contratti di solidarietà 2016: tutte le novità del jobs act

08/07/2016 08:51:23

Contratti di apprendistato 2016 Lo scorso 10 giugno il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare alcune importanti modifiche al Jobs Act (ed in particolare al D.lgs. 148/2015), sui contratti di solidarietà espansivi e difensivi. La bozza di decreto si troverebbe adesso all’esame delle Commissioni parlamentari. Analizziamo in dettaglio di cosa si tratta.

 Contratti di solidarietà espansivi e difensivi: cosa sono 

Per contratto di solidarietà si intende un accordo per la diminuzione dell’orario di lavoro finalizzato, a seconda dei casi, ad evitare la riduzione del personale (cd contratto di solidarietà difensivo) o a favorire nuove assunzioni mediante la “contestuale assunzione a tempo indeterminato di nuovo personale” (cd contratto di solidarietà espansivo).

I contratti di solidarietà espansivi, una volta rispettati i requisiti richiesti dalla legge, consentono al datore di lavoro di ricevere dall’Inps un contributo per ogni lavoratore assunto e per ogni mensilità (il contributo è riconosciuto nella misura del 15% della retribuzione lorda per i primi 12 mesi, mentre per i due anni successivi è ridotto al 10 e al 5%). 

Le principali novità introdotte

Le principali modifiche previste dallo schema di decreto legislativo riguardano, in particolare, la possibilità di trasformare i contratti di solidarietà difensivi in contratti di solidarietà espansivi in modo da favorire un incremento dell’occupazione. 

Qualora le misure proposte dal Governo venissero confermate, tale possibilità potrebbe tuttavia riguardare i soli contratti di solidarietà difensivi in corso da almeno 12 mesi o quelli stipulati prima del 1 Gennaio 2016 (indipendentemente dal fatto che siano in corso da 12 mesi o meno). 

Inoltre è previsto che: 

  • la riduzione di orario di lavoro determinata dalla trasformazione non debba superare quella precedentemente concordata 
  • ai lavoratori sia garantito un trattamento di integrazione salariale pari al 50% dell’integrazione prevista prima della trasformazione; il datore di lavoro sarà tenuto ad integrare la quota corrisposta dall’INPS fino al raggiungimento del  livello di integrazione salariale originario; 
  • l’integrazione a carico del datore di lavoro non sia imponibile ai fini previdenziali (i lavoratori godranno inoltre dell’accredito contributivo figurativo);
  • le quote di TFR relative alla retribuzione persa durante il periodo di solidarietà rimangano a carico della gestione previdenziale;
  • la contribuzione addizionale a carico del datore di lavoro sia ridotta del 50%.

Inoltre, proprio come previsto in generale per i contratti di solidarietà espansivi, il contributo a carico dell’INPS sarà pari al 15% della retribuzione lorda prevista dal contratto collettivo per i primi 12 mesi, e per il secondo e il terzo anno scenderà rispettivamente al 10% e poi al 5%.

Infine, ancora una volta come per i contratti di solidarietà espansivi, i  lavoratori vicini all’età di pensionamento (ovvero, di età inferiore a quella prevista per la pensione di vecchiaia di non più di 24 mesi e che abbiano maturato i requisiti minimi di contribuzione per la pensione di vecchiaia), possono, qualora diano la disponibilità a svolgere un orario di lavoro non superiore alla metà dell’orario previsto in precedenza, presentare domanda di pensione ed accedere al relativo trattamento.