disoccupazione e gravidanza. i sussidi a tutela delle donne incinta

24/06/2016 15:15:52

Dal 2016 anche le donne in gravidanza, o che hanno appena avuto un figlio, potranno usufruire della Naspi 2016, l’indennità di disoccupazione prevista dall’Inps, nel caso decidano di smettere di lavorare e, dunque, di dare volontariamente le dimissioni per prendersi cura del neonato o per trascorrere il periodo della gravidanza più serenamente.

In particolare, il diritto ad accedere a questo ammortizzatore sociale riguarda quelle madri lavoratrici dipendenti del settore privato (con contratto sia a tempo determinato che indeterminato o part-time) che decidano di smettere di lavorare prima o dopo il parto. Nello specifico è possibile fare domanda a partire da 300 giorni prima del parto fino al compimento di 1 anni di vita del figlio.
Di seguito, in dettaglio, requisiti di accesso e calcolo dell’indennità della Naspi 2016 prevista per le donne incinte o le madri lavoratrici che decidano di allontanarsi dal mondo del lavoro.

Gravidanza in disoccupazione: chi può usufruire del beneficio

La Naspi è prevista solo esclusivamente per le donne dipendenti del settore privato. Il comparto pubblico, invece, resta escluso.
Tuttavia, per usufruire di questo importante beneficio è necessario soddisfare le seguenti condizioni:

  • almeno 30 giorni di lavoro effettivo nei 12 mesi che precedono le dimissioni per gravidanza (periodo nel cui calcolo non possono essere compresi giorni di ferie, permessi, festività, etc.);
  • almeno 13 settimane di contributi pagati nei 4 anni che precedono le dimissioni (nel cui computo rientrano anche i contributi figurativi versati per maternità obbligatoria o per altri periodi di astensione dal lavoro come quello per malattia dei figli entro gli 8 anni di età).

Gravidanza durante la disoccupazione: come calcolare la Naspi

Le donne che decidono di smettere di lavorare in vista del parto, o subito dopo, e che possiedano i requisiti necessari per usufruire della Naspi avranno diritto a un sostegno economico per un periodo di tempo pari alla metà delle settimane di contributi versati nei 4 anni che precedono la richiesta volontaria di dimissioni. 

Ad esempio, se la donna ha lavorato senza interruzione in quegli stessi anni, avrà diritto a due anni di indennità.
Per quanto riguarda il calcolo dell’importo, nello stesso arco temporale già citato è necessario considerare la somma degli imponibili previdenziali e dividerla per le settimane di contribuzione.
Il risultato dovrà poi essere moltiplicato per la costante 4,33.

A questo punto, per ottenere l’importo effettivo mensile si dovrà calcolare:

  • il 75% del dato ottenuto se questo è pari o inferiore alla cifra di 1195 €;
  • il 75% + il 25% della differenza se il dato ottenuto è superiore a 1195 € (per un totale che non potrà comunque superare i 1300 € al mese).

Una volta calcolato l’importo mensile totale, tuttavia, è necessario considerare anche che la stessa somma, a partire dal quarto mese di fruizione dell’indennità si abbasserà del 3% ogni mese.