tutele crescenti in caso di cessione di ramo d’azienda e di cessione di contratto

14/04/2015 11:45:47

La nostra rubrica “Il laboratorio dell’esperto” ospita un approfondimento del giuslavorista Francesco Rotondi, founding partner dello studio legale LabLaw.

Nel corso delle numerose tappe del Tour legale Randstad, una delle ricorrenti domande poste dai partecipanti riguarda l’applicazione delle nuove regole, valide per le assunzioni a tempo indeterminato con “Tutele crescenti”, anche nei casi di cessione di ramo d’azienda e cessione del singolo contratto.

Occorre innanzitutto tener presente che per cessazione di ramo d’azienda si intende una operazione di trasferimento di una singola attività di impresa che comporta la sostituzione del soggetto titolare dell’impresa. In particolare, per ramo d’azienda si intende una articolazione funzionalmente autonoma di una attività economica organizzata, idonea allo svolgimento della attività di impresa.

In tal caso, i lavoratori addetti al ramo trasferito  passano con tutti i beni materiali al nuovo imprenditore mantenendo tutti i diritti già maturati presso il cessionario (anzianità, scatti retributivi, diritti connessi alla qualifica). In considerazione del fatto che il rapporto dei dipendenti addetti all’azienda trasferita deve proseguire immutato con il cessionario, i lavoratori dovranno conservare anche il regime normativo loro applicato precedentemente. Infatti, in caso di trasferimento di ramo d’azienda, la legge garantisce la continuazione del rapporto e la salvaguardia dei diritti acquisiti, cioè di quei diritti già entrati a far parte del patrimonio del lavoratore, tra cui si dovrebbe far rientrare automaticamente anche la tutela in caso di licenziamento prevista dalla normativa applicabile al contratto stipulato ab origine.  

Nel caso di cessione di ramo d’azienda, resta fermo che per il cessionario trattasi di nuove assunzioni, ma legate a quel ramo d’azienda, quindi ad una operazione di impresa volta all’acquisizione di una unità aziendale autonoma. 

In caso di cessione del singolo contratto di lavoro, l’imprenditore cede ad un terzo il singolo contratto a condizione che l’altro contraente presti il consenso. Anche in tal caso c’è il mutamento di uno dei soggetti del contratto ed il rapporto di lavoro resterebbe immutato, quindi il lavoratore dovrebbe conservare anche il regime normativo applicato ab origine. 

Da una interpretazione letterale della norma sul contratto a tutele crescenti, le conclusioni suesposte non parrebbero tanto scontate,  non sarebbe così automatica l’applicazione delle vecchie regole dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori anziché delle nuove “Tutele crescenti”. Le norme sul contratto a tutele crescenti si applicano alle assunzioni con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato intervenute a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto pertanto. Nel caso di cessione del singolo contratto ma anche di cessione del ramo d’azienda, per il nuovo imprenditore trattasi di assunzioni poste in essere dopo il 7 marzo 2015. 

In conclusione, qualche dubbio potrebbe emergere sull’applicazione delle vecchie regole poiché per il cessionario trattasi comunque di una assunzione intervenuta dopo l’entrata in vigore del decreto, pertanto questi potrebbe insistere per l’applicazione del nuovo regime sanzionatorio. Sul punto, considerati gli ultimi avvenimenti (vedi il caso Novartis) si attende un chiarimento dal Ministero  e poi si vedrà cosa ne penseranno i giudici…  

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