ape aziendale: quando il datore di lavoro contribuisce al prepensionamento del dipendente

23/10/2017 18:10:18

Dopo l’APE volontario arriva a sostegno dei lavoratori prossimi alla pensione anche la variante dell’APE aziendale, attraverso il quale i datori di lavoro possono supportare parte del costo dell’intervento che riguarda i propri lavoratori dipendenti. Facciamo subito un passo indietro e spieghiamo nel dettaglio di cosa stiamo parlando.

APE è l’acronimo che sta per “Anticipo Pensionistico”, un progetto sperimentale del Governo contenuto già nella Legge di Bilancio 2017 e rivolto ai lavoratori dipendenti, anche delle pubbliche amministrazioni, ai lavoratori autonomi assicurati presso le gestioni speciali - come gli artigiani, i commercianti e i coltivatori diretti e quelli iscritti alla gestione separata dell’INPS.

Gli aventi diritto potranno in concreto, compiuti i 63 anni d’età, decidere di ritirarsi in anticipo dal lavoro, comunicandolo entro il periodo stabilito che va dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018. Saranno le banche e le assicurazioni che colmeranno “il buco economico” dovuto alla manovra, erogando un prestito al beneficiario direttamente tramite l’INPS. Una volta percepita la pensione sarà l’interessato stesso che restituirà la somma - con gli interessi - attraverso il pagamento di rate di ammortamento costanti per venti anni (nel caso di richiesta di APE sociale sarà invece lo Stato a partecipare alla spesa, erogando un sussidio specificamente dedicato ai lavoratori sotto tutela).

Come funziona l’APE aziendale?

Come quello volontario, anche l’APE aziendale è uno strumento creato per favorire l’uscita anticipata o parziale dal mondo del lavoro di lavoratori che, compiuti i 63 anni di età, sono prossimi al pensionamento ma non ne hanno ancora pieno diritto. Anche in questo caso si potrà infatti godere di un assegno, per un periodo massimo di 43 mesi fino alla piena maturazione del diritto alla pensione, da restituire a rate durante i primi venti anni di pensionamento con una trattenuta sull’assegno previdenziale.

In base all’art.1, comma 172 della legge n. 232/2016 i datori di lavoro, escluse le pubbliche amministrazioni, potranno scegliere di sostenere tali costi versando dei contributi aggiuntivi, aumentando in questo modo l’importo dell’assegno pensionistico stesso ed abbattendo i costi della rata di restituzione del prestito da parte del lavoratore. Le aziende che vogliono favorire il ricambio generazionale del proprio organico saranno sicuramente interessate a questo strumento che mira in parte anche a facilitare l’entrata nel mercato del lavoro dei giovani non occupati.

Per procedere alla richiesta di APE aziendale è necessario un accordo tra le parti per stabilire quale sarà la cifra da versare, pari almeno all’equivalente della contribuzione volontaria – circa il 33% della retribuzione imponibile delle ultime 52 settimane effettivamente lavorate – per coprire il periodo di pensionamento anticipato. La cifra concordata da lavoratore e datore di lavoro dovrà essere corrisposta direttamente all’INPS entro la fine del mese successivo al primo anticipo.

Dopo il debole successo di altre manovre che miravano ad agevolare l’uscita pensionistica anticipata o parziale - come l’isopensione introdotta dalla Riforma Fornero del 2012, ritenuta troppo onerosa per piccole e medie imprese e con il limite minimo dei 15 dipendenti richiesti -  aspettiamo i risvolti di questo strumento che il Sole 24 Ore ritiene maggiormente conveniente rispetto al passato, nonostante i tassi di interesse utilizzati per il calcolo non siano ancora stati resi noti dal Governo.

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