venire premiati nel caso si raggiungano gli obiettivi, è fonte di soddisfazione. Il dipendente così maturerà un buon livello di attaccamento all’azienda e non se ne andrà.

Il 30% degli intervistati pensa che un buon motivo per cercare un altro posto di lavoro risieda nel fatto che quello attuale non propone stimoli sfidanti adeguati. La mancanza di sfide e di occasioni in cui i dipendenti vengono spronati a fare del loro meglio può diventare alla lunga deleterio.

Infine, il 26% degli intervistati dice che sarebbe disposto a cercare un’altra occupazione se si trovasse in una realtà non finanziariamente stabile . La top 5 si conclude con un elemento importante, soprattutto se commisurato con il periodo storico che stiamo vivendo.

Perché i dipendenti italiani vogliono cambiare lavoro

Restare vs andare: confronto fra generazioni

È interessante anche capire quali sono le motivazioni principali che spingono i lavoratori a cambiare occupazione in base alla loro età. Le diverse generazioni in azienda hanno esigenze diverse e quindi sono sensibili a fattori diversi. Il Randstad Employer Brand Research pone l’accento anche su questo confronto. Ecco quello che è emerso.

Il 43% della generazione Z (lavoratori tra i 18 e i 24 anni) sarebbe disposto a cambiare lavoro nel caso in cui mancassero le opportunità di carriera. Per quanto riguarda la generazione successiva, ovvero i millennials (25/34 anni), la prima ragione è da ricercarsi nel rapporto complicato e conflittuale con il proprio capo (21% degli intervistati). I lavoratori dai 35 ai 54 anni, ovvero la generazione X, lascerebbe una società per la mancanza dei giusti riconoscimenti e premi (34%). Infine, i boomers (lavoratori tra i 55 e i 64 anni) se si accorgono di avere insufficienti sfide nel loro lavoro (34%), saranno spinti a inviare il loro cv altrove.