cassa integrazione ordinaria (Cigo): tutte le novità per richiederla.

11/06/2020 08:00:00

L’emergenza Coronavirus e la conseguente riduzione o sospensione di molte attività aziendali nel nostro Paese hanno determinato un ricorso massivo agli ammortizzatori sociali. Per far fronte ad un incremento significativo delle domande da parte delle società, il governo è intervenuto attraverso appositi decreti per semplificare l’accesso ai trattamenti di integrazione salariale tra i quali la Cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo). Vediamo allora come funziona questo ammortizzatore, chi ne può fare richiesta e quali sono le novità introdotte dal governo per far fronte all’emergenza sanitaria ed economica.

che cos’è la cassa integrazione ordinaria (Cigo).

Con cassa integrazione ordinaria si intende un intervento di sostegno che si applica ai casi di “situazioni aziendali dovute a eventi transitori e non imputabili all'impresa o ai dipendenti, incluse le intemperie stagionali” e “situazioni temporanee di mercato”, con l’obiettivo dunque di garantire ai lavoratori una continuità nella retribuzione e di sostenere le imprese in situazioni difficili. Per quanto riguarda l’ammontare della somma erogata in cassa integrazione ordinaria, si tratta dell’80% della retribuzione totale spettante al lavoratore – sebbene vi siano limiti massimi mensili stabiliti ogni anno. I periodi di cassa integrazione sono, inoltre, conteggiati per il calcolo della pensione. I beneficiari del trattamento sono i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato compresi, per effetto delle novità introdotte dal Jobs Act, gli apprendisti con apprendistato professionalizzante. Sono invece esclusi i dirigenti, i lavoratori a domicilio, i lavoratori con contratto di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore e i lavoratori con contratto di apprendistato di alta formazione e ricerca.

come si richiede la Cigo e chi ne ha diritto.

Nel quadro del riordino in materia di ammortizzatori sociali previsto dalla Legge delega sul Jobs Act, il decreto 95442 del 15 aprile 2016 stabilisce che, ai fini della concessione della Cigo, le imprese devono fornire una relazione tecnica dettagliata, per spiegare le ragioni che hanno determinato la contrazione o sospensione dell’attività produttiva. Di seguito, la casistica individuata dal Ministero per le domande di concessione:

  • mancanza di lavoro o di commesse e crisi dei mercati
  • fine di un cantiere o di una fase lavorativa ben precisa
  • mancanza di materie prime
  • eventi meteo di particolare rilevanza
  • scioperi di un reparto o di un’altra impresa
  • incidenti o eventi di rilevante gravità come incendi, crolli, alluvioni, sisma, mancanza di energia elettrica, sospensione o riduzione dell’attività per ordine di pubblica autorità per cause non imputabili all’impresa o ai lavoratori
  • guasti ai macchinari e manutenzione straordinaria

È utile, infine, ricordare che la Cigo ha, con esclusione di determinati settori, una durata massima di 24 mesi in un quinquennio mobile, anche se in alcuni casi può subire eventuali proroghe raggiungendo i 36 mesi (ad esempio se vi è il ricorso al contratto di solidarietà).

le novità per l’emergenza Coronavirus.

Secondo quanto stabilito dal decreto numero 18 del 17 marzo 2020, le imprese che abbiano sospeso o ridotto le attività per motivi riconducibili all’emergenza Coronavirus posso presentare la domanda per la Cigo alle condizioni semplificate rispetto al regime ordinario. Nella causale della domanda va specificata la dicitura “COVID-19 Nazionale”. Le semplificazioni per questo tipo di trattamento riguardano:

  • termini di presentazione della domanda
  • più ampi periodo di fruizione del trattamento
  • assenza di causali: è sufficiente indicare la causale relativa all’emergenza Coronavirus
  • i periodi di integrazione non sono conteggiati, per cui i periodi di fruizione della Cigo non vengono computati nei limiti temporali di fruizione massima degli ammortizzatori sociali di cui al decreto legislativo 148 del 2015
  • esonero dal pagamento del contributo addizionale richiesto in proporzione all’effettiva fruizione dell’ammortizzatore e previsto sempre dal D.lgs 148 del 2015
  • autorizzazione del pagamento diretto al lavoratore
  • assenza del requisito di anzianità ai lavoratori destinatari: possono beneficiare del trattamento tutti i dipendenti che risultino assunti alla data del 23 febbraio 2020
  • non è previsto l’espletamento della procedura di consultazione sindacale di cui all'art. 14 D.lgs. n. 148/2015
  • Le imprese che al 23 febbraio 2020 hanno in corso un trattamento di Cigs, possono sospendere il programma e accedere alla Cigo, nel caso in cui rientrino tra le categorie di imprese assicurate anche alle integrazioni salariali ordinarie

Ulteriori novità in merito sono state introdotte dal Decreto Rilancio pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19 maggio 2020. Con questo provvedimento, le misure previste nel decreto di marzo vengono prorogate di altre nove cinque settimane nel medesimo periodo (incrementate di ulteriori quattro settimane, a determinate condizioni, per periodi decorrenti dal 1° settembre al 31 ottobre). “I datori di lavoro che nell’anno 2020 sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19 – si legge nel nuovo testo - possono presentare domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale o di accesso all’assegno ordinario con causale “emergenza COVID-19”, per una durata massima di nove settimane per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020”. Per i soli datori di lavoro che abbiano fruito interamente del periodo precedentemente concesso fino a nove settimane, vengono “incrementate di ulteriori cinque settimane nel medesimo periodo”.

Il periodo di cassa integrazione ordinaria di 18 settimane complessive viene suddivisa in 14+4. E queste ultime quattro settimane sono previste solo per una riduzione o sospensione delle attività a partire dal primo settembre e sino al 31 ottobre. L’unica eccezione è rappresentata dal comparto turismo per il quale non è prevista la distinzione 14 settimane più quattro, ma “è possibile usufruire delle predette quattro settimane anche per periodi decorrenti antecedentemente al 1° settembre 2020 a condizione che i medesimi abbiano interamente fruito il periodo precedentemente concesso fino alla durata massima di quattordici settimane”.