generazione X, cosa cercano e come ingaggiarli sul lavoro.

13/05/2021 11:30

Era il 1991 quando nelle librerie di tutto il mondo veniva messo in vendita il romanzo "Generation X: Tales for an Accelerated Culture" di Douglas Coupland (edito anche in Italia da Mondadori). Il libro racconta la storia di Andy, Dag e Claire, tre giovani delusi dalla vita, che decidono di abbandonare casa e lavoro per avventurarsi nel deserto, alla ricerca di nuove esperienze e di una svolta nelle loro esistenze. 

Il volume fu un successo clamoroso. Un fenomeno non solo letterario, ma anche culturale, che ha contribuito a definire una generazione - quella che fa seguito ai cosiddetti Baby Boomer - difficilmente inquadrabile: al suo interno sono compresi i nati tra il 1965 e il 1980. La “X” della locuzione di Coupland sta infatti ad identificare proprio la mancanza di un'identità sociale ben definita.

Generazione X

Cresciuti in un periodo storico di transizione, segnato dalla caduta del muro di Berlino e dalla fine della Guerra Fredda, i membri di questa generazione hanno in realtà le idee molto chiare quando si tratta di lavoro. L’Employer Brand Research 2021 ne ha tracciato il profilo, definendo cosa cerchino in ambito professionale e quali siano i fattori sui quali puntare per attirare in azienda il loro mix di creatività ed esperienza.

l'edizione 2021 dell’Employer Brand Research.

Lo studio è stato condotto da Randstad su un campione di oltre 190mila persone, provenienti da 34 paesi in tutto il mondo e con quasi 6500 aziende analizzate in modo indipendente. Nel dettaglio per l’Italia sono state intervistate 6581 persone di età compresa tra i 18 e i 65 anni. I dati contenuti in questo articolo fanno riferimento specifico alla situazione del nostro Paese.

L’obiettivo dell’indagine è quello di offrire una fotografia dello stato dell’employer brand e il livello di attrattività delle aziende sulla base delle percezioni del pubblico generale.  

La ricerca fornisce ai datori di lavoro uno strumento, valido, per comprendere cosa cerchino i migliori talenti presenti sul mercato e come  strutturare una solida Employee Value Proposition, per migliorare la propria employee retention e - più in generale - l’employer branding dell’azienda.

cosa cerca un generation X da un'impresa.

Nonostante spesso venga dipinta come difficile da inquadrare rispetto alla generazione dei Baby Boomers, la Generazione X ha in realtà le idee molto chiare quando si parla di lavoro. Una concretezza che è frutto del mix offerto dall’esperienza acquisita, ma anche da uno sguardo consapevole e proiettato al futuro. 

Tra i fattori più importanti che un datore di lavoro dovrebbe offrire ad un membro della Gen X, al primo posto troviamo il corretto bilanciamento tra lavoro e vita privata. Per oltre il 65% degli intervistati, il rispetto del work-life balance è infatti fondamentale. 

Sullo stesso piano di importanza troviamo: il clima aziendale piacevole e la sicurezza lavorativa, indicati rispettivamente dal 63% e dal 61% del campione intervistato. Stessa percentuale - 61% - anche per la retribuzione e i benefit interessanti, a dimostrazione che la leva economica, pur non occupando la prima posizione di questa speciale classifica, gioca ancora un ruolo fondamentale nell’orientare le scelte professionali. 

L’ultimo anno, tuttavia, ha anche fatto emergere nuove esigenze. Per il 43% degli intervistati appartenenti alla Generazione X, l’attenzione posta dall’azienda verso ambienti covid-safe gioca un ruolo fondamentale nell’orientare le scelte.

Meno stringente è invece il legame con lo spazio fisico dell’azienda. La maggior parte dei membri della Generazione X sembra infatti disposta a spostarsi pur di trovare la soluzione migliore per la propria carriera. L’ubicazione dell’azienda è ritenuta importante soltanto dal 36% del campione. Anche in questo caso, il dato potrebbe essere stato influenzato dal 2020, caratterizzato dal ricorso massivo allo smart working e alle diverse modalità di lavoro da remoto. 

quali sono i motivi che spingono un Gen X a lasciare l'azienda.

Tra gli aspetti che più influiscono sulla fedeltà dei lavoratori ad un’azienda c’è sicuramente il modo in cui questa ha saputo gestire e difendere il loro lavoro durante la fase di emergenza sanitaria da Covid-19. 

Complessivamente, il 50% dei dipendenti si sente oggi più fedele al proprio datore di lavoro e solo l'11% meno fedele, in questo caso senza differenze tangibili in base a sesso, età e livello di istruzione.  

Lo studio ha però evidenziato come un dipendente su cinque preveda di cambiare lavoro nei prossimi sei mesi. 

La ricerca del 2020  aveva dedicato un particolare capitolo ai motivi che spingevano un dipendente a lasciare l’azienda. in riferimento ai membri della Generazione X, i fattori più rilevanti per una employer brand strategy efficace erano: 

  • una retribuzione più elevata e benefit maggiormente attrattivi (indicata dal 54% del campione);
  • il 53%, riteneva fondamentali le motivazioni sul posto di lavoro, a tal punto che la perdita di questa spinta sarebbe stata il propellente ideale per far partire la ricerca di un nuovo impiego;
  • il 42% degli intervistati sarebbe stata pronta a lasciare la società dove lavorava se i valori  e la company culture fossero stati sostanzialmente differenti  dai propri;
  • una pessima relazione con il proprio capo, invece, era stato ritenuto un buon motivo per cambiare lavoro dal 34% del panel.

scopri i risultati del randstad employer brand 2021.

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