maternità e jobs act: tutto sul nuovo congedo a ore

19/09/2016 16:01:51

Maternità facoltativa: come funziona il nuovo congedo a ore

Tra le nuove disposizioni in materia di lavoro introdotte dal Jobs Act nel 2015 ve ne sono alcune relative alla tutela della maternità/paternità dei genitori lavoratori.
In particolare, le novità previste dalla normativa riguardano la maternità facoltativa, conosciuta anche come congedo parentale: un periodo di tempo extra di astensione dall’attività lavorativa che può seguire i 5 mesi di maternità obbligatoria.

Il Jobs Act ne introduce due, di novità in fatto di maternità facoltativa: un nuovo tipo di congedo parentale, su base oraria, che va ad aggiungersi a quello esistente strutturato su base giornaliera o mensile; la possibilità di rinunciare al congedo per sostituirlo con un uguale periodo di lavoro a tempo parziale.
Prima di entrare nel dettaglio delle nuove regole sulla maternità facoltativa, è bene fare un rapido excursus sulle sue caratteristiche.

Il congedo parentale rappresenta una misura a tutela della maternità aggiuntiva rispetto a quella obbligatoria. In quanto tale può essere fruita solo dopo la nascita del bambino e, ai fini del suo godimento, è necessario che uno o entrambi i genitori ne facciano esplicita richiesta.
Al termine del periodo di congedo obbligatorio, infatti, i genitori possono avvertire la necessità di rimanere accanto al figlio, per accompagnarlo più da vicino nello svezzamento, oppure per ragioni diverse che possano sopraggiungere in seguito.

Questo periodo di astensione facoltativa, , può essere goduto in modo frazionato o continuativo fino ai 12 anni di vita del figlio (prima del D. Lgs. 80/2015 attuativo del Job Act, il limite d’età era fissato a 8 anni) ed è pari ad un massimo di 6 mesi per la madre e 6 o 7 per il padre (se questi usufruisce di almeno 3 mesi di congedo, infatti, può estenderne la durata totale a 7), per un periodo complessivo tra i due genitori che non può superare i 10 mesi (o 11 per la stessa ragione di cui sopra).
Il congedo può anche essere fruito contemporaneamente da entrambi i genitori.
La retribuzione durante il periodo di astensione facoltativa è pari al 30% di quella precedente fino ai 6 anni di vita del figlio, mentre per gli eventuali anni successivi non è prevista alcuna indennità.

Il decreto attuativo del Jobs Act, dunque, amplia le modalità di fruizione della maternità facoltativa, estendendo la possibilità per i genitori lavoratori dipendenti di richiedere il congedo parentale cosiddetto “a ore” - già previsto dalla precedente L. 228/2012, ma solo ove contemplato all’origine dal contratto nazionale o aziendale - anche in assenza di contrattazione collettiva, nazionale o aziendale.
Secondo le nuove disposizioni legislative i genitori lavoratori dipendenti possono fruire della maternità/paternità facoltativa su base oraria, giornaliera o mensile, arrivando ad alternare così giorni o mesi di congedo a giornate lavorative composte di ore di astensione e ore di lavoro (tenendo conto dei limiti o condizioni eventualmente fissati dalla contrattazione collettiva).

Quanto ai criteri di calcolo della base oraria del congedo, questa è definita dal D. Lgs. 80/2015 come equivalente alla metà dell’orario medio giornaliero dell’ultimo periodo di retribuzione mensile, cioè quello immediatamente precedente all’inizio del congedo stesso. L’introduzione del congedo su base oraria, inoltre, non comporta alcuna modifica della durata, individuale o complessiva, del periodo di astensione, i cui limiti massimi rimangono invariati. Con il Jobs Act sono cambiati anche i termini temporali d’invio della richiesta di fruizione del congedo parentale: prima la sua trasmissione al datore di lavoro era prevista almeno 15 giorni prima della data d’inizio, ora l’invio può avvenire con almeno 5 giorni d’anticipo (2 in caso di congedo orario).

La seconda novità in materia di maternità facoltativa riguarda la possibilità di rinunciare al congedo del tutto o in parte, e di richiedere la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in uno a tempo parziale, purché la riduzione dell’orario lavorativo non sia superiore al 50%. Nel caso di un’attività lavorativa per cui si richieda una formazione ed un aggiornamento continui, questa soluzione può rappresentare un buon compromesso per coniugare la cura dei figli con la propria crescita professionale.

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