imparare a suonare uno strumento aumenta le capacità di problem solving

23/07/2018 11:30:34

La musica fa bene. Ci aiuta a superare i momenti difficili, rende le nostre giornate più belle, ci fa sognare e dimenticare quello che non va. E ci fa anche venire i brividi. Recenti ricerche, condotte nel campo delle neuroscienze, hanno mostrato gli effetti della musica sul nostro cervello. Nello specifico: imparare a suonare uno strumento – anche in età adulta e a livello amatoriale – produce degli effetti positivi sui nostri neuroni e ci aiuta a sviluppare capacità e qualità utili in altri campi della vita. Come ad esempio al lavoro. Vediamo perché. 

Anche se cominciamo tardi e lo facciamo solo per intrattenere amici e parenti durante le cene, suonare uno strumento musicale attiva e mette in relazione più sistemi insieme: quello motorio, visivo, sensitivo e, ovviamente, quello uditivo. Questa capacità stimola il benessere fisico e cerebrale e stimola l’attività delle zone del cervello responsabili della memoria, dell’ascolto e del movimento. Queste tre capacità sono indispensabili a lavoro: avere una buona memoria ci aiuta quando abbiamo molte cosa da fare e poco tempo a disposizione, ascoltare è fondamentale quando si lavora in team e dobbiamo essere tutti coordinati, mentre sapersi muovere indica la capacità di dialogare in maniera efficiente con tutti i reparti e avere una visione chiara della situazione generale. 

Le persone che suonano uno strumento, anche se lo fanno solo come hobby, riescono a concentrarsi meglio all’interno di ambienti rumorosi. Il loro orecchio, infatti, è abituato ad avere una maggiore sensibilità ed è più attento nel catturare note e accordi. La concentrazione è una qualità importantissima in ufficio. Ci permette, infatti, di focalizzare l’attenzione solo sulle cose importanti e prioritarie, di “rubare con le orecchie” e apprendere cose che non sappiamo, di essere più performanti. Studiare uno strumento musicale, qualunque esso sia, ci consente, inoltre, di avere un udito selettivo e di impegnarci in maniera più efficiente quando intorno a noi ci sono persone che parlano a voce alta. Pensiamo di trovarci al lavoro, in un open space: i colleghi dialogano tra loro e tu devi consegnare un progetto importante, hai solo un’ora di tempo. Ecco, in una circostanza come questa, la capacità di “isolarsi” e concentrarsi selettivamente è tutto. 

Gli effetti benefici della musica non finiscono qui. Secondo alcune ricerche approcciare alla tecnica musicale svilupperebbe il quoziente intellettivo, consentendoci di  essere più produttivi. Le altre capacità attivate attraverso le note riguardano le emozioni e la risoluzione dei problemi. Se ci divertiamo a suonare riusciamo, infatti, a processare le emozioni in maniera più efficace e ad avere un atteggiamento più empatico, fondamentale nei contesti lavorativi. E in più, aumenta le abilità di problem solving: i musicisti hanno il corpo calloso (ovvero la parte del cervello che collega emisfero destro ed emisfero sinistro) più robusto. In questo modo, i due lati comunicano più efficientemente, dando al soggetto una maggiore prontezza nel risolvere le problematiche.  

Anche solo ascoltare la musica fa bene. Abbassa i livelli di cortisolo nell’organismo consentendoci di gestire al meglio i periodi di affaticamento e stress al lavoro, aiuta la concentrazione e rilascia dopamina, il neurotrasmettitore del benessere.

In quest’ottica, le aziende possono prevedere attività di team building legate al mondo musicale. Sono molto in voga, infatti, attività di drumming dove i dipendenti, grazie all’uso delle percussioni, sono chiamati a seguire la melodia suonata da un facilitatore. La capacità di coordinarsi gli uni con gli altri e di essere un gruppo unito sono le doti stimolate in questo tipo di esercizio.