domande a trabocchetto durante un colloquio: come rispondere.

15/12/2020 14:00:00

Durante un colloquio di lavoro sono tante le domande che ci vengono poste. Alcune sono difficili, altre innocue, altre ancora sono pensate appositamente per vedere come reagiamo in situazioni particolari. I recruiter utilizzano questi quesiti per conoscere qualcosa in più su chi hanno di fronte. Come fanno gli abili giocatori di poker, dietro queste innocue richieste, si nascondono in realtà piccoli e innocenti bluff. L’obiettivo? Scoprire un po’ le carte e testare se siamo davvero la persona che stanno cercando. 
Stiamo insomma parlando di autentiche domande a trabocchetto. Il segreto per non farsi cogliere in fallo? Conoscerle e preparare mentalmente le giuste risposte da dare. Un lavoro da fare ancor prima di trovarsi faccia a faccia con il selezionatore.

Come rispondere alle domande a trabocchetto durante un colloquio

colloquio di lavoro e domande a trabocchetto: le più frequenti.

Prima di presentarsi ad un colloquio è sempre bene studiare a casa. Ci sono domande che vengono sottoposte frequentemente ai potenziali candidati, formule ricorrenti da conoscere per non inciampare sulla proverbiale buccia di banana. Rispondere in maniera sicura a queste semplici domande può non essere sufficiente per guadagnare il posto, ma è assolutamente necessario per fare bella figura ed avere delle chance di assunzione.

Vediamo allora alcuni esempi di quelle più insidiose fatte durante le interviste con i recruiter (e qualche consiglio per rispondere al meglio):

  • Parlami di te
  • Come ti descriveresti in una parola?
  • Perché vuoi lavorare qui?
  • Cosa pensi di questa posizione rispetto alle altre per le quali di sei candidato?
  • Come mai vuoi cambiare lavoro
  • Per quale motivo un collega non vorrebbe lavorare con te?
  • Hai mai portato a casa una penna dall’ufficio?
  • Hai qualche rimpianto legato alla tua carriera?

perché vengono fatte le domande a trabocchetto?

Dietro le domande che riguardano gli aspetti privati del candidato, si celano sempre obiettivi ben precisi. Spesso - attraverso questi quesiti - l’azienda prova a capire se un potenziale dipendente è consapevole delle sue capacità e se queste sono idonee alla posizione per la quale si candida. In questo caso non parliamo solo delle competenze tecniche, ma anche di quelle comportamentali (le cosiddette soft skills).

Le domande più dirette, che vertono invece sul perché si è scelta quella particolare azienda, puntano a valutare il reale grado di motivazione del candidato. A questo tipo di quesiti si agganciano poi quelli che riguardano altre candidature inviate di recente, colloqui sostenuti o esperienze lavorative pregresse. In questo modo, un selezionatore riesce a ottenere in maniera collaterale anche altre informazioni, ovvero 

  • l’onestà
  • la trasparenza di un candidato
  • e il suo interesse per l’azienda 

La motivazione può essere testata anche indagando sui motivi per i quali si vuole cambiare lavoro, nel caso un candidato si presenti al colloquio quando è ancora sotto contratto con un’altra azienda.

Ci sono poi diversi modi per chiedere in maniera indiretta i difetti e punti di forza di un candidato. La domanda “Per quale motivo un collega non vorrebbe lavorare con te?” rientra sicuramente in questa categoria. Allo stesso modo, dietro una delle più classiche domande conclusive di un colloquio – “Hai qualche rimpianto legato alla tua carriera?” – si cela la richiesta velata di parlare di difetti che non si vedono.

come prepararsi per le domande al colloquio di lavoro.

Prima di un colloquio è fondamentale la fase di preparazione (leggi anche: Preparazione al Colloquio). Lo ripetiamo ogni volta: nella fase che precede l’incontro con il selezionatore si deve conoscere a menadito non solo la posizione che andremo a coprire, ma anche l’azienda che la offre. Quali sono i suoi valori? Qual è la mission? Che progetti sta conducendo? 

Conoscere le risposte a queste domande, ancor prima che aiutarci nel fare colpo e ottenere il lavoro, consente di capire se la posizione per cui ci candidiamo fa davvero al caso nostro. Un aspetto da non dimenticare, se non vogliamo trovarci a distanza di pochi mesi nuovamente al punto di partenza, in cerca di un’altra esperienza.

Per questo consultare il sito web dell’organizzazione e i suoi canali social è il minimo che si possa fare, sia per avanzare solo le candidature che ci interessano sia per non rispondere alle domande del selezionatore in maniera troppo generica.

È importante, poi, aumentare la consapevolezza delle proprie competenze, allenarsi a parlarne, magari davanti ad uno specchio o con l’aiuto di un amico. Occorre avere ben chiare in testa le proprie ambizioni e provare a prepararsi un elenco delle ragioni per le quali si è attratti da una particolare azienda.

Una risposta univoca, che valga sempre e in qualsiasi circostanza, non esiste. Ciò non toglie che ci sono alcune domande nei colloqui di lavoro che ricorrono con maggiore frequenza e per le quali ci si può preparare in anticipo. 

le cose da non dire ad un colloquio di lavoro.

Alcune domande che vengono poste durante i colloqui di lavoro possono tranquillamente definirsi a trabocchetto perché inducono il candidato ad andare fuori traccia, esponendolo al rischio di non rispondere in modo pertinente. 

Alla fatidica domanda “Mi parli di lei”, ad esempio, si potrebbe essere tentati di parlare della vita personale, quando in realtà il recruiter vorrebbe conoscere solamente gli aspetti della personalità che potrebbero rappresentare un valore aggiunto per l’azienda. Bisognerebbe poi evitare di parlare delle proprie ricerche di lavoro in un colloquio. Allo stesso modo, è assolutamente sconsigliato raccontare i propri problemi lavorativi, parlare male del proprio datore di lavoro o affrontare nel corso dell’intervista eventuali dissapori con i colleghi attuali.

L’altro atteggiamento che andrebbe assolutamente evitato è quello di non essere del tutto sinceri durante un colloquio di lavoro (leggi anche: le bugie da non dire in fase di colloquio). In particolare, ci sono quattro ambiti nei quali bisognerebbe cercare di essere il più trasparenti possibile:

  • retribuzione mensile: una bugia su questa informazione può facilmente essere smascherata in quanto, per formulare l’offerta economica, il recruiter richiede la busta paga o la Cu dell’anno precedente
  • conoscenza di programmi/lingue straniere: mentire su queste competenze rischia di compromettere tutte le fasi del colloquio di selezione
  • esperienze pregresse: in caso di licenziamento o mancato rinnovo con un precedente datore di lavoro, non c’è nulla di male a dirlo
  • aspirazioni: di fronte ad un lavoro che non è nelle proprie corde e non rispecchia le proprie ambizioni, è bene dirlo chiaramente. Il modo migliore di affrontare questo aspetto è spiegare le proprie motivazioni e illustrare le proprie aspirazioni professionali con onestà e trasparenza

Un’altra domanda molto frequente che può nascondere diverse insidie è quella sui pregi e difetti del candidato. In linea di massima, esistono delle caratteristiche negative che sarebbe meglio evitare di elencare, come l’aggressività, l’impazienza o l’irascibilità. Molto meglio, invece, soffermarsi su quelli che sono effettivamente dei punti deboli, ma che possono essere anche indice di ambizione e buona volontà come l’essere competitivi o eccessivamente critici verso se stessi.

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