pil e lavoro, un quadro positivo

21/12/2015 11:44:19

Dopo tre anni di decrescita, il Prodotto Interno Lordo nel 2015 registrerà un segno positivo. E anche il mercato del lavoro – grazie a misure come Jobs Act e Legge di Stabilità – mostra numeri che lasciano ben sperare

Pil e occupazione: segnali positivi in vista del nuovo anno. Timidi, ma pur sempre positivi, che in chiave futura potranno fare da ulteriore traino a tutta l’economia italiana destinata, secondo Confindustria, a crescere anche nei prossimi anni. Ma quali sono le reali prospettive del nostro Paese?

Stima di crescita del Pil

Iniziamo dal Pil e dalle cifre al centro del dibattito delle ultime settimane: quale sarà  la crescita del 2015? Al momento si può parlare solo di stime, perché il dato ufficiale lo conosceremo solo a marzo quando saranno a disposizione del Ministero dell'Economia e delle Finanze i resoconti completi e rielaborati del quarto trimestre dell’anno. Secondo il Governo, comunque, il dato si attesterà intorno allo 0,9%, anche se Confindustria ha già rivisto e corretto (al ribasso) questa cifra indicando in un +0,8% l’aumento del Prodotto interno lordo nel 2015. Le ragioni? Le principali sono il calo estivo della produzione, la paura del terrorismo e la crisi di alcuni Paesi emergenti. Gli stessi motivi che, probabilmente, hanno spinto anche l’Istat a tagliare le stime: secondo l’istituto nazionale di statistica, la crescita si fermerà allo +0,7%.
In ogni caso, un dato positivo che certifica una netta inversione di tendenza rispetto al passato: nel 2012, nel pieno della recessione, il calo fu del 2,3%, nel 2013 dell’1,9% e nel 2014 dello 0,4%. Possiamo guardare al futuro con una certa fiducia, quindi, come conferma ancora Confindustria, che fissa in un 1,4% la previsione di crescita nel 2016 e 1,3% nel 2017.

I numeri dell’occupazione

In un quadro di rinnovato ottimismo, ci saranno benefici anche per il mercato del lavoro e l'occupazione? Anche in questo caso, i numeri aiutano a capire: tra gennaio e ottobre di quest’anno, sono stati attivati 616.543 nuovi posti di lavoro: si tratta del saldo tra l’attivazione e la cessazione di contratti comunicato dall’Inps, l'Istituto nazionale di previdenza sociale, nell’Osservatorio sul precariato elaborato con cadenza mensile. Giusto per dare l'idea, nel 2014 il numero di nuovi posti di lavoro attivati era la metà.
Analizzando le cifre più nello specifico, si nota come nei primi dieci mesi del 2015 sia salito sensibilmente il numero delle assunzioni con contratti a tempo indeterminato nel settore privato (+329.785) passando da 1.107.762 del 2014 a 1.437.547 attuali (circa il 30% in più), con le solite differenze da regione a regione: dal Friuli Venezia Giulia, in cui si registra un +78% di nuovi contratti stabili, alla Sicilia dove la crescita, che comunque c’è, si ferma al 4%. In mezzo ci sono il Piemonte (+52%), il Veneto (+45%), un po’ più indietro Lombardia e Toscana (comunque oltre la media nazionale con un +35%). Più si scende verso sud e più i numeri si abbassano, con Puglia e Calabria che si attestano rispettivamente a +11% e +12%.

Conclusioni

Anche in questo caso numeri positivi, quindi, indubbiamente favoriti dal Jobs Act e dalle misure di decontribuzione contenute nella Legge di stabilità per l’anno 2015, che hanno spinto il giuslavorista Pietro Ichino a commentare, in un editoriale pubblicato sul suo sito pietroichino.it: “Nel nostro Paese è la prima volta in assoluto che un intervento legislativo – sia esso di natura economica o normativa – in materia di lavoro produce in così breve tempo un risultato di questa entità”.
Avanti così, quindi verso numeri (si spera) sempre più positivi.


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