quali sono le "effettive" tutele crescenti?

25/03/2015 10:10:36

La nostra rubrica “Il laboratorio dell’esperto” ospita un approfondimento del giuslavorista Francesco Rotondi, founding partner dello studio legale LabLaw.

Quali sono le effettive tutele per i lavoratori che beneficeranno del nuovo contratto e con che frequenza cresceranno?

Il decreto legislativo n. 23 del 4 marzo 2015, entrato in vigore il 7 marzo 2015, introduce un diverso regime di tutela per coloro che da tale data saranno assunti con contratto a tempo indeterminato.

Le nuove regole - secondo quanto previsto dal decreto - si applicheranno anche in caso di  conversione del contratto a tempo determinato o di apprendistato in contratto a tempo indeterminato. 
Qualche dubbio emerge sulla “conversione dell’apprendistato” il quale nasce già come contratto a tempo indeterminato.

Non vi è dubbio che coloro i quali saranno assunti con contratto a tutele crescenti all’entrata in vigore del decreto non godranno del regime di tutela previsto dall’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori bensì delle nuove regole poste dal decreto legislativo n.23/2015. L’art. 18 però non scompare ma continuerà ad applicarsi a tutti coloro che sono stati assunti prima della entrata in vigore del decreto n. 23/2015.

La reintegrazione rimarrà ma solo per i licenziamenti nulli, discriminatori o inefficaci e nel caso di licenziamenti disciplinari quando il fatto materiale posto alla base del licenziamento risulterà  provato come insussistente. Nel caso in cui sia accertata la nullità e l’inefficacia del licenziamento sarà riconosciuta al lavoratore la reintegrazione più una indennità piena, dal giorno del licenziamento fino alla effettiva reintegrazione. Nel caso di licenziamento disciplinare in cui sia dimostrata in giudizio dal lavoratore l’insussistenza del fatto materiale contestato, alla reintegrazione si aggiungerà una indennità che non potrà superare le 12 mensilità. 

Per quanto riguarda invece quelle che sono state denominate “tutele crescenti”, queste si concretizzano nelle ipotesi in cui il giudice accerti che non ricorrano gli estremi del licenziamento per giustificato motivo oggettivo o per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa e condanni il datore di lavoro al pagamento di una indennità pari a due mensilità per ogni anno di servizio, in misura non inferiore a 4 e non superiore a 24 mensilità.

In tal caso, quindi, l’indennità crescerà con il crescere della anzianità di servizio del lavoratore, il quale avrà una maggior tutela economica quanto maggiore sarà la sua anzianità di servizio. 

La tutela crescente sarà riconosciuta anche nel caso in cui il giudice accerti una violazione del requisito di motivazione oppure di un vizio del procedimento disciplinare.

In tali casi, il rapporto si estinguerà alla data del licenziamento e il datore di lavoro sarà condannato a pagare una indennità di importo pari ad una mensilità per ogni anno di servizio, in misura non inferiore a due e non superiore a dodici mensilità, sempre che non si ricada nelle ipotesi precedenti. 

Con le nuove regole non si tutela più il posto di lavoro ma l’occupazione, pertanto, se il sistema dovesse funzionare, le “tutele” non andranno ricercate nelle norme, bensì nel “sistema lavoro” che dovrà essere in grado di ricollocare i soggetti che perderanno l’occupazione.

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