la ricerca della felicità (in azienda)

14/10/2015 15:16:54

La soddisfazione dei dipendenti è una delle chiavi del successo di molte organizzazioni aziendali moderne. Tanto che in America è nata una nuova figura aziendale: il Chief Happiness Officer

Che cosa è la felicità? Una domanda, questa, a cui molti pensatori e filosofi hanno provato a rispondere nel corso dei secoli. E che sembra abbia finalmente trovato una risposta, perlomeno nel mondo del lavoro. Si chiama CHO, Chief Happiness Officer, e arriva direttamente dagli Stati Uniti: si tratta di una nuova figura aziendale, un manager delle risorse umane che si occupa della felicità dei dipendenti. I suoi compiti? Misurare il livello di gratificazione e soddisfazione dei lavoratori e individuare politiche in grado di migliorarlo. L'obiettivo finale? Creare le condizioni ideali per la felicità di tutti i dipendenti aziendali.

L'engagement dei dipendenti dipende anche dal loro livello di felicità

Sembra una banalità, ma negli Stati Uniti molte organizzazioni hanno seriamente preso in considerazione questa figura innovativa: una delle prime, non a caso, è stata Google, il colosso del web. Questa figura a Mountain View, sede dell'azienda, non si chiama CHO, ma Jolly Good Fellow: Chade Meng, questo il nome del manager che ricopre questo ruolo, è entrato nella società americana agli albori e, dopo un periodo trascorso come ingegnere, si è dedicato allo sviluppo dei talenti dell'azienda. Ma Meng non è l'unico pioniere della felicità aziendale: dopo di lui è stata la volta di Tony Hsieh, Ceo di Zappos, l'e-commerce di abbigliamento e calzature acquisito da Amazon, che ha pubblicato nel 2010 un libro, Delivering Happiness, sulle strategie per promuovere la felicità all'interno delle aziende.

Le cause dell'infelicità

La domanda a questo punto è: come si fa a creare la felicità? Prima di tutto è necessario misurare, tramite delle survey e delle indagini aziendali, il livello di soddisfazione e motivazione dei lavoratori. Spesso le cause dell'infelicità in azienda sono facili da rintracciare: i dipendenti non si sentono  responsabilizzati, compiono mansioni poco congeniali alle loro competenze e ai loro interessi e non hanno un rapporto idilliaco con i propri superiori e colleghi. Lavorare su questi aspetti può consentire di raggiungere risultati positivi sotto molti punti di vista: migliori performance del lavoratore, aumento della produttività, maggiore coinvolgimento nelle attività quotidiane e maggiore coesione tra i dipendenti. Aspetti da non sottovalutare, se si pensa che ben il 20% dei lavoratori europei e del nord America non è coinvolto attivamente nell'organizzazione aziendale. Ecco perché, forse, assumere uno Chief Happiness Officer potrebbe essere una buona idea.

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