flexible benefits: cosa sono e come funzionano.

08/02/2018 12:55:40

In tutto il mondo si sta diffondendo l’uso dei cosiddetti flexible benefits, ossia un insieme di beni o servizi non monetari che le aziende forniscono ai dipendenti in aggiunta allo stipendio. Questa innovazione si inserisce nelle politiche di welfare aziendale, per garantire un miglioramento della vita privata e lavorativa dei dipendenti e ottenere così un ritorno in termini di motivazione, produttività e senso di appartenenza all’azienda. In Italia, in realtà, l’uso dei flexible benefits è poco diffuso, principalmente perché le maggior parte delle aziende non sanno nemmeno di cosa si tratta: il Rapporto Welfare Index PMI 2017 ha infatti rivelato che solo il 5,8% delle PMI li conosce e li utilizza. Vediamo allora di chiarire nello specifico cosa sono e come funzionano i flexible benefits.

Cosa sono i flexible benefits

Come già anticipato, i flexible benefits consistono in una serie di servizi o di beni che l’azienda mette a disposizione dei propri dipendenti per aumentare così il loro potere d’acquisto e, di conseguenza, il loro benessere personale e familiare. Si tratta, dunque, in senso letterale, di veri e propri “benefici” dei quali i dipendenti possono godere. 
Non rappresentando una retribuzione vera e propria, questi benefits sono privi di carichi impositivi e contributivi e dunque aiutano a ridurre il cosiddetto cuneo fiscale, ossia quell’insieme di imposte e contributi che riguardano sia l’azienda che il dipendente stesso. In questo modo, quindi, si riduce l’impegno economico da parte del datore di lavoro e si aumenta il potere d’acquisto e la soddisfazione dei dipendenti.

Norme relative ai flexible benefits

La nozione di welfare aziendale ruota attorno alle previsioni dell'art. 51 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) ed alla definizione data dall’Agenzia delle Entrate con Circolare n. 28/E del 15 giugno 2016.

Le regole da seguire sono essenzialmente due:

  • L’azienda deve rendere fruibili a tutti i dipendenti i flexible benefits stabiliti, senza distinzioni e in maniera quindi omogena.

  • Qualora scelga di erogare questi beni o servizi, il datore di lavoro deve farlo indipendentemente dalla retribuzione corrisposta ai dipendenti.


 Come funzionano i flexible benefits

I flexible benefits funzionano così: il datore di lavoro mette a disposizione dei propri dipendenti un insieme di beni o servizi, definito “carrello della spesa”.
Il favore verso forme di welfare aziendale si spiega per la capacità del datore di lavoro, surrogandosi all’apparato statale, di intercettare quali siano i differenti e reali bisogni dei lavoratori della propria azienda, potendo così fornire forme di welfare che siano effettivamente mirate e focalizzate sulle esigenze dei lavoratori.

I dipendenti dispongono, dunque, di un budget spendibile in questi beni o servizi e possono scegliere liberamente di quali usufruire. I dipendenti possono quindi personalizzare i propri flexible benefits in base alle loro esigenze e usufruirne mediante erogazione o rimborso da parte dell’azienda, secondo un piano prestabilito. 

Di solito tra i flexible benefits più diffusi ci sono:

  • Mezzi di trasporto collettivo, ad esempio bus o navette per raggiungere il posto di lavoro.

  • Voucher e buoni acquisto, come buoni pasto o buoni carburante.

  • Corsi di lingua e altri corsi di formazione.

  • Benefits di utilità sociale.

  • Polizze sanitarie.

  • Casse di previdenza complementare.

  • Interessi agevolati su mutui e prestiti.

  • Asili nido, campi scuola e borse di studio e rimborso spese scolastiche.

  • Abbonamenti a cinema e teatri.
 

Come introdurre un piano di Flexible Benefits

Sarà possibile erogare flexible benefits, senza che gli stessi concorrano a formare reddito da lavoro dipendente, a fronte:

  • di un atto unilaterale del datore di lavoro;

  • CCNL;
  • Accordo interconfederale;

  • Contrattazione territoriale;

  • Contrattazione aziendale, sulla base di un accordo con le rappresentanze sindacali;


L’accordo sindacale potrebbe avere due contenuti differenti:

  1. Occuparsi solo di welfare aziendale (ad esempio quando i flexible benefits non sono disciplinati dal Contratto Collettivo Nazionale di riferimento).

  2. Riconoscere ai dipendenti la facoltà di scegliere se ricevere beni e servizi al posto dei premi economici per gli incrementi di produttività:


il Premio di risultato detassabile può essere, pertanto, convertito, in tutto o in parte, in servizi welfare defiscalizzati (opportunità questa estesa anche al settore pubblico, in aggiunta a quello privato). 

I vantaggi dei flexible benefits

Considerando la tipologia dei servizi offerti in questo tipo di welfare aziendale, attraverso i flexible benefits si possono ottenere numerosi vantaggi, sia per l’azienda, sia per i dipendenti. Riassumendo, ecco quali sono: i dipendenti traggono beneficio dal fatto di poter disporre, a livello economico, di un maggior potere d’acquisto, anche perché i beni e i servizi erogati godono di agevolazioni di natura fiscale, essendo tendenzialmente completamente esenti, eccezion fatta per i fringe benefits (per i quali sussiste una soglia di esenzione fino ad euro 258,23), per la previdenza complementare (limite di esenzione pari ad Euro 5.164), e per le casse sanitarie (limite di esenzione pari ad Euro 3.615).

A livello personale, invece, i dipendenti guadagnano tempo a disposizione e benefici anche per la propria famiglia. 

Le aziende, dal canto loro, ottengono un notevole risparmio sui costi, una maggiore motivazione e produttività e anche una maggiore collaborazione nei rapporti e nelle trattative con i sindacati. Entrambe le parti, infine, ottengono sicuramente un generale miglioramento del clima aziendale e dei rapporti di lavoro, in quanto se i dipendenti sono soddisfatti e appagati anche grazie a questi servizi, riusciranno a lavorare meglio, a rendere di più e a intrattenere una collaborazione più serena e proficua con i propri datori di lavoro.

Novità CU 2018 redditi 2017

Le innovazioni della CU2018 sono circoscritte e, tra queste, segnaliamo l’onere per il datore di lavoro di certificare i rimborsi effettuati in applicazione dell’art. 51 del Tuir, nell’apposita sezione  “Rimborso di beni e servizi non soggetti a tassazione”.

Tale onere di inserimento non riguarda tutte le tipologie di beni e servizi, ma solo ed esclusivamente quelli per i quali è previsto un rimborso diretto in busta paga (a titolo esemplificativo  spese per istruzioni universitarie, spese per istruzione diversa da quella universitaria, spese per asilo nido,  spese per addetti all’assistenza di persone non autosufficienti).

In tal caso sarà indispensabile riportare non solo la tipologia di rimborso e l’ammontare dello stesso, ma anche il codice fiscale del soggetto, diverso dal dipendente, al quale si riferisce la spesa rimborsata.

Viceversa, qualora sia riconosciuto al lavoratore la facoltà di conversione del premio di risultato in denaro sotto forma di beni e servizi, attraverso i benefit di cui all'articolo 51, quest’ultimi dovranno essere annotati nell’apposita casella relativa alla sezione “somme erogate per premi di risultato in forza di contratti collettivi aziendali o territoriali”.

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