gestione degli over 50: la sfida oggi è la re-generation.

12/10/2016 10:35:55

Luci e ombre nelle politiche di active ageing delle aziende italiane: cruciale la gestione del mix generazionale nelle organizzazioni. Il 3 ottobre a Milano, Randstad ha presentato i risultati della ricerca “Policy e pratiche dell’active ageing nelle aziende italiane”. Questa è la terza indagine Randstad sul tema dell'age management ed è stata realizzata attraverso interviste a responsabili HR e Top manager su circa 300 aziende italiane, con lo scopo di indagare le attuali politiche di gestione e valorizzazione degli over 50 nelle organizzazioni.

In Italia, negli ultimi 10 anni, l’incidenza degli over 50 è passata dal 25% al 30% della forza lavoro totale e le prospettive attuali indicano una crescita fino a 23 milioni di persone entro il 2034 (dagli attuali 17 milioni). 
La popolazione invecchia, la vita si allunga e le soglie anagrafiche si spostano progressivamente in avanti di 15/20 anni: l’entrata nel mercato del lavoro oggi avviene mediamente tra i 25 e 30 anni di età (mentre era tra i 15 e i 18 nel secolo scorso) e l'uscita dal mercato del lavoro tra i 70 e i 75 anni.

Cambiano così anche gli stessi luoghi di lavoro, dove oggi, per la prima volta, si incontrano 4 generazioni diverse: la “silent generation” (1930-1949), i “baby boomers” (1950-1969), la cosiddetta “generazione X” (1970-1981) e la “generazione y” (1982-2005). 
In questo contesto, si presentano nuove sfide per le organizzazioni che devono adottare politiche di active ageing attraverso una visione che immagini i lavoratori senior come asset per creare valore. 
Una sfida che le aziende italiane stanno iniziando a cogliere solo in parte. 
Oltre la metà delle organizzazioni, infatti, esegue già una “mappatura” dei propri dipendenti per individuare opportunità e criticità per la popolazione over 50. 
C'è un'attenzione generale alla valorizzazione del mix generazionale dell’azienda, all'aggiornamento delle competenze, al miglioramento dell’ambiente lavorativo, a strumenti di flessibilità negli orari.

Ma, nonostante una disponibilità “a parole”, le imprese sono in ritardo nei programmi per il miglioramento del benessere dei dipendenti maturi, nel re-employment di lavoratori con professionalità non più in linea con le esigenze dell’azienda, nei piani per la gestione delle uscite o nel supporto all'imprenditorialità. E solo il 33,5% si dichiara effettivamente favorevole ad assumere oggi individui over 50.

“Nel contesto attuale le organizzazioni devono adottare una visione che immagini i lavoratori senior come un nuovo asset strategico che contribuisce in misura significativa a creare valore e vantaggio competitivo. Per garantire una buona occupazione ai lavoratori in età adulta, le aziende devono valorizzare le competenze e conoscenze maturate durante la carriera, trovando nuove politiche di flessibilità e incentivi, riuscendo nel contempo a gestire in modo adeguato il mix generazionale delle diverse età, ognuna con i propri bisogni, caratteristiche e specificità: questa è la Re-Generation”.

spiega Fabio Costantini, Chief Operations Officer di Randstad HR Solutions

“La proposta Randstad per attivare adeguate politiche di Active Ageing - prosegue Costantini – prevede di mantenere elevata nel tempo la produttività degli individui, per valorizzare le competenze individuali, aumentare l’engagement e la soddisfazione dei dipendenti, estendere la durata utile della vita lavorativa a fronte dei cambiamenti dell’organizzazione e dei sistemi di welfare”. 

Mappatura

Quasi la metà delle aziende (47,8%) ha eseguito una “mappatura” dei propri dipendenti per stabilire il grado di obsolescenza professionale e il livello di impiegabilità, ma meno di un quarto (23,7%) lo fa con un grado elevato di profilazione.
Se quasi un’azienda su due svolge regolarmente delle analisi di clima, il 22% lo fa in maniera saltuaria e meno del 30% confessa di non svolgere questo tipo di azione.
Circa il 67% non ha percezione di problemi di impiegabilità e di motivazione dei dipendenti over 50.

