pensione di reversibilità al coniuge divorziato: gli importi.

26/02/2019 14:45:37

La pensione di reversibilità è una prestazione economica erogata direttamente dall’INPS, legata al reddito Irpef, riservata ai “superstiti” di un pensionato o di un lavoratore deceduto, sia dipendente che autonomo. Se quest’ultimo ha versato correttamente in passato la sua quota contributiva, ai superstiti verrà corrisposta la reversibilità a partire dal primo giorno del mese successivo la richiesta. Cosa succede invece nel caso di coniuge divorziato? 

La Cassazione si è di recente pronunciata proprio sulla reversibilità verso l’ex coniuge con la sentenza n. 22434/2018, dichiarando che la pensione del lavoratore divorziato non spetta al superstite che ha accettato di ricevere l’assegno divorzile in un’unica soluzione. Al momento della morte dell’ex marito o dell’ex moglie, la titolarità dell’assegno deve infatti intendersi come titolarità attuale. Non sarà perciò fruibile, come diritto astratto, se in precedenza è stato assolto in unica soluzione. 

Pensione di reversibilità al coniuge divorziato: la sentenza

Il caso che stiamo prendendo in esame riguarda la richiesta da parte di una donna della percezione di una quota di pensione di reversibilità da parte del marito da cui aveva divorziato. I giudici di primo grado – e in seguito quelli di secondo – hanno respinto la domanda della richiedente poiché risultava percepito un assegno divorzile in unica soluzione. La motivazione risiede nel fatto che la Corte di Appello ha ritenuto che il diritto alla pensione di reversibilità deve essere visto come un atto di prestazione periodica in favore dell’ex coniuge. Senza l’attualità della titolarità veniva quindi meno il diritto al riconoscimento del trattamento economico per la moglie superstite. 

In quali casi si ha diritto alla pensione di reversibilità dell’ex coniuge?

Al no della Corte d’Appello, la donna ha impugnato la sentenza facendo ricorso alla Cassazione ma anche la Suprema Corte delle Sezione Unite l’ha dichiarata inammissibile poiché l’assegno divorzile una tantum non dà diritto al riconoscimento del trattamento economico. Per ottenere il riconoscimento della pensione di reversibilità del coniuge divorziato, si dovrebbe invece fruire di un assegno divorzile con cadenza mensile, dimostrando così la titolarità periodica dell’assegno stesso in forma non astratta. 

Oltre all’assegno mensile, esistono altre condizioni che consentono l’erogazione della pensione di reversibilità. Vediamole insieme:

  • L’ex coniuge non si è più risposato;
  • Il superstite non riceveva dall’ex coniuge alcun assegno divorzile perché il giudice non lo aveva riconosciuto;
  • Il rapporto di lavoro tramite cui il lavoratore defunto ha maturato il diritto alla pensione è iniziato prima della sentenza di divorzio. 

L’ammontare della prestazione economica è influenzata dalla situazione giuridica del superstite. Il coniuge senza figli percepirà infatti il 60% della pensione di reversibilità, nel caso di un figlio l’80% mentre il superstite con due o più figli avrà diritto al riconoscimento del 100% dell’assegno previdenziale del coniuge divorziato. In base ai redditi posseduti, la pensione potrebbe in ogni caso essere ridotta come disposto dalla legge 335/1995.