un'intervista esclusiva alla CFO di Unilever Food Solutions sul potere di guidare la propria carriera nell'era dell'IA.
"Credevo di sapere molto. Poi passi a un nuovo ruolo e ti rendi conto che sei sempre all'inizio di un nuovo viaggio."
In questa riflessione di Ryanne Besselink - CFO di Unilever Food Solutions e Responsabile della regione GMEA - si nasconde la vera sfida del leader finanziario contemporaneo.
Dimenticate il percorso di carriera "lineare": in un mercato segnato da una volatilità costante e dalla rivoluzione dell'Intelligenza Artificiale, quel modello è ormai obsoleto. Per guidare con efficacia oggi, un professionista della finanza deve evolversi: essere in parte stratega, in parte narratore (storyteller) e, soprattutto, un eterno studente.
Con l'ingresso nel 2026, vi presentiamo una conversazione d'eccezione riservata alla nostra community. Veterana di Unilever con 22 anni di esperienza, Besselink condivide il suo "Manuale di Crescita" (Growth Playbook).
Questa non è solo un'intervista, ma una vera masterclass su come reinventarsi all'interno di un colosso globale, gestendo il delicato equilibrio tra il controllo centralizzato e l'agilità necessaria a livello locale.
indice dei contenuti:
- 11 ruoli in 22 anni: l'arte di reinventarsi (senza cambiare azienda).
- la "lezione di shanghai": la sensibilità culturale come vantaggio competitivo.
- finanza e innovazione: oltre il ruolo del "signor no".
- leadership nell'era dell'IA: "non temete il robot, temete chi lo usa".
- gestire l'ingestibile: standardizzazione vs agilità nella regione GMEA.
- la "skill fantasma": perché i dati da soli non bastano più.
- un messaggio alla prossima generazione.
- unisciti alla conversazione: da custodi dei numeri a strateghi della crescita.
11 ruoli in 22 anni: l'arte di reinventarsi (senza cambiare azienda).
In un mercato del lavoro frenetico, dominato dal job hopping e da cambi di poltrona ogni 2-3 anni, la carriera di Ryanne Besselink in Unilever rappresenta un'eccezione potente. Ma attenzione: restare nella stessa azienda per oltre due decenni non ha mai significato stare ferma.
Entrata come tirocinante in fabbrica, affascinata dalla cultura dinamica dei brand, Ryanne ha adottato una strategia controintuitiva: cercare sistematicamente il disagio.
Spinta da quella che potremmo definire una "noia produttiva", ha inseguito sempre la curva di apprendimento più ripida, trasformando il suo percorso in un'esplorazione completa del Conto Economico (P&L). Dalla finanza commerciale al procurement, passando per Ricerca & Sviluppo (R&D) fino alla Supply Chain, ha ricoperto 11 ruoli diversi in 22 anni.
Il segreto? Lanciarsi ogni volta "senza rete", accettando di sentirsi vulnerabili e mantenendo l'umiltà di chi sa di avere ancora tutto da imparare. Un approccio che si traduce in un consiglio prezioso per i talenti di oggi:
"Non sentitevi mai vittime dell’organizzazione. Se la crescita che cercate non arriva nei tempi giusti, guardatevi intorno o proponetevi per un 'flex project' (progetto trasversale). Siate voi i piloti della vostra carriera, non semplici passeggeri."
la "lezione di Shanghai": la sensibilità culturale come vantaggio competitivo.
Per Ryanne Besselink, i quattro anni trascorsi a Shanghai all'inizio della carriera non sono stati una semplice esperienza all'estero, ma un corso accelerato di leadership e umiltà. Un'esperienza che non ha atteso, ma ha creato: ha scritto lei stessa la sua job description, dimostrando che "è possibile ottenere molto di più di quanto si pensi, se si ha il coraggio di parlare direttamente con chi prende le decisioni".
L'impatto culturale è stato profondo. Quello che inizialmente percepiva come "scortesia" nelle email dei colleghi cinesi, si è rivelato presto essere solo una sfumatura di traduzione e contesto. Lavorando come unica straniera in un team locale, gestito da un capo estremamente esigente, Ryanne ha dovuto apprendere l'arte delle "conversazioni coraggiose", affrontando apertamente le divergenze negli stili lavorativi.
Questa palestra internazionale ha plasmato il suo stile di leadership attuale, radicato in una profonda sensibilità verso l'inclusione.
"So cosa si prova a essere quella persona al tavolo del pranzo che non capisce la lingua. Per questo oggi mi impegno ad ascoltare le voci più silenziose nella stanza. Il fatto che qualcuno non parli, non significa che non abbia l’opinione più preziosa del gruppo".
finanza e innovazione: oltre il ruolo del "signor no".
Il vecchio stereotipo del dipartimento finanziario come semplice "gatekeeper" — il custode che blocca la spesa — è ormai obsoleto. Per Ryanne Besselink, la vera sfida del Finance Business Partner moderno è bilanciare il rigore dei controlli con il supporto attivo alla strategia.
Esiste spesso una tensione naturale nei processi d'innovazione: i marketer tendono a proteggere i nuovi prodotti con passione, trattandoli quasi come i loro "bambini". Tuttavia, le analisi post-lancio rivelano spesso una realtà più fredda: molte innovazioni non raggiungono i KPI di business previsti.
Il compito della Finanza non è spegnere quell'entusiasmo, ma mettere in discussione le ipotesi (challenge assumptions).
Per gestire investimenti ad alto rischio e risultato incerto — come le campagne di brand awareness nel settore della ristorazione — Unilever adotta rigorosamente l'approccio "Pilot and Scale" (Testa e Scala). La regola è semplice: niente scommesse al buio. Si compiono piccoli passi in un'area ristretta, si misura l'incremento reale (uplift) e, solo a fronte di dati solidi, si scala il progetto a livello globale.
"Questo metodo ci permette di correre i rischi necessari per crescere, mantenendo però la spesa sempre sotto controllo."
leadership nell'era dell'IA: "non temete il robot, temete chi lo usa".
Di fronte alla paura diffusa che l'automazione possa rendere obsoleti i professionisti della finanza, Ryanne Besselink adotta una linea di trasparenza radicale. La sua filosofia si riassume in una frase che ripete spesso al suo team:
"L'intelligenza artificiale non ti porterà via il lavoro. Ma lo farà la persona che saprà sfruttare l'IA al massimo delle sue potenzialità."
In Unilever, la risposta a questa sfida non è la resistenza, ma l'upskilling strategico. Besselink è convinta che le persone che comprendono profondamente il contesto aziendale siano le uniche in grado di guidare l'evoluzione degli strumenti digitali. L'IA non è il pilota, è il copilota.
Per facilitare questa transizione, l'azienda utilizza degli "sprint team" interni: gruppi agili incaricati di testare nuovi strumenti digitali e condividere le best practice tra i vari Paesi, creando un ciclo virtuoso di apprendimento.
Spesso, l'ostacolo principale è la paralisi decisionale: non sapere da dove iniziare. La soluzione di Besselink è pragmatica: "Scomponiamo il processo in piccoli passi. Ci concentriamo su brevi progetti e test pilota, invece di cercare di rivoluzionare tutto in una volta sola".
gestire l'ingestibile: standardizzazione vs agilità nella regione GMEA.
Gestire un'area geografica volatile come la regione GMEA richiede un paradosso manageriale: essere rigidi e flessibili allo stesso tempo. La filosofia di Ryanne Besselink per mantenere la rotta si basa su una distinzione netta: il framework di contabilità e controllo è fisso e assolutamente "non negoziabile".
Tuttavia, gli obiettivi commerciali devono riflettere la realtà del terreno, non la teoria dell'headquarter.
Non si possono applicare le stesse metriche ovunque. In mercati come Turchia o Egitto, la leadership deve navigare attraverso l'iperinflazione e le violente fluttuazioni del PIL. In Israele, i costi di produzione sono strutturalmente più alti a causa dei requisiti kosher, rendendo irrealistico aspettarsi gli stessi margini di altri Paesi.
La soluzione di Unilever? Assegnare ai team locali obiettivi chiari di fatturato e profitto (top and bottom-line), ma concedere totale "libertà di manovra" sulle leve da azionare per raggiungerli.
"Se il quadro degli obiettivi è sensato e riflette le leve locali, i risultati arrivano."
la "skill fantasma": perché i dati da soli non bastano più.
Quando si tratta di valutare promozioni per ruoli intermedi (mid-level), Ryanne Besselink individua spesso una lacuna critica. Non si tratta di competenze tecniche o analitiche, ma di soft skill: Gestione degli Stakeholder e Storytelling.
Salendo nella gerarchia aziendale, il ruolo del professionista finanziario cambia radicalmente: non si tratta più solo di presentare report, ma di convincere la leadership.
"Potresti avere gli stessi identici dati, ma devi adattare la narrazione a seconda che tu stia parlando con l'interlocutore A o l'interlocutore B. La vera sfida è rendere i 'big data' piccoli, semplici e comprensibili."
Per insegnare questa arte — spesso trascurata nei corsi di formazione tradizionali — Besselink adotta un metodo pratico: porta i membri junior del team direttamente nelle riunioni con i dirigenti senior. L'obiettivo non è solo tecnico, ma psicologico: imparare a "leggere la sala" e capire sul campo perché una certa narrazione ottiene il consenso mentre un'altra fallisce.
un messaggio alla prossima generazione.
Se Ryanne Besselink potesse tornare indietro al 2003, all'inizio della sua avventura in Unilever, avrebbe due messaggi fondamentali per la sua versione più giovane. Due lezioni che valgono più di qualsiasi corso tecnico.
La prima regola è l'autonomia strategica: "Attieniti al tuo piano". I mentori sono preziosi, ma bisogna ricordare che solo noi conosciamo il nostro ritmo ideale e i nostri veri obiettivi. Non bisogna mai permettere che la definizione altrui di "successo" o di "apice della carriera" limiti le nostre scelte personali.
La seconda lezione è ancora più pragmatica e sfata un mito diffuso: non dare mai per scontato che il duro lavoro sia sufficiente.
"Un tempo pensavo che se avessi fatto del mio meglio, i risultati sarebbero arrivati di conseguenza. Mi sbagliavo. Devi comunicare le tue aspirazioni".
La crescita professionale richiede visibilità. Il consiglio di Besselink è di superare la timidezza gerarchica: invita i leader senior per un caffè. Non presumere che siano troppo occupati per investire cinque minuti su di te. Chiedere consigli o mentorship non è un segno di debolezza o impreparazione; al contrario, "dimostra una chiara e forte intenzione di crescere".
unisciti alla conversazione: da custodi dei numeri a strateghi della crescita.
Il viaggio di Ryanne Besselink - 11 ruoli in 22 anni - non è una semplice storia di fedeltà aziendale. È una vera e propria masterclass di agilità professionale.
In un mondo che corre spesso troppo veloce per essere decifrato, le sue intuizioni offrono un modello strategico e concreto per ogni leader F&A (Finance & Administration) che non si accontenta di "stare al passo", ma vuole lasciare un impatto duraturo.
Il messaggio fondamentale è uno: il futuro della finanza ha smesso di riguardare solo la gestione del Conto Economico (P&L); oggi riguarda la gestione delle possibilità.
Mentre entriamo nel nuovo anno, vi lanciamo una sfida: smettete di vedervi come semplici "custodi dei numeri". Iniziate ad agire come veri strateghi della crescita.
Il Growth Playbook di Ryanne ci dimostra che, quando si segue un piano di carriera personale e si guida con curiosità, i confini di ciò che è possibile all'interno di una singola organizzazione sono molto più ampi di quanto sembri inizialmente.
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