Era il 1991 quando nelle librerie di tutto il mondo veniva messo in vendita il romanzo "Generation X: Tales for an Accelerated Culture" di Douglas Coupland (edito anche in Italia da Mondadori). Il libro racconta la storia di Andy, Dag e Claire, tre giovani delusi dalla vita che decidono di abbandonare casa e lavoro per avventurarsi nel deserto, alla ricerca di nuove esperienze e di una svolta nelle loro esistenze.

Il volume fu un successo clamoroso. Un fenomeno non solo letterario, ma anche culturale, che ha contribuito a definire una generazione - quella che fa seguito ai cosiddetti baby boomer - difficilmente inquadrabile: al suo interno sono compresi i nati tra il 1965 e il 1980. La “x” della locuzione di Coupland sta infatti ad identificare proprio la mancanza di un'identità sociale ben definita.

Cresciuti in un periodo storico di transizione, segnato dalla caduta del muro di Berlino e dalla fine della Guerra Fredda, i membri di questa generazione hanno in realtà le idee chiare quando si tratta di lavoro. 

L’Employer Brand Research 2022 ne ha tracciato il profilo, definendo cosa cerchino in ambito professionale e quali siano i fattori sui quali puntare per attrarre, o trattenere, in azienda il loro mix di creatività ed esperienza.

gruppo di persone che parla in ufficio
gruppo di persone che parla in ufficio

generazione x: caratteristiche.

La generazione x comprende i nati tra il 1965 e il 1980. Si parla di “generazione invisibile”, cresciuta all’ombra dei boomer, in un certo senso schiacciata dalla loro forte identità. Le persone che ne fanno parte vivono inoltre un periodo di austerità e di forti tensioni politiche e sociali, molto duro e complesso. In Italia, assistono ai rapimenti del terrorismo rosso e alle stragi del terrorismo nero. In tutta Europa e in America del Nord alla deregolamentazione del mercato voluta da Margaret Thatcher e Ronald Reagan, alla quale consegue una crescente precarietà del mondo del lavoro.

Ciò significa che, in Occidente, la generazione X vive in prima persona il passaggio dal contratto di lavoro stabile ad una flessibilità che spesso si traduce in un’assenza di garanzie e di continuità. Inoltre, i membri della gen x sono numericamente pochi perché dopo il baby boom che ha caratterizzato il dopoguerra, tra il 1964 e il 1979 c’è stato un netto calo delle nascite.

generazione x e lavoro: i dati dell'Employer Brand Research 2022.

L’Employer Brand Research di Randstad è uno studio rappresentativo dell’employer brand basato sulle percezioni del pubblico generale. Ottimizza i risultati di 22 anni di analisi approfondite sull'employer branding ed è realizzata a partire da un sondaggio indipendente con quasi 163.000 rispondenti in 5.944 aziende intervistate in tutto il mondo. In Italia, nel 2022, è stato intervistato un campione di oltre 6.590 persone. Una delle molteplici chiavi di lettura dei dati che l’analisi presenta è relativa alla differenze tra le diverse fasce generazionali.

Da questo punto di vista emerge che, nonostante spesso venga dipinta come difficile da inquadrare rispetto alla generazione dei boomers, la generazione x ha in realtà le idee chiare quando si parla di lavoro. Una concretezza che è frutto del mix offerto dall’esperienza acquisita, ma anche da uno sguardo consapevole e proiettato al futuro.

Tra i fattori più importanti che un datore di lavoro dovrebbe offrire ad un membro della gen x troviamo il corretto bilanciamento tra lavoro e vita privata. Per oltre il 65% degli intervistati, infatti, il rispetto del work-life balance è fondamentale. Gli appartenenti alla gen x, inoltre, diversamente dalla pluralità di richieste che caratterizza la generazione a loro precedente (i baby boomers), concordano nell’affermare che la priorità nella scelta di un datore di lavoro è data dalla vicinanza del posto di lavoro al luogo in cui vivono. 

Proprio questo elemento, classificatosi al primo posto tra i driver che guidano la gen x nella scelta di un datore di lavoro o di un’azienda, marca anche una differenza rispetto alla ricerca del 2021, nella quale non era emerso in modo evidente.

Infine, dalla ricerca si nota come il 34% dei dipendenti (nel complesso) che ha paura di perdere il lavoro, preveda di cambiare lavoro nella prima metà del 2022. Questo timore, tra gli appartenenti alle gen x, è minore rispetto alla generazione z (i giovanissimi tra i 18 e i 24 anni) e i millennial nati tra il 1981 e la fine degli anni '90.

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