Mix generazionale

Il mix generazionale e la valorizzazione degli over 50 sono gestiti prevalentemente dalle aziende italiane attraverso la formazione, con il 63,2% delle aziende che prevede programmi di formazione e orientamento e un ulteriore 20,1% che lo fa in modo parziale.
Oppure con un trasferimento di competenze tra senior e junior, praticato dal 50,5% delle aziende (e un'ulteriore 20,1% in modo parziale).
Molto meno utilizzata è la comunicazione per aumentare consapevolezza sull'age management (39,8%)

Riorganizzazione del lavoro

Le aziende italiane sono attente al Job redesign, sia nella ridefinizione e l’aggiornamento delle competenze che nel miglioramento dell’ambiente lavorativo: complessivamente, il 68% ha avviato in parte o in toto programmi di riorganizzazione del lavoro degli over 50 per l’acquisizione di nuove competenze, il 73,6% ha realizzato interventi fisici di riorganizzazione dello spazio lavorativo volti a favorire la produttività.

Flessibilità

Quasi metà delle organizzazioni intervistate, che diventano l'89,3% se si considerano anche gli esperimenti parziali, ha concesso forme di lavoro flessibile tra part-time, flessibilità di orari, smartworking, telelavoro.
Ma sono molte di meno quelle che hanno condotto una reale valutazione di costi e benefici per questi programmi (il 69,6% tra completa o parziale). Oltre il 60% delle imprese ha condotto anche solo in parte un’analisi del fabbisogno di flessibilità manifestato dai collaboratori, a dimostrazione che l’argomento è all’ordine del giorno.
Meno di un terzo (il 29,1%) concede la possibilità di far scegliere ai lavoratori verso la pensione una riduzione dell'orario di lavoro (ma considerano chi l'ha fatto anche solo in parte si sale al 57,9%).

Benessere dei dipendenti

Tra le aziende italiane, c’è una consapevolezza diffusa di quanto il benessere dei dipendenti sia un fattore importante anche per la produttività sul lavoro: il 76,9% è consapevole del fatto che dipenda dal buono stato di salute psicofisica, ma in concreto il 63,4% ha già proposto ai propri dipendenti una vasta gamma di iniziative tra cui scegliere (e il 25% lo ha fatto in parte) e solo il 37,5% dichiara di aver già attivato programmi ed iniziative per favorirne lo stato-psicofisico ottimale. In altre parole sul tema del benessere dei dipendenti vi è “a parole” una grande disponibilità da parte delle imprese intervistate, ma scarsa corrispondenza in fatti concretamente realizzati.

Gestione della performance e della carriera

Circa 6 aziende su 10 beneficiano di un sistema di valutazione e gestione della performance strutturato e regolarmente condotto sui propri dipendenti. Ma molte di meno (il 37,8%) effettuano sistematicamente check-up o assessment di carriera, il 40,1% offrono servizi di coaching e mentoring ad hoc.

Fair employment

Indagando quanto le organizzazioni siano effettivamente favorevoli ed aperte alle risorse anziane, si scopre che un terzo delle aziende (33,4%) è favorevole ad assumere individui over 50, ma solo un quinto (20,4%) prevede anche quote minime per i senior di accesso a posizioni aperte: se la disponibilità “teorica” è elevata, non seguono pratiche corrispondenti, se non in casi marginali.

Re-employment

Poche aziende lavorano sul re-employment dei propri dipendenti over 50, ovvero sulla gestione dei lavoratori con professionalità non più in linea con le esigenze dell’azienda.
Circa il 20% ha attivato azioni per i senior che non hanno professionalità e competenze in linea con l’azienda (ma ben 13,7% “non sa/non risponde”, il valore più alto di tutto il questionario), solo il 26,4% prevede piani e programmi per la gestione delle uscite, mentre la maggioranza delle aziende si aspetta che sia l’amministrazione pubblica ad occuparsene, attraverso le politiche di welfare.
Appena il 9% delle aziende prevede un supporto all'imprenditorialità.

Le politiche retributive

Il 28% delle aziende dichiara che l’anzianità non è il driver più utilizzato per orientare le retribuzioni, che sono simili a parità di ruolo e indipendentemente dall'eta. Per il 31,8% prevale il merito. Secondo il 50,2% la crescita della parte variabile è proporzionale alla carriera organizzativa. Queste affermazioni sembrano sottorappresentare la realtà attuale di molte aziende che tengono ad affidarsi agli automatismi con corrispondenza quasi fisiologica tra anzianità e stipendio.