videosorveglianza in azienda: la cassazione torna a pronunciarsi sulla privacy dei lavoratori

05/06/2017 09:51:14

Una nuova sentenza della Corte di Cassazione dell’8 maggio 2017 ha ribadito che costituisce reato - così come stabilito dall’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori - l’installazione in azienda di impianti di videosorveglianza senza uno specifico accordo con le rappresentanze sindacali o - in mancanza di questo - senza autorizzazione della Direzione Territoriale del Lavoro. 

Tali strumenti di sorveglianza, infatti, consentono il potenziale controllo a distanza dei lavoratori e ne limitano la privacy, motivo per cui l’articolo 4 dello Statuto, oltre a stabilire la necessità di accordi con le rappresentanze sindacali, prevede che gli impianti di videosorveglianza possano essere utilizzati “esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale”.

La nuova sentenza della Cassazione ribalta alcune posizioni assunte dalla Giurisprudenza negli ultimi anni. Tali sentenze avevano stabilito che gli impianti di videosorveglianza a lavoro potevano essere installati anche solo previo consenso scritto o orale da parte di tutti i lavoratori interessati, e quindi senza intervento delle rappresentanze sindacali.

La Cassazione, tuttavia, ha riesaminato queste posizioni stabilendo che il consenso di tutti i lavoratori non è sufficiente, in quanto l’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori ha proprio l’obiettivo di “tutelare i lavoratori contro forme subdole di controllo della loro attività da parte del datore di lavoro”. I lavoratori, infatti, a causa della loro posizione di svantaggio rispetto al datore di lavoro, potrebbero dare il loro consenso viziato dalla paura di incorrere nella non assunzione o in altre forme di ripercussione.

Pertanto la Corte ha individuato, nel consenso senza accordo con le rappresentanze sindacali, anche un comportamento antisindacale da parte del datore di lavoro, in quanto questi organi hanno lo scopo di salvaguardare gli interessi collettivi e superindividuali dei lavoratori, che quindi devono necessariamente essere interpellati in fase di accordo per l’installazione dei sistemi di videosorveglianza. 

In conclusione, quindi, la Corte di Cassazione ha stabilito che i datori di lavoro che non adempiono a questi obblighi ledono gli interessi collettivi e incorrono in reato penale. 

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