le nuove prospettive dello schema di decreto sulla revisione delle mansioni

20/05/2015 16:04:13

La nostra rubrica “Il laboratorio dell’esperto” ospita un approfondimento del giuslavorista Francesco Rotondi, founding partner dello studio legale LabLaw.

Nello schema di decreto delegato relativo alle “tipologie contrattuali” una novità importante consiste nella revisione della disciplina delle mansioni mediante la modifica dell’articolo 2103 c.c.. 

Il fine ultimo che si vorrebbe raggiungere con la nuova disciplina è, da un lato, quello di contemperare l’interesse del datore di lavoro all’utile impiego del personale con l’interesse del lavoratore al mantenimento del posto di lavoro, della professionalità e delle condizioni di vita ed economiche acquisite e, dall’altro, quello di semplificare la normativa vigente che oggi non consente una rapida e precisa individuazione delle mansioni che possono essere attribuite al lavoratore nel corso del rapporto.

In fase di costituzione del rapporto di lavoro, al lavoratore sono assegnate precise mansioni che corrispondono alla qualifica attribuitagli nonché ad un preciso livello di inquadramento individuato dalla contrattazione collettiva di riferimento.

L’articolo 2103 c.c. oggi vigente consente al datore di lavoro di modificare le mansioni originariamente affidate al lavoratore, purché le nuove mansioni siano “equivalenti alle ultime effettivamente svolte” senza tuttavia precisare cosa si intenda con tale aggettivo e lasciando dunque ampi margini di discrezionalità nell’individuazione delle stesse.

L’articolo 55 dello schema di decreto delegato elimina l’aggettivo “equivalenti” dal testo dell’articolo 2103 c.c. e richiama l’inquadramento contrattuale rivestito dal lavoratore, al di sotto o al di sopra del quale si hanno mansioni inferiori o superiori.

Il riferimento all’inquadramento contrattuale inserito nel nuovo art. 2103 c.c. sembra rinviare alla contrattazione collettiva, ossia ad una disciplina specifica proprio allo scopo di escludere qualsiasi incertezza nella determinazione delle mansioni da attribuire al lavoratore.

Se così fosse infatti, le mansioni da assegnare al lavoratore non sarebbero più quelle equivalenti, di individuazione incerta e difficile, bensì quelle indicate dai contratti collettivi, normalmente con precisione, attraverso le declaratorie e i profili professionali.

Un’ulteriore novità che verrebbe introdotta con il nuovo articolo 2103 c.c., riguarda la possibilità di affidare al lavoratore mansioni inferiori rispetto a quelle originariamente attribuitegli.

Sebbene infatti, permanga il divieto di assegnazione di mansioni inferiori al lavoratore da parte del datore di lavoro, mediante il nuovo articolo 2103 c.c. sarà possibile procedere a tale attribuzione in tre ipotesi tassative e derogatorie: (i) in caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali che incidano sulla posizione del lavoratore; (ii) nelle ipotesi contemplate dalla contrattazione collettiva e/o aziendale; (iii) mediante la stipulazione di accordi individuali in sede protetta o dinanzi alle commissioni di certificazione dei contratti di lavoro.

Mentre nei primi due casi, il lavoratore avrà diritto a conservare il livello di inquadramento e il trattamento retributivo in godimento - fatta eccezione per gli elementi retributivi collegati a particolari modalità di svolgimento della precedente prestazione lavorativa -, nel terzo caso, le parti potranno anche accordarsi per un mutamento in peius non solo delle mansioni, ma anche del trattamento retributivo e dell’inquadramento contrattuale.

In tale ultima ipotesi infatti l’assegnazione a mansioni inferiori è disposta nell’interesse del lavoratore al fine di conservare l’occupazione, acquisire una diversa professionalità o migliorare le condizioni di vita.

Da segnalare inoltre che il nuovo articolo 2103 c.c. prevede che il mutamento delle mansioni sia accompagnato, ove necessario, dall’adempimento dell’obbligo formativo, il cui mancato assolvimento tuttavia non determina la nullità dell’atto di assegnazione di nuove mansioni.

Infine, la nuova formulazione dell’articolo 2103 c.c. eleva da tre a sei mesi il periodo di svolgimento (che deve essere continuativo) di mansioni superiori oltre il quale l’assegnazione diviene definitiva, precisando che tale termine però opera solo nel caso in cui la contrattazione collettiva di riferimento non preveda diversamente. In ogni caso, l’assegnazione definitiva a mansioni superiori sarà subordinata alla volontà del lavoratore. 

La norma in esame esclude poi la promozione automatica laddove lo svolgimento di mansioni superiori sia dovuto a qualsiasi ragione sostitutiva di altro lavoratore in servizio. Sul punto la nuova formulazione dell’articolo 2103 c.c. è parzialmente diversa rispetto alla disciplina oggi in vigore che non prevede il riconoscimento del livello di inquadramento superiore solo in caso di “sostituzione di lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto”.

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