invidia al lavoro: come trasformarla a nostro vantaggio.

13/03/2019 10:53:42

È dura da ammettere ma è capitato a tutti, prima o poi, di sentire quel senso d'invidia per un collega che ai nostri occhi appare “più bravo”, “più fortunato” o “più nelle grazie del capo”. A volte il successo degli altri può far vacillare la nostra autostima, farci sentire  e dare spazio dentro di noi a inutili sensi di colpa e frustrazioni. 

Alimentare  l’invidia potrebbe davvero avvelenare i buoni rapporti lavorativi che abbiamo instaurato con fatica e costanza in ufficio, quindi come facciamo a uscire da questo circolo vizioso? Quello che non sapete è che trasformare l’invidia in qualcosa di positivo è possibile, per noi stessi e gli altri, ma dobbiamo imparare a gestirla nel migliore dei modi mettendoci tanto impegno e buona volontà. Ecco i nostri consigli per cambiare atteggiamento e trarre vantaggi da questa esperienza.

Il successo degli altri ci mette in crisi: la “teoria di Tesser”

Lo psicologo americano Abrahm Tesser ha elaborato nel 1988 un’interessante teoria sull’invidia. All’interno della sua “Self-Evaluation Theory”, Tesser spiega infatti che provare invidia per il successo di qualcuno a cui siamo particolarmente legati, mina la nostra capacità di essere obiettivi e condiziona il giudizio sulle nostre skills personali. Secondo lo psicologo, questo succede perché tendiamo a utilizzare le persone che ci stanno vicino come dei metri valutativi che misurano anche l’andamento delle nostre vite. Se avvertiamo di essere rimasti indietro rispetto agli altri, la nostra autostima registra un crollo vertiginoso e viene meno anche la fiducia in noi stessi. 

Come affrontare e superare questo stato d’animo negativo?

Quando un collega ottiene una promozione o raggiunge un obiettivo importante, è normale avere la tendenza a paragonare quello che abbiamo ottenuto noi con i risultati degli altri. Per mettere da parte il fisiologico senso di frustrazione è però importante cercare di “domare” questa invidia. Pensare che sparisca premendo un bottone è infatti praticamente impossibile. 

Sulla rivista Forbes è stata pubblicata una ricerca molto interessante che descrive tre diverse tipologie di reazione che si possono innescare quando qualcuno vicino a noi ha successo in qualcosa:

  • Sottomissione: davanti alla bella notizia relativa alla carriera del collega tendiamo a raccontare a noi stessi che quella persona è più brava e capace di noi. Questo atteggiamento impedisce ogni forma di cambiamento perché la paura di fallire – o la convinzione di essere destinati a farlo – ci bloccherà. 
  • Ambizione: venire a sapere del successo di una persona a noi vicina, ci sprona a volere di più per dimostrare che anche noi, se vogliamo, possiamo. Questa è sicuramente la reazione migliore all’invidia perché ci porta a rimboccarci le maniche e smettere di lamentarci.
  • Distruzione: i pensieri negativi hanno la meglio su tutto e per questo tendiamo ad accanirci ancora di più contro la persona che li ha fatti scaturire. Questo ci porta a criticarla e screditarla in ogni modo.

Per non cadere completamente in questo vortice “tossico” e iniziare a comportarci in modo scorretto sul posto di lavoro, è bene per prima cosa cercare di riconoscere il problema e ammettere di essere invidiosi. Fare finta che tutto vada bene è inutile e farà solo aumentare lo stress. Razionalizzare serve invece a ridimensionare le sensazioni che stiamo provando: il successo degli altri cosa ci toglie? Perché il suo atteggiamento mi fa stare così male? Cerchiamo delle risposte sensate a queste domande e proviamo invece a trarre ispirazione dagli altri. 

Spesso il nostro benessere personale è davvero a portata di mano e l’esempio degli altri può servire a spingerci a fare quel passo in avanti che sembra così difficile da compiere. Iniziamo a vedere i colleghi più ambiziosi come risorse preziose o esempi da seguire per insegnare a noi stessi a lottare per quello che desideriamo. L’invidia è un sentimento da tenere ben chiuso in un cassetto che rischia di rovinare il nostro benessere e quello delle persone che ci circondano, affrontiamolo.