le potenzialità della contrattazione aziendale nella nuova disciplina della somministrazione

18/12/2015 12:51:59

Il Decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, ormai conosciuto come Testo Unico dei Contratti, sotto certi punti di vista potrebbe essere considerato una sorta di “bignami” dei contratti di lavoro, dal momento che non ha fatto molto di più se non raccogliere in un unico testo la disciplina normativa previgente.

Infatti, non sono molte né particolarmente penetranti le novità nella regolamentazione dei rapporti di lavoro introdotte dal Testo Unico, che però ha certamente avuto l’onore di raccogliere insieme e riordinare discipline normative contenute in diversi testi di Legge che erano stati ripetutamente e frammentariamente modificati nel tempo, pur avendo avuto – altresì - l’onere di far perdere agli addetti ai lavori qualsiasi riferimento alla giurisprudenza e alla prassi sedimentatasi negli anni.

Un norma molto interessante contenuta nel D.lgs. 81 è quella dell’art. 51 che, rubricato Norme di rinvio ai contratti collettivi prevede che salvo diversa previsione, ai fini del decreto, per contratti collettivi si intendano i contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e i contratti collettivi aziendali stipulati dalle loro rappresentanze sindacali aziendali ovvero dalla rappresentanza sindacale unitaria.

Questa previsione, che di per sé potrebbe forse anche passare inosservata, attribuisce invece grande rilievo alla contrattazione di II livello, territoriale o aziendale, cui nel complesso del decreto il Legislatore attribuisce un importante ruolo di regolamentazione delle diverse fattispecie. Analizzando, infatti, il testo normativo in parola si potrà notare che sono moltissimi i casi in cui il Legislatore ha deciso di delegare alla contrattazione collettiva, senza specificare che debba trattarsi di contrattazione nazionale, la disciplina di vari aspetti dei contratti di lavoro.

Se, quindi, il Legislatore non ha delegato espressamente la contrattazione collettiva di livello nazionale, potranno certamente rispettare la delega anche contratti di tipo aziendale o territoriale. Unico aspetto da tenere in considerazione riguarda il grado di rappresentanza con cui tali accordi di II livello vengono siglati: sarà, infatti, necessario – come richiesto dall’art. 51 - che a stipulare gli accordi siano esclusivamente le articolazioni territoriali  delle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale ovvero le loro rappresentanze eventualmente presenti in azienda (RSA o RSU).

Entrando, ora, nel dettaglio delle deleghe alla contrattazione di II livello nell’ambito della nuova disciplina della somministrazione (artt. 30 – 40 D.lgs. 81/2015) il primo rinvio che si incontra è contenuto nella norma che introduce la novità più rilevante nell’ambito di questo contratto.

  • Infatti, l’art. 31, c. 1, introducendo il molto discusso limite del 20% per l’utilizzo dello staff leasing si apre con l’affermazione salvo diversa previsione dei contratti collettivi applicati dall'utilizzatore, attribuendo ai contratti di II livello la facoltà di derogare a tale limite. Nella forte limitazione imposta dalla riforma alla somministrazione a tempo indeterminato, i contratti collettivi aziendali potrebbero, pertanto, rappresentare una rilevante valvola di sfogo.
  • Sempre all’art. 31, c. 2, si rinviene un'altra delega che nel D.lgs. 276/03 (art. 20, c. 4) era riferita, però, espressamente ai contratti di livello nazionale; l’utilizzo del contratto di somministrazione a tempo determinato avviene, ora, nei limiti quantitativi individuati dai contratti collettivi, anche di II livello, applicati dall’utilizzatore.
  • In relazione all’assunzione da parte delle ApL di lavoratori a tempo determinato, il D.lgs. 81 richiama, per quanto compatibile, la disciplina del lavoro a termine contenuta nel sul capo III. In relazione, però, ai casi e alla durata delle proroghe di tali contratti quando siano sottoscritti con le ApL (al fine della somministrazione) l’art. 34, c. 2, del T.U. delega i contratti collettivi, di qualunque livello per quanto applicabile a questa ipotesi, applicati dal somministratore. La rilevanza di questa delega deve essere sottolineata, in quanto secondo l’art. 34, c. 2, le ApL avrebbero la facoltà di siglare accordi collettivi aziendali nei quali disciplinare secondo le proprie esigenze i casi e la durata delle proroghe dei contratti a termine con i propri lavoratori. Fondamentale, in ogni caso, sarebbe il rispetto della gerarchia delle fonti anche in ambito di contrattazione collettiva, e pertanto il rispetto delle previsioni contenute nel CCNL delle Agenzie di somministrazione.
  • Ultima delega nella disciplina della somministrazione, si rinviene all’art. 35, c. 3. In questo caso il Legislatore ha mantenuto la delega dell’art. 23, c. 4, D.lgs. 276/03, confermando per gli accordi di II livello la possibilità di stabilire modalità e criteri per la determinazione e corresponsione delle erogazioni economiche correlate ai risultati conseguiti nella realizzazione di programmi concordati tra le parti o collegati all'andamento economico dell'impresa. La corresponsione dei premi di produttività ai lavoratori in somministrazione dipenderà dalle modalità e dai criteri stabiliti dai contratti collettivi, di qualunque livello, applicati dall’utilizzatore.

In conclusione, appare opportuno ricordare l’importanza dello strumento della contrattazione aziendale e territoriale sotto vari punti di vista: in primis le potenzialità che ora anche la Legge riconosce a questo strumento che può essere utilizzato dalle aziende per disegnare una regolamentazione dei rapporti di lavoro ad hoc in base alle proprie esigenze; in secundis, l’importanza per tutti gli operatori del mondo del lavoro di verificare l’esistenza di contratti di II livello e vagliare la disciplina ivi contenuta, stante il grande potere ad essi attributo dalla Legge.

Infine, ma non per importanza, non ci si stancherà mai di ricordare l’esistenza di quei contratti di II livello chiamati contratti di prossimità e disciplinati dall’art. 8 del D.L. n. 138/2011, i quali, al rispetto di determinate condizioni richieste dalla norma stessa, sono legittimati – in specifici ambiti – a derogare anche in peius alla disciplina dei contratti collettivi nazionali e anche della Legge, avendo come unico – intoccabile – limite il rispetto della Costituzione e della normativa comunitaria.

Se già grandi sono le potenzialità dei contratti collettivi di II livello, stante anche le numerose deleghe ad essi ora contenute nel T.U. dei contratti, attraverso la contrattazione di prossimità le azienda hanno la possibilità di ritagliare a propria misura la disciplina di vari aspetti del rapporto di lavoro, garantendosi un’efficienza altrimenti inimmaginabile.   

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