perché i dipendenti italiani vogliono cambiare lavoro?

06/05/2021 11:30:00

Stipendio più basso che altrove, benefit aggiuntivi meno interessanti, ma anche un cattivo rapporto con il manager, la mancanza di un buon equilibrio tra vita lavorativa e professionale e il disallineamento tra i valori personali e quelli dell’azienda per cui si lavora. Sono diverse le ragioni che spingono un dipendente a cambiare il proprio lavoro. È questo quello che emerge dall’ultimo rapporto Randstad Employer Brand Research, l’indagine condotta da Randstad su un campione di oltre 190 mila persone provenienti da 34 Paesi del mondo. Un focus specifico è stato riservato alla situazione del nostro Paese: in Italia, il panel degli intervistati è composto da 6581 persone tra giovani studenti, occupati e non occupati. di età compresa tra i 18 e i 64 anni. 

Da considerare, quest’anno, anche un altro elemento determinante e assente nei report precedenti: l’incidenza del Covid 19, sia per chi ha vissuto in prima persona la malattia, sia per chi, a causa della pandemia, ha perso il lavoro o ha paura di perderlo nel futuro. Questa situazione di profonda incertezza e di imprevedibilità influisce in maniera comprensibile e notevole sulla propensione dei dipendenti a cambiare posto di lavoro (leggi anche: per quali ragioni i dipendenti restano in azienda) .

La ricerca mira, tra le altre cose, a stabilire quali siano gli aspetti che rendono l'azienda il luogo ottimale in cui lavorare, in un’ottica di soddisfazione dei lavoratori. 

A spingere le risorse alla ricerca di una nuova occupazione non sono quindi solo ragioni economiche, ma anche fattori emotivi, come la voglia di trovare nuove opportunità e di crescere professionalmente. 

Dal rispetto del work-life balance allo sviluppo di un clima aziendale sereno: ecco tutti gli aspetti sul quale un’azienda italiana deve puntare per non vedersi sfuggire i talenti.

Perché i dipendenti italiani vogliono cambiare lavoro

chi resta, chi cambia e chi vuole cambiare.

Prima ancora di tracciare le principali ragioni che spingono un lavoratore a cambiare azienda, è importante osservare i diversi profili di lavoratori analizzati dalla ricerca. Nell’Employer Brand Research, i dipendenti sono infatti stati divisi in tre categorie principali per fornire una fotografia della situazione. La prima è quella dei cosiddetti stayers, ovvero i lavoratori regolarmente assunti e soddisfatti della loro occupazione. La seconda è invece composta dagli switchers. Sotto questo gruppo rientrano tutti i dipendenti che hanno cambiato datore di lavoro nell’arco degli ultimi sei mesi. A questi vanno infine affiancati gli intenders, ovvero i dipendenti che pur non avendo ancora trovato una nuova occupazione, hanno comunque intenzione di cambiare il proprio datore di lavoro nell’arco dei prossimi sei mesi.

chi cambia lavoro: la fotografia in Italia.

L’8% dei lavoratori ha cambiato impiego negli ultimi 6 mesi, in misura maggiore  i dipendenti di 25 34 anni (12%) e con istruzione media (10%). Per tutti questi si confermano gli stessi fattori per la scelta del datore di lavoro, ma chi ha appena cambiato lavoro dà meno importanza alla sicurezza del posto (50%) rispetto a chi è rimasto con l’azienda attuale (60%). 

La pandemia però sembra mettere in discussione alcuni equilibri e priorità nel lavoro. 

Se quasi un italiano su dieci ha cambiato datore di lavoro nel recente passato, ben uno su cinque (il 21%) prevede di farlo entro i prossimi 6 mesi, principalmente 25-34enni con livello medio di istruzione. E tra i lavoratori colpiti dal Covid19 la previsione di cambiare datore di lavoro sale al 30%.

le ragioni che spingono a cercare un nuovo lavoro.

Analizzando gli attributi più importanti per gli switchers rispetto agli stayers, emergono alcune tendenze convergenti e alcune discrepanze. 

Un buon equilibrio tra vita lavorativa e vita privata è un elemento fondamentale per il 59% degli switchers e per il 66% degli stayers. 

L’atmosfera di lavoro piacevole è determinate per il 60% degli switchers e per il 65% degli stayers. 

Assume naturalmente un ruolo di rilievo anche la retribuzione, unita a benefit interessanti (56% switchers, 60% stayers), così come la sicurezza sul posto di lavoro (50% switchers, 60% stayers) e la visibilità del percorso di carriera (52% switchers, 54% stayers).

i canali utilizzati.

I contatti personali (32%) rappresentano il canale più utilizzato da coloro che scelgono di cambiare lavoro, seguito dalle agenzie di ricerca del personale (23%). 

Inoltre, i 25-34enni (26%) usano LinkedIn più dei 35-54enni (15%) per trovare un nuovo impiego. 

Infine, i dipendenti con un livello di istruzione inferiore hanno maggiori probabilità di utilizzare Subito.it (22%) rispetto ai dipendenti con un livello di istruzione medio (11%) (leggi anche: Come i lavoratori trovano nuove opportunità di lavoro.)

propensione al cambiamento in base alle mansioni.

Il 17% degli impiegati intende cambiare datore di lavoro nel primo semestre del 2021. Si tratta di un risultato inferiore rispetto al lavoratore medio italiano (21%). Gli impiegati sono più propensi a utilizzare i contatti personali e le agenzie del personale per

trovare lavoro, come l’impiegato medio in Italia. Il 10% degli operai ha invece cambiato datore di lavoro nell'ultima metà del 2020. Questo valore è più elevato rispetto a quello degli impiegati (7%).

paura di perdere il lavoro nel 2021 e intenzione di cambiare.

Quest’anno sono subentrate diverse nuove variabili legate alla diffusione della pandemia: tra queste, la paura di perdere il lavoro. 

Il 27% dei dipendenti che ha questo timore prevede, infatti, di cambiare lavoro nei prossimi 6 mesi. Tra gli intenders che hanno paura di perdere il lavoro l’attributo più importante è il buon equilibrio tra vita lavorativa e vita privata (74%), seguito da:

  • un’atmosfera di lavoro piacevole (69%)
  • la visibilità del percorso di carriera (67%)
  • la retribuzione e i benefit (62%) 
  • una buona formazione (50%).

Non varia di molto la classifica per gli intenders che non hanno invece paura di perdere lavoro: buon equilibrio tra vita lavorativa e vita privata, un’atmosfera di lavoro piacevole, retribuzione e i benefit sono al primo posto per il 66% degli intervistati di questa categoria. Seguono una buona formazione (57%) e la visibilità del percorso di carriera (53%).

intenzione di cambiare tra chi è stato colpito dal Covid.

Ancor più delicata la situazione per chi ha vissuto la malattia durante quest’anno. 

All’interno di questo gruppo, l'intenzione di cambiare datore di lavoro è considerevolmente più alta (30%) rispetto a coloro che desiderano cambiare datore di lavoro senza la presenza di altri criteri (21%). 

Il modo in cui i datori di lavoro italiani hanno sostenuto i propri dipendenti e gestito la pandemia ha avuto un impatto molto positivo sulla fedeltà dei lavoratori. Complessivamente, il 50% dei dipendenti si sente più fedele al proprio datore di lavoro, mentre l’11% meno. L'impatto sulla fedeltà è indipendente dal sesso, dall'età o dal livello di istruzione.

scopri i risultati del randstad employer brand 2021.

scarica il report.