rientrare a lavoro dopo una gravidanza.

01/02/2021 10:00:00

Tornare a lavoro dopo la gravidanza è un momento complesso nella carriera di ogni madre lavoratrice. Al di là di tutte le fondamentali agevolazioni a cui si ha diritto, un aspetto chiave è riuscire a conciliare nuovamente sfera privata e vita lavorativa. 

Per quanto riguarda, invece, l’aspetto meramente normativo, le disposizioni che riguardano il sostegno alla maternità sono contenute nel decreto legislativo numero 151 del 2001. Questo testo è periodicamente aggiornato, come prevede un altro decreto legislativo (80/2015), proprio allo scopo di agevolare la conciliazione tra vita privata e lavoro

Vediamo allora come funziona il congedo di maternità e quali sono le agevolazioni previste per le donne tornate al lavoro dopo la gravidanza.

rientro lavoro dopo gravidanza

congedo di maternità: come funziona.

La legge italiana riconosce un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro alle lavoratrici dipendenti durante la gravidanza e il puerperio. Si tratta del cosiddetto congedo di maternità, durante il quale la norma vieta ai datori di lavoro di impiegare le donne che beneficiano di tale diritto.

a chi spetta il congedo.

Sul portale dell’Inps vengono elencate tutte le categorie di lavoratrici che possono beneficiare del congedo di maternità:

  • lavoratrici dipendenti che siano assicurate all’Inps anche per la maternità (sono comprese anche le lavoratrici assicurate ex Ipsema)
  • apprendiste, operaie, impiegate e dirigenti che abbiano un rapporto di lavoro in corso all’inizio del congedo
  • disoccupate e sospese secondo quanto disposto dal Testo Unico 151 del 2001
  • lavoratrici agricole, sia con contratto a tempo determinato sia indeterminato, in possesso della qualità di bracciante, che siano iscritte agli elenchi nominativi annuali per almeno 51 giornate di lavoro agricolo
  • colf e badanti
  • lavoratrici a domicilio
  • lavoratrici impegnate in attività socialmente utili o di pubblica utilità
  • lavoratrici iscritte alla Gestione Separata Inps e non pensionate, che siano in possesso del requisito contributivo per finanziare le prestazioni economiche di maternità
  • lavoratrici dipendenti in amministrazioni pubbliche

durata e decorrenza.

Sempre il Testo Unico del 2001 indica, dagli articoli 16 e seguenti, durata e decorrenza del congedo di maternità. Il periodo di astensione dal lavoro inizia due mesi prima rispetto alla data presunta del parto. Il congedo di maternità può, in alcuni casi, iniziare anche prima, su disposizione 

  1. dell’Azienda Sanitaria Locale, qualora la gravidanza sia giudicata a rischio 
  2. della Direzione territoriale del lavoro se le mansioni vengono ritenute incompatibili con la gravidanza

La durata del congedo dopo il parto dura:

  • tre mesi e i giorni compresi tra la data presunta ed effettiva qualora il parto sia avvenuto in ritardo rispetto alle previsioni
  • tre mesi più i giorni non goduti se il parto è anticipato rispetto alla data presunta (anche nel caso in cui la somma dei tre mesi successivi al parto e dei giorni compresi tra la data effettiva e quella presunta del parto superino il limite di cinque mesi)
  • l’intero periodo di interdizione prorogata disposto dalla Direzione territoriale del lavoro nel caso in cui le mansioni di lavoro siano ritenute incompatibili con il puerperio

rientro a lavoro dopo gravidanza: diritti e agevolazioni.

Uno dei principi cardine del rapporto tra maternità e lavoro dipendente del Testo Unico è il divieto di licenziamento “dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione dal lavoro, nonché fino al compimento di un anno di età del bambino”. 

Se da una parte la norma prevede l’astensione dal lavoro a partire dai due mesi precedenti la data presunta del parto, la gestante può comunque, previa certificazione medica, continuare a lavorare fino a 30 giorni dal parto. Terminati i cinque mesi di congedo obbligatorio, le madri lavoratrici rientrate al lavoro hanno diritto a delle ore al giorno per l’allattamento, che possono essere una ogni sei ore o due al giorno. Nel caso in cui l’azienda disponga di un asilo nido, la madre, che deve rimanere sul posto di lavoro, ha diritto a un’ora al giorno per l’allattamento.

Un’ulteriore opzione per i neo-genitori che tornano al lavoro può essere il congedo parentale facoltativo. Utilizzabile entro i 12 mesi di vita del proprio bambino, consiste in altri sei mesi di congedo, oltre a quello obbligatorio, retribuiti al 30%. Il permesso può essere esteso a 10 mesi sia per i padri sia per le madri sole. Sono, infine, richiedibili da madri e padri, in caso di malattia, tra i tre e i cinque giorni l’anno di permesso, tra i tre e gli otto anni del proprio bambino.

In alternativa ai permessi indicati dal Testo Unico, la Legge di bilancio per il 2019 consente alle madri di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto, entro i cinque mesi dal parto stesso. Questo può avvenire, però, solo a condizione che “il medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale, o con esso convenzionato, e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro – scrive l’Inps - attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro”.

ritorno al lavoro: quando è il momento di rientrare.

Al di là degli aspetti meramente normativi, però, il rientro in ufficio ha anche delle implicazioni di natura psicologica. È importante, infatti, capire quale sia il momento giusto per riprendere gradualmente la propria routine, senza vergognarsi di chiedere aiuto qualora la situazione lo richieda o si abbia la sensazione che non tutto sia sotto controllo. Ecco, allora, alcune cose da tener presente quando si riprende la propria attività professionale (leggi anche: rientro in ufficio dopo la maternità, qualche consiglio per affrontarlo al meglio).

  • Crearsi una nuova “normalità”: è importante adattare le nuove necessità ai vecchi ritmi. Almeno all’inizio, potrebbe essere traumatico lasciare il proprio figlio a casa. Per questo bisogna prendersi il tempo necessario per scegliere la persona giusta cui affidarlo (leggi anche: emergenza covid, bonus baby sitter, a chi spetta e tutto quello che c’è da sapere)
  • Abituarsi a delegare: chiedere aiuto non deve essere visto come un fallimento, soprattutto considerando che i primi mesi di maternità quando si torna a lavoro possono essere piuttosto complessi. In ufficio, è importante dare fiducia ai propri collaboratori e delegare, sotto la propria supervisione, ciò che non necessita di un intervento diretto. 
  • Organizzare le proprie giornate: ritrovare la propria routine, sia sul lavoro che in famiglia, può richiedere un po' di tempo. È importante non lasciare nulla al caso e affrontare man mano gli inevitabili piccoli incidenti di percorso che possono presentarsi lungo il cammino. In questo senso, chiedere aiuto ai propri cari e alla propria famiglia (non solo nella gestione pratica dei figli, ma anche supporto, consigli e sostegno morale) si può rivelare una scelta proficua. (leggi anche: come unire vita privata e lavoro con il work life blending)

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