lgbt e mobbing sul lavoro: qualcosa sta cambiando

20/06/2016 08:39:51

Con il recente riconoscimento dell’istituto giuridico delle unioni civili in Italia, esteso anche alle coppie omosessuali, si riaccende nel nostro Paese il dibattito sulle discriminazioni subite da lesbiche, gay, bisessuali e transgender sul posto di lavoro, e sulla necessità di costruire ambienti di lavoro inclusivi e rispettosi delle differenze - non solo fisiche, etniche, culturali e religiose, ma anche sessuali e di genere.

Cosciente del fatto che la diversity - sul posto di lavoro come all’interno della società nel suo complesso - sia un fattore di arricchimento, Randstad Italia sarà sponsor della PRIDE WEEK 2016, che si svolgerà a Milano dal 18 al 25 giugno 2016.

Crediamo che un dialogo aperto ai temi dell’orientamento sessuale e dell'identità di genere così come il sostegno alla diversity, in tutte le sue forme, possa essere un momento di confronto costruttivo all’interno dell’azienda” – commenta Valentina Sangiorgi, HR Director di Randstad Italia – “Con questa iniziativa desideriamo contribuire in modo tangibile al rispetto del diverso in un’ottica di inclusività”.

I numeri della discriminazione

Ma cosa dicono le statistiche sul fenomeno? In realtà, di dati su casi reali di trattamenti discriminatori sul lavoro a danno di appartenenti alla comunità LGBT non ce ne sono molti e, soprattutto, non sono aggiornati. Lo lamenta Umberto Gerli, coordinatore del Gruppo Lavoro dell'associazione Arcigay di Milano, nato nel 2013 con il preciso scopo di dare un supporto alle persone LGBT vittime di discriminazione sul lavoro. 

Una delle poche fonti di informazione è un’indagine ISTAT risalente all’ormai lontano 2011, secondo la quale poche sono le persone che osano fare coming out sul posto di lavoro: solo un quarto si sente sicuro infatti di poter esprimere liberamente il proprio orientamento sessuale, e sembra si tratti di una stima per eccesso.

A complicare le cose vi è la crisi attuale del mondo del lavoro: uscire allo scoperto, fare outing, potrebbe compromettere i rapporti con i colleghi, ostacolare un avanzamento di carriera se non, addirittura, essere motivo - non dichiarato, certamente - di licenziamento. Meglio non esporsi troppo e non creare ulteriori criticità, dunque. 

La stessa ricerca ISTAT rivela un altro dato preoccupante: il 27% della popolazione italiana interrogata al riguardo non ritiene necessario condannare le discriminazioni in base all’orientamento sessuale.

Uscendo dall’Italia, una ristretta ma significativa indagine condotta dalla britannica Anglia Ruskin University su 144 giovani ha rilevato come una dichiarazione esplicita di appartenenza alla comunità LGBT posta sul CV - o anche una semplice manifestazione di simpatia nei confronti dei suoi membri - possa ridurre del 5% le possibilità di essere chiamati per sostenere un colloquio.  

Le donne: doppiamente discriminate

In un mondo del lavoro in cui le donne sono ancora vittime di disparità di trattamento rispetto ai colleghi uomini (in termini di retribuzione, accesso a posizioni dirigenziali e discriminazioni legate alla maternità), le lesbiche si trovano a subire una discriminazione doppia: per il loro essere donne e per il loro orientamento sessuale “diverso”. Arcilesbica si sta attivando per sensibilizzare al problema, molto diffuso soprattutto negli ambienti di provincia, ma occorre  un’azione congiunta con i soggetti di tutela dei diritti dei lavoratori, i sindacati. 

Il ruolo di associazioni e sindacati

Umberto Gerli di Arcigay continua la sua analisi del fenomeno concentrandosi sull’aspetto pratico: come affrontare una tale realtà discriminatoria, sommersa ma non per questo meno preoccupante? Associazioni e sindacati stanno unendo le loro forze per tentare di far fronte a questo nuovo tipo di mobbing mettendo in campo le loro rispettive competenze.

Per questo motivo, di recente la collaborazione tra i due soggetti si è intensificata con l’apertura di sportelli dedicati, come il succitato Gruppo Lavoro coordinato dallo stesso Gerli.

Tra le unioni sindacali più attive su questo fronte c’è la UIL, che con il suo Coordinamento Diritti ha avviato un progetto di formazione ad hoc sulla discriminazione per orientamento sessuale o di genere. Ne è responsabile nazionale Pietro Nocera, il quale ritiene che un sindacato competente in materia LGBT possa fare la differenza in termini di assistenza alle vittime di mobbing. La missione del Coordinamento è anche quella di proporre corsi di diversity management alle aziende, destinati a dirigenti e personale, per combattere l’omofobia. 

Un altro grande successo è stato raggiunto dalla UIL all’interno di Intesa San Paolo: qui il congedo matrimoniale è stato esteso alle coppie omosessuali sposate all’estero o contraenti matrimonio con un rito religioso riconosciuto dall’ordinamento giuridico italiano.

Anche il fronte delle associazioni non è da meno: insieme a Ready - Rete nazionale delle Amministrazioni Pubbliche Anti Discriminazioni per l'Orientamento Sessuale e Identità di Genere - e UNAR - Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali - Arcilesbica promuove corsi di formazione per sindacati e assessori alle pari opportunità. Allo stesso modo si sta facendo notare per il suo attivismo Parks, associazione di datori di lavoro che incoraggia l’inclusione della diversità LGBT sul posto di lavoro come opportunità di business.

Insomma, lentamente qualcosa si sta muovendo sul fronte della tutela dei diritti dei lavoratori LGBT.

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