diritto alla disconnessione: cos’è e come funziona in Italia.

24/01/2020 09:42:00

Quando finisce effettivamente l'orario di lavoro? Considerando la facilità con cui si può esser raggiunti via email o attraverso una delle tante chat veicolate sullo smartphone, la domanda è tutto fuorché oziosa. Per questo, sempre più spesso, si parla di Diritto alla disconnessione, ossia della possibilità fuori dal normale orario di ufficio di non essere reperibili, di "staccare la spina" digitale. Se infatti la tecnologia in questi anni ha rivoluzionato e continua a rivoluzionare in molti modi positivi il mondo del lavoro, questo non avviene senza conseguenze ed effetti collaterali. La presenza pervasiva di smartphone, tablet o pc portatili - spesso forniti dalle stesse aziende per cui si opera - ha reso immediate le comunicazioni professionali. Ma questa facilità giustifica una pronta risposta, senza limiti di orario, ad ogni tipo di richiesta e necessità?

Diritto alla disconnessione

il diritto alla disconnessione primi passi.

Il diritto alla non reperibilità al di fuori dall’orario lavorativo non è una tematica esclusivamente italiana. Anche al di fuori dei confini nazionali tenere il passo della rapida evoluzione e legiferare in tal senso presenta le sue difficoltà. Il punto di partenza resta però uno: “Always on”, essere sempre connessi, non è salutare. Strettamente correlato infatti c'è lo stress che un lavoro senza pause comporta. Il costante impegno mentale - che non rispetta i ritmi più naturali dell'alternanza pausa e lavoro - è dimostrato scientificamente può essere profondamente nocivo per la salute. In Francia, un punto fermo l'hanno posto già nel 2016 con la Loi du Travail in cui viene esplicitamente previsto per le imprese con più di 50 dipendenti il diritto dei lavoratori a disconnettersi fuori dall'orario di lavoro. Tuttavia il legislatore transalpino non pensò di inserire alcun tipo di sanzione nei casi in cui questo diritto venga travalicato sull'onda delle pressioni aziendali. La soluzione può forse non essere stata sufficiente, ma ha avuto il merito di mostrare una chiara presa di posizione sul tema. In altri Paesi, come la Germania, sono invece state le aziende a muoversi in ordine sparso prevedendo nei loro contratti specifiche possibilità di spegnere ogni device e non rispondere a messaggi e comunicazioni nei giorni di festa o nelle ore dedicate al propria vita privata. Anche in Italia si è assistito a qualcosa di simile.

il diritto alla disconnessione in Italia.

Numerosi gruppi aziendali e grandi imprese, dai colossi bancari alle assicurazioni, dagli operatori telefonici alle società alimentari, hanno inserito nei loro contratti come frutto di una policy aziendale o di una contrattazione sindacale il diritto alla disconnessione. Si è arrivato anche a precisare quali siano i momenti dedicati allo stop lavorativo coerentemente con l'orario di impiego, le festività e il riposo sia giornaliero sia settimanale, le ferie o la malattia. Tuttavia, come avviene un po' ovunque, non c'è una normativa specifica a riguardo. In questo senso, il primo (e al momento unico) riferimento legislativo per quanto riguarda il diritto alla disconnessione in Italia è stato introdotto con la legge che disciplina lo smart working.

il diritto alla disconnessione e lo smart working.

All'interno della normativa che affronta il tema del lavoro agile, la legge 81 del 2017 (misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato), si è provato a tutelare chi opera in un regime di smart working. L'obiettivo era che non ci si trovasse senza regole, costretti ad orari infiniti, reperibilità costante e assenza di riposo, in uno spill over senza fine dove vita privata e lavorativa si confondono. La normativa è ben chiara nello spiegare che lo smart working non è una nuova tipologia di contratto, ma solamente un nuovo modo di operare con orari più flessibili e lontano dalla sede aziendale. Ma questa impostazione non modifica la sostanza: l'esecuzione della prestazione deve rispettare i tempi di riposo e deve esserci per il lavoratore la possibilità appunto di disconnettersi quando l'orario di lavoro è concluso. Resta ancora aperto un tema più ampio, che al di là dei casi di lavoro flessibile riesca a disciplinare e impedire, almeno in linea teorica, un uso improprio dei dispositivi aziendali capaci di invadere appunto le ferie, i riposi o i fine settimana.

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