quante categorie protette l'azienda deve assumere?

17/10/2019 17:49:14

I datori di lavoro sono obbligati per legge ad assumere una quota di lavoratori che fanno capo a categorie protette per incoraggiarne l’inserimento nel mondo del lavoro. Tuttavia, è necessario chiarire bene alcuni aspetti di questa normativa per capire innanzitutto a chi si rivolge, in che modalità è possibile usufruirne e quali sono gli obblighi effettivamente previsti.

Categorie protette: cosa si intende 

Assicurare un lavoro alle categorie protette significa, in primo luogo, tutelare soggetti svantaggiati e dare loro la possibilità di inserirsi nel tessuto sociale contribuendone allo sviluppo. I beneficiari, in particolare sono:

  • Persone con disabilità fisiche e psichiche che presentino una riduzione della capacità lavorativa al di sopra del 45%;
  • Persone con invalidità superiore al 33%;
  • Ciechi e sordi;
  • Invalidi di guerra e di servizio;
  • Vedovi/e di persone morte per cause di lavoro, di guerra o servizio;
  • Orfani o profughi;
  • Vittime di terrorismo o criminalità organizzata.
Assunzione in azienda di categorie protette

Quote obbligatorie di lavoro a categorie protette e relative eccezioni 

Le percentuali di lavoratori dipendenti, sia pubblici che privati, appartenenti a categorie protette che devono essere assunti per legge sono articolate a seconda del numero dei dipendenti. Esse sono parti a:

  • 7% degli occupati se ci sono più di 50 dipendenti;
  • 2 lavoratori se si occupano dai 36 ai
  • 50 dipendenti;
  • 1 lavoratore se si occupano dai 15 ai 35 dipendenti.

Vi sono, tuttavia, alcune eccezioni e deroghe dovute, in particolare, a condizioni di lavoro che non possono essere compatibili con disabilità. Si tratta, ad esempio, di datori di lavoro in ambito pubblico e privato che operano nel settore del trasporto pubblico (aereo, marittimo, terrestre), nel settore edile o nei servizi di polizia e di protezione civile (per questi ultimi il collocamento di personale disabile avviene solo nelle sedi dei servizi amministrativi). Anche il settore della politica (partiti, sindacati, organizzazioni di assistenza pubblica e beneficenza), nonché molte associazioni che operano nel sociale, possono riservare una quota di lavoro per categorie protette solo per quanto riguarda il personale tecnico amministrativo. 

Lavoro per categorie protette: cosa serve per essere assunti 

Il soggetto interessato dall’obbligo di assunzione deve innanzitutto dimostrare di rientrare nelle categorie protette con apposita certificazione, rilasciata in molti casi da una commissione competente. Vi sono poi appositi elenchi cui iscriversi presso gli uffici di collocamento obbligatorio e un’unica graduatoria pubblica stilata sulla base dei punteggi assegnati. I criteri sono stabiliti da ciascuna regione e provincia presso cui si risiede. Se, tuttavia, si rifiuta per almeno due volte senza giustificato motivo la chiamata dell’ufficio di collocamento, questo provvederà alla cancellazione automatica dalle liste. 

Assumere una categoria protetta, per l’azienda, vuol dire rendersi parte attiva in un contesto di inclusività, non solo  lavorativa, ma anche sociale. Solo in questo modo, infatti, è possibile realizzare un mondo più equo e giusto, dove le persone hanno uguali diritti. Nell’ottica di incentivare l’assunzione di chi si trova in una condizione di svantaggio, sono inoltre previste anche una serie di convenzioni che le parti possono stipulare. In questo modo si potranno personalizzare una serie di interventi per facilitare l’inserimento in azienda della risorsa. Infine, al disabile verrà applicato lo stesso trattamento economico degli altri lavoratori, in base al CCNL di riferimento.