jobs act - verso il superamento delle collaborazioni a progetto?

22/12/2014 17:35:51

Come noto, il 15 dicembre è stata pubblicato in Gazzetta Ufficiale il cd Jobsact, la legge delega n. 183/2014 sulla base della quale sarà ora compito del Governo adottare i relativi Decreti legislativi di attuazione.

In attesa di conoscere in concreto il contenuto e l’impatto della riforma, a partire dal nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che sarà verosimilmente l’ambito di intervento del primo dei decreti delegati, appare utile riflettere sul possibile destino dei contratti di collaborazione.

All’interno dell’articolo 1, comma 7, lett. g della Legge, dedicato all’enunciazione dei principi alla luce dei quali dovrà essere adempiuta