non smettere mai di imparare. questo è l'insegnamento di gigi buffon.

31/08/2020 12:00:00

La carta d’identità non mente: lo scorso 28 gennaio le candeline spente sulla torta sono diventate 42. Eppure, nonostante il tempo scorra veloce, Gianluigi Buffon rimane sempre lì a rassicurarci, a difendere la porta della sua Juventus e illuderci che alcune cose non cambino. 

Intervistato da Jack Sintini, Head of Randstad Sport, nell’ambito dell’iniziativa “Distanti ma vicini, con lo sport che ci unisce”, l’estremo difensore dei bianconeri si è aperto, parlando del suo passato e del futuro. Gigi ammette di non essere ancora pronto per il ritiro dal calcio giocato, ma allo stesso tempo confida che anche per lui è venuto il momento di guardare a ciò che lo attende una volta appesi i guantoni al chiodo. Persino per il Peter Pan della Serie A, abituato a volare da un palo all’altro della porta, alla fine viene il momento di pensare a cosa fare da grande.

Su una cosa è però sicuro: non smetterà di formarsi e imparare cose nuove. Porterà fuori dal campo di gioco la stessa lezione che ha appreso negli oltre 20 anni di carriera. Ovvero che c’è sempre tempo per migliorare e crescere. Anche quando hai 40 anni. Anche quando sei uno dei portieri più forti della storia del calcio, hai vinto una Coppa del Mondo e vestito la maglia di alcune delle migliori squadre del panorama europeo.

pensare di potersi sempre migliorare.

Eletto per cinque volte portiere dell’anno dall’IFFHS tra il 2003 e il 2017, e portiere del decennio 2000-10 dallo stesso istituto statistico sportivo, Buffon è un'autentica leggenda vivente. Ha difeso ininterrottamente la porta della Juventus per 17 stagioni (2001-18). Una breve parentesi lo scorso anno con la maglia del Paris Saint-Germain, prima del grande ritorno in bianconero. 

Oggi anche se non è più il titolare indiscusso, ha raggiunto un nuovo record, l’ultimo di una lunghissima serie: con 649 presenze, l’estremo difensore juventino è infatti diventato il giocatore ad aver collezionato il maggior numero di partite in serie A. 

Il segreto? La convinzione di poter crescere e migliorare. La capacità di non accontentarsi, anche quando hai ottenuto quasi tutto quello a cui potresti ambire. "Quando uno sente di avere ancora margini di miglioramento davanti a sé, ha quel fuoco dentro che non lo fa sentire appagato". Il contraltare di questo atteggiamento è forse una naturale insoddisfazione. Del resto, la mentalità vincente si basa sulla capacità di spostare l’asticella delle aspettative sempre un po’ più in alto.  "Purtroppo devo dire che negli ultimi 12-13 anni mi sono goduto poco le vittorie e ho pensato tanto alle sconfitte. Ma la frustrazione per la sconfitta è qualcosa con cui devo fare pace altrimenti rischio di non smettere mai". 

come affrontare i momenti difficili.

In una lunga carriera arrivano - come capita a volte anche sul lavoro - i momenti difficili. Riuscire a concentrarsi, a superare gli errori per fare meglio, è fondamentale. Gli alibi devono essere dimenticati e si deve voltare pagina. "Nella mia carriera credo che sul 75% dei gol subiti avrei potuto fare di più”, ammette. “L’autocritica forse toglie qualcosa, ma allo stesso tempo non ti fa adagiare sugli allori. Cercare scuse è il modo migliore per affondare, bisogna saper essere critici con sé stessi”. Questo non significa però sfociare in un atteggiamento autodistruttivo. “Sono molto esigente con me stesso e non ho paura della sfida anche estrema - spiega il portierone bianconero -, ma sbagliare è umano e può capitare”.

l'allenamento comincia dal cervello.

Nello sport come nella vita professionale, il motore che spinge le nostre azioni è il cervello. Proprio l’attenzione all’aspetto mentale è uno dei segreti della sua straordinaria longevità. "Nel momento in cui ho le energie mentali, il fisico risponde di conseguenza". Alla base c’è la volontà di migliorarsi. Per un uomo che ha trascorso gran parte della sua vita a volare e sfidare la forza di gravità, non porsi limiti è un istinto quasi naturale. "Ancora adesso che ho 43 anni sogno. È l'unico modo che ho per sentirmi leggero. E sentirsi leggeri aiuta a giocare”.   

continuare a formarsi per sentirsi bene.

Piani per il futuro e per quando dirà addio al calcio non li ha ancora stilati. Eppure, una volta appesi i guantoni al chiodo ha già alcuni “cassetti” - come li chiama lui - da chiudere.“Quando smetterò mi prenderò un anno sabbatico, ma di formazione in cui potrò dedicarmi a me stesso insieme alla famiglia. Voglio finire l’ultimo anno di quinta, considerato come i miei genitori mi stiano rompendo le scatole da trent’anni”, spiega con il sorriso. “ Poi vorrei imparare bene l'inglese. E ci sono tanti altri piccoli elementi di cui ho bisogno". 

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