come rispondere a una lettera di richiamo

17/07/2018 16:03:14

Quando si riceve una lettera di richiamo che cosa dobbiamo fare? Non vorremmo mai trovarci in questa situazione, però purtroppo può capitare e in questi casi dobbiamo essere preparati. Qual è il modo migliore per rispondere a un richiamo? Quali sono le tempistiche? Cosa dice la legge in merito? Ecco qui tutte le risposte. 

Iniziamo col dire che, il datore di lavoro può decidere di inviare una lettera di contestazione a un dipendente in caso di violazioni del disciplinare aziendale non gravi. Si tratta, infatti, di un ammonimento – di un richiamo appunto – attraverso il quale la società vuole avvertire e riportare sulla retta via una risorsa che ha mostrato un atteggiamento inadeguato al lavoro. Il concetto che sottende la lettera di richiamo è la riconciliazione, ovvero la volontà da parte del datore di salvaguardare il rapporto con il lavoratore. 

Lettera di richiamo: i termini dell’invio

Una contestazione disciplinare può essere recapitata direttamente a mano dal datore o da un responsabile HR, oppure può essere recapitata al domicilio del dipendente tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. La comunicazione dovrà contenere il motivo dell’invio, esposto nella maniera più dettagliata possibile. Questo è un dettaglio molto importante, perché è indispensabile il lavoratore abbia tutti gli strumenti per comprendere al meglio quanto scritto, al fine di dare la risposta più adeguata. Oltre all’indicazione esatta del comportamento incriminato, il datore ha l’obbligo di dire esplicitamente di correggere il comportamento e di elencare le misure – anche eventualmente giuridiche – a cui la risorsa va incontro.

Lettera di richiamo: i termini della risposta 

Ci troviamo con una lettera di richiamo tra le mani: cosa fare? Innanzitutto, non ci dobbiamo disperare, l’ammonimento disciplinare non è sinonimo di licenziamento. Può capitare anche che il datore di lavoro commetta un errore. In ogni caso, è un diritto del lavoratore replicare. Dalla ricezione del richiamo, il dipendente ha 5 giorni di tempo per rispondere, sia a voce che con una lettera di difesa. È possibile richiedere anche l’aiuto del sindacato. Ci sono due modalità di risposta:

  • scusarsi e ammettere le proprie colpe nel caso in cui il comportamento assunto abbia davvero violato il regolamento aziendale, spiegando le circostanze ed eventualmente anche le motivazioni;
  • spiegare il proprio punto di vista nel caso in cui non si ritengano vere le accuse esposte. Qui, il lavoratore deve essere molto preciso nel raccontare la situazione e dimostrare le sue ragione. È bene non assumere mai un tono di superiorità o avere un linguaggio civile.

In generale, nel rispondere il dipendente deve essere sempre educato e pronto al confronto senza apparire rissoso con il datore di lavoro: non scordiamo, infatti, che un giorno potremmo avere bisogno della sua lettera di referenze

Lettera di richiamo: cosa succede dopo

Una volta ricevuta la lettera di difesa, il datore può decidere di accogliere le motivazioni del lavoratore - e di scusarsi se capisce di aver commesso un errore - oppure, qualora lo ritenga opportuno, può procedere con un provvedimento disciplinare. In quest’ultimo caso, dovrà inviare regolare comunicazione entro 10 giorni dalla risposta del dipendente. Se dopo 10 giorni, il lavoratore non riceve nulla, può considerare la situazione risolta senza nessuna conseguenza.