combattere gli stereotipi per un mondo del lavoro equo.

09/05/2019 10:10:52

Sono stata in viaggio in Russia e nei giorni lì ho parlato poco: molti non parlano inglese e io non parlo russo. Appena ho avuto occasione però ho fatto chiacchierate bellissime: Lenara, che fa la tattoo artist, mi ha raccontato che farà il giro dell’Europa, ospite di studi vari. Ha 26 anni. Quando le ho detto: «Ma sei così giovane», mi ha guardato malissimo.
Col sottofondo di un rumore di specchi le ho spiegato che sì in Italia succede questa cosa qui: a 40 anni ci dicono che siamo giovani. Ma in Russia la speranza di vita è in media intorno ai 72 anni. In Italia, ho cercato su Google, è 82 e mezzo.

Quello che penso sull’essere giovani o non esserlo più è legato a uno stereotipo.
Ragioniamo tutti per stereotipi perché riducendo le variabili è più facile accumulare informazioni.
Gli stereotipi che fanno parte della mia conoscenza sono legati alle esperienze che ho avuto nella vita, alle cose che ho letto, ascoltato, studiato e mandato a memoria. Per esempio: in Italia il più giovane Presidente del Consiglio è stato Matteo Renzi, che ha assunto la carica poco dopo aver compiuto 39 anni.
Il più giovane.

Dopo giorni a San Pietroburgo ho preso il treno alta velocità per Mosca, è lì che ho incontrato Елена: 32 anni, ingegnere elettronico. Mi ha raccontato un po’ della sua vita: ha la passione per la cucina, le dispiace non parlare spesso in inglese (ma lo parla benissimo) e avere pochi giorni liberi per viaggiare.
Come tutti noi.

Ora non vorrei fare come quelli che raccontano di una donna dicendo che è bella e giovane come se fossero delle caratteristiche utili per descrivere una donna che lavora. Ma torno a parlare di me, cresciuta a stereotipi e luoghi comuni diffusi e che ci vivo anche abbastanza dentro pure oggi. Per tornare, poi, alla mia nuova amica Елена che è una ingegnere bellissima. Perché me ne sono stupita? Perché ragiono, come molti, per stereotipi e luoghi comuni, appunto: i miei colleghi sono nerd, Milano è piena di hipster, a ingegneria le donne sono poche. E magari brutte.
Ma gli stereotipi creano profezie che si autoadempiono: se penso che ingegneria non sia per le ragazze si iscriveranno meno ragazze che ragazzi a ingegneria.

È per questo che sono utili anche iniziative come STEM in the City, incontri, spettacoli e corsi di formazione che promuovono le materie tecnico-scientifiche e diffondono la cultura digitale.

È necessario perché è evidente che serva ancora raccontare il lavoro che faranno le donne di domani.

Domitilla Ferrari

Docente di Comunicazione Digitale e Social Media, autrice e esperta di connectivity e cross collaboration.
Laurea in Psicologia e Executive MBA alla Bocconi, Domitilla Ferrari lavora in Webranking, agenzia di digital marketing tra i 50 Great Place to Work in Italia. Ha scritto Due gradi e mezzo di separazione. Come il networking facilita la circolazione delle idee (e fa girare l’economia) e Se scrivi, fatti leggere. L’importanza della riconoscibilità in Rete, entrambi per Sperling & Kupfer.
Da sei anni insegna Comunicazione Digitale all’Università di Padova, da tre nel corso di Comunicazione Pubblicitaria dello IED a Milano, e fa parte del tavolo di lavoro sul Direct Advertising aperto da IAB quest'anno.
Crede che il mondo sia piccolo e le connessioni un dono: ha un blog dal 2003 e nel 2016 è stata TEDx speaker a Verona dove ha raccontato il suo approccio alla Rete e alle reti.