la comunicazione non verbale della leadership: lo stile dominante, sottomesso e assertivo.

02/08/2018 10:28:19

Il linguaggio non verbale è importante. Oltre che in un un colloquio di selezione, diventa fondamentale nei casi in cui la leadership deve guidare una squadra di lavoro. Esistono tre stili differenti di relazione, ognuno dei quali caratterizza il modo di comunicare di un leader: lo stile dominante, sottomesso e assertivo. Capire che stile comunicativo non verbale si possiede è necessario per rapportarsi in maniera efficace con il team e raggiungere prima e meglio gli obiettivi di business.  

Lo stile comunicativo dominante

Nel linguaggio del corpo, uno stile di comunicazione dominante identifica un leader che si esprime secondo la verticalità dei gesti. Durante una conversazione, tende ad avere il palmo della mano rivolto verso il basso o nascosto e assume un tono di voce elevato, come a confermare con il volume la veridicità delle sue affermazioni. Un leader dominante usa un linguaggio non verbale sicuro, indica spesso oggetti e persone e i movimenti del suo corpo sono fluidi. Nella parte verbale, invece, un capo dominante non si fa scrupoli ad accusare o criticare l’altro, pensando che il suo punto di vista sia comunque il migliore. Difficilmente ascolta e non è tanto incline a lasciare la parola al gruppo.  

Lo stile comunicativo sottomesso

 Al contrario dello stile comunicativo dominante, quello sottomesso si esprime con l’orizzontalità dei gesti. Il linguaggio non verbale del leader sottomesso è rigido e poi armonioso, è scattoso e frammentato. Nell’espressione delle sue idee, spesso utilizza voci superflue come “mmmh, eh, oh”, le quali comunicano insicurezza e timidezza. Il tono di voce è basso e i suoi palmi in genere sono rivolti verso l’alto e scoperti. Nel linguaggio parlato, invece, il leader sottomesso tende a non prendersi la responsabilità di quello che dice utilizzando verbi in terza persona. 

Lo stile comunicativo assertivo

Il leader assertivo gestirà la comunicazione non verbale attraverso una postura eretta ed equilibrata, guarderà negli occhi l’interlocutore e al momento giusto - se fosse necessario - è capace anche di distogliere lo sguardo: in questo modo, sarà possibile evitare le situazioni di disagio. Nel comportamento assertivo i movimenti del corpo sono controllati, non nervosi con particolare rispetto dello spazio vitale dell’altro. Verbalmente, il leader assertivo userà sempre la prima persona singolare per esprimere un pensiero e non avrà la tendenza a non imporre le proprie idee, ma a farle capire senza prevaricare il punto di vista dell’altro. 

È chiaro che gli eccessi fanno sempre male: un buon leader, infatti, deve calibrare al meglio i tre stili relazionali. Essere sempre aggressivi non va bene, come non lo è essere troppo sottomessi. Lo stile assertivo, invece, riesce a porsi al centro tra il primo e il secondo, dandoci la misura del comportamento da assumere al fine di instaurare un rapporto efficace con i dipendenti.