Durante un colloquio di lavoro sono tante le domande che ci vengono poste. Alcune sono difficili, altre innocue, altre ancora sono pensate appositamente per vedere come reagiamo in situazioni particolari. 

I recruiter utilizzano questi quesiti per conoscere qualcosa in più su chi hanno di fronte e capire se siamo davvero la persona che stanno cercando. 

Il segreto per un colloquio di successo è conoscere e preparare mentalmente le giuste risposte da dare ancor prima di trovarsi faccia a faccia con il selezionatore.

ragazza in primo piano sorridente
ragazza in primo piano sorridente

come prepararsi per le domande al colloquio di lavoro.

Prima di un colloquio è fondamentale la fase di preparazione (leggi anche: Preparazione al Colloquio). In particolare, è importante conoscere a menadito non solo la posizione che andremo a coprire, ma anche l’azienda che la offre, allenandosi a rispondere alle seguenti domande:

  • Quali sono i suoi valori? 
  • Qual è la mission? 
  • Che progetti sta conducendo? 

Conoscere le risposte a queste domande consente di capire anche se la posizione per cui ci candidiamo fa davvero al caso nostro.

È importante, poi, aumentare la consapevolezza delle proprie competenze, allenarsi a parlarne, magari davanti ad uno specchio o con l’aiuto di un amico. 

Per fare una buona impressione, occorre avere ben chiare in testa le proprie ambizioni e provare a prepararsi un elenco delle ragioni per le quali si è attratti da una particolare azienda.

Una risposta univoca, che valga sempre e in qualsiasi circostanza, non esiste. Ciò non toglie che ci sono alcune domande nei colloqui di lavoro che ricorrono con maggiore frequenza e per le quali ci si può preparare in anticipo. 

le cose da non dire ad un colloquio di lavoro.

L’atteggiamento che andrebbe assolutamente evitato è quello di non essere del tutto sinceri durante un colloquio di lavoro (leggi anche: le bugie da non dire in fase di colloquio). In particolare, ci sono quattro ambiti nei quali bisognerebbe rispondere alle domande nella maniera più trasparente possibile:

  • retribuzione mensile: una bugia su questa informazione può facilmente essere smascherata in quanto, per formulare l’offerta economica, il recruiter richiede la busta paga o la Cu dell’anno precedente
  • conoscenza di programmi/lingue straniere: mentire su queste competenze rischia di compromettere tutte le fasi del colloquio di selezione
  • esperienze pregresse: in caso di licenziamento o mancato rinnovo con un precedente datore di lavoro, non c’è nulla di male a dirlo
  • aspirazioni: di fronte ad un lavoro che non è nelle proprie corde e non rispecchia le proprie ambizioni, è bene dirlo chiaramente. Il modo migliore di affrontare questo aspetto è spiegare le proprie motivazioni e illustrare le proprie aspirazioni professionali con onestà e trasparenza

Alcune domande che vengono poste durante i colloqui di lavoro possono, invece, tranquillamente definirsi a trabocchetto perché inducono il candidato ad andare fuori traccia, esponendolo al rischio di non rispondere in modo pertinente.

perché vengono fatte le domande a trabocchetto al colloquio.

Dietro le domande che riguardano gli aspetti privati del candidato, si celano sempre obiettivi ben precisi. 

Spesso - attraverso questi quesiti - l’azienda prova a capire se un potenziale dipendente è consapevole delle sue capacità e se queste sono idonee alla posizione per la quale si candida. In questo caso non parliamo solo delle competenze tecniche (hard skill), ma anche di quelle comportamentali (soft skill). Mettere in evidenza le proprie capacità in modo efficace, infatti, può essere un buon indice di consapevolezza e fiducia nei propri mezzi.

Le domande frequenti più dirette, che vertono invece sul perché si è scelta quella particolare azienda, puntano a valutare il reale grado di motivazione del candidato. A questo tipo di quesiti si agganciano poi quelli che riguardano:

  • altre candidature inviate di recente
  • colloqui sostenuti
  • esperienze lavorative pregresse

In questo modo, un selezionatore riesce a ottenere in maniera collaterale anche altre informazioni, ovvero:

  • l’onestà
  • la trasparenza di un candidato
  • e il suo interesse per l’azienda 

La motivazione può essere testata anche indagando sul perché si vuole cambiare lavoro, nel caso un candidato si presenti al colloquio quando è ancora sotto contratto con un’altra azienda.

le domande più frequenti in un colloquio di lavoro.

Che si tratti di un colloquio conoscitivo, un colloquio telefonico o un colloquio via skype, ci sono domande che rappresentano una costante per i potenziali candidati. 

Rispondere in maniera sicura alle domande può non bastare per guadagnare il posto di lavoro, ma è assolutamente necessario per fare una buona impressione ed avere delle chance di assunzione.

cosa chiedono ad un colloquio?

Vediamo allora alcuni esempi di quelle più insidiose fatte durante le interviste con i recruiter (e qualche consiglio per rispondere al meglio):

  • Mi parli di lei
  • Punti deboli e punti di forza
  • Pregi e difetti
  • Perché vuole lavorare qui?
  • Come si vede fra cinque anni?
  • Come mai vuole cambiare lavoro?
  • Perché dovremmo scegliere lei?
  • Qual era il suo stipendio?

 

domande da colloquio: come affrontare le più comuni.

Ognuna di queste domande viene posta per una ragione specifica. È quindi fondamentale capire cosa i recruiter si aspettino e qual è di conseguenza il modo migliore per affrontarle e rispondere. Ecco alcune strategie per ognuna delle domande.

mi parli di lei.

Quando si risponde alla fatidica domanda “Mi parli di lei”, ad esempio, si potrebbe essere tentati di parlare della vita personale. In realtà, il recruiter vorrebbe conoscere solamente gli aspetti della personalità che potrebbero rappresentare un valore aggiunto per l’azienda. 

Bisognerebbe poi evitare di parlare delle proprie ricerche di lavoro in un colloquio. Allo stesso modo, è assolutamente sconsigliato:

  • raccontare i propri problemi lavorativi
  • parlare male del proprio datore di lavoro attuale o di un precedente capo.
  • affrontare nel corso dell’intervista eventuali dissapori con i colleghi attuali.

punti deboli e punti di forza.

Ci sono poi diversi modi per chiedere in maniera indiretta i difetti e punti di forza di un candidato. La domanda “Per quale motivo un collega non vorrebbe lavorare con te?” rientra sicuramente in questa categoria. Allo stesso modo, dietro una delle più classiche domande conclusive di un colloquio – “Hai qualche rimpianto legato alla tua carriera?” – si cela la richiesta velata di parlare di difetti che non si vedono.

pregi e difetti.

Un’altra domanda molto frequente che può nascondere diverse insidie è quella sui pregi e difetti del candidato. 

In linea di massima, esistono delle caratteristiche negative che sarebbe meglio evitare di elencare, come:

  • aggressività
  • impazienza
  • irascibilità. 

Molto meglio, invece, soffermarsi su quelli che sono effettivamente dei punti deboli, ma che possono essere anche indice di ambizione e buona volontà come:

  • essere competitivi
  • essere eccessivamente critici verso se stessi.

perché vuole lavorare qui.

Uno studio attento dell’azienda per cui ci si candida è assolutamente funzionale anche a questa tipologia di domande.

Attività nel dettaglio, competitor, grandezza e volume d’affari sono tutte informazioni sulle quali è fortemente consigliato non farsi trovare impreparati nel corso dell’intervista. A questo scopo, prima del colloquio, un’analisi approfondita del sito web aziendale e dei canali social, se presenti, aiuta a farsi un quadro chiaro e a prepararsi una risposta che mostri tutto l’interesse e l’entusiasmo di entrare a far parte di una simile realtà.

come si vede fra cinque anni.

Questa tipologia di domanda intende valutare da una parte il realismo del candidato e dall’altra la sua ambizione. Il consiglio è di sottolineare il forte desiderio di crescere professionalmente, imparare, apprendere ed acquisire nuove competenze, assumendosi progressivamente nuove responsabilità attraverso il coinvolgimento in progetti sempre più impegnativi e stimolanti.

come mai vuole cambiare lavoro?

C’è una regola d’oro da tenere a mente quando vengono poste domande di questo tipo: non denigrare il proprio datore di lavoro e non lasciar trasparire sensazioni di rabbia, risentimento o amarezza per la società nella quale si è ancora impiegati. 

Il rapporto negativo con l’azienda per la quale si lavora potrebbe indurre il recruiter a pensare che si abbiano difficoltà nella gestione dei conflitti. Molto meglio, quindi, porre l’accento sul desiderio di crescita professionale e sulla ricerca di nuove opportunità e stimoli. 

perché dovremmo scegliere lei?

Le domande “Perché dovremmo scegliere lei?” o  “Perché dovremmo assumere lei?” possono risultare più insidiose di quanto sembrino. Reagire con un atteggiamento dubbioso, oppure con una frase standard può essere controproducente.  

Una delle strategie migliori per uscire bene da questo quesito è raccontare le esperienze professionali maturate che siano rilevanti per la posizione per la quale ti candidi e che ti rendano la persona più idonea per quel determinato lavoro.  

Nel farlo, bisogna evitare di apparire superbi, ma allo stesso tempo è necessario mostrarsi sicuri e consapevoli delle proprie capacità.

Qual era il suo stipendio?

Un’altra domanda molto frequente che viene posta durante un colloquio di lavoro è quella che riguarda lo stipendio percepito nel lavoro precedente. Come abbiamo visto, mentire su questo aspetto è un errore da non commettere in quanto è molto semplice per il possibile futuro datore di lavoro verificare questa informazione. 

Allo stesso tempo, è necessario essere ben consapevoli che chiedere un aumento rispetto all’impiego precedente è assolutamente lecito.

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