ecco le domande da porre ad un candidato per testare le sue soft skills.

14/04/2017 10:45:57

Durante un colloquio è abbastanza semplice valutare le technical skills, ossia le capacità tecniche; si possono proporre delle prove pratiche e fare domande specifiche sugli strumenti e le metodologie utilizzate dal candidato durante lo svolgimento di un lavoro. Le cose si complicano, invece, quando si devono esaminare le soft skills, cioè le cosiddette competenze trasversali, quei fattori che fanno capire se una persona è in grado di inserirsi bene in un team di lavoro o di ricoprire un ruolo di responsabilità.

Come testare le soft skills?

Vediamo alcune domande strategiche per testare le soft skills fondamentali: la capacità di lavorare in gruppo, la sicurezza in se stessi e la capacità di apprendere.

Per testare l’attitudine a lavorare in un gruppo si può chiedere di raccontare un’esperienza di lavoro o un progetto di studio in team avuta in passato. Ciò farà emergere alcuni aspetti importanti della persona che sta partecipando al colloquio. Ad esempio, nel caso in cui il candidato raccontasse di aver lavorato in un team in cui era l’unico competente, o che il lavoro è stato portato a termine con successo solo grazie a lui, questo dimostrerebbe una scarsa propensione a riconoscere il contributo delle altre persone della squadra. 
È da preferire, invece, un candidato che descrive il ruolo svolto da sé stesso e anche dagli altri, non prendendosi tutto il merito, ma raccontando invece quali sono stati i fattori che hanno portato il team a raggiungere un buon risultato. 

Per valutare altre soft skills come la sicurezza in se stessi e la continua capacità di apprendere, invece, si può chiedere al candidato se si ricorda di un’occasione in cui si è trovato in difficoltà e ha dovuto chiedere aiuto a qualcuno. 
Se risponde dicendo di non aver mai avuto bisogno di appoggio dall’esterno, deve scattare un campanello di allarme. Se questa persona venisse assunta, infatti, nel caso commettesse un errore molto probabilmente non lo ammetterebbe e non chiederebbe il contributo di qualcuno più esperto, rischiando di compromettere il lavoro e l’equilibrio del team.

Per questo motivo è preferibile valorizzare un candidato che racconti un episodio in cui si è scontrato con un problema che non riusciva a risolvere e che, dopo aver chiesto assistenza a qualcuno, ha fatto tesoro di quanto imparato, tenendolo bene a mente per il futuro. Questo dimostra sia la capacità di ammettere i propri punti deboli, sia l’abilità di apprendere e di rimediare alle proprie lacune. 

Meglio diffidare dall’eccessiva sicurezza in sé stessi, quindi, e propendere per una persona che dimostra capacità di autocritica e disposizione a migliorarsi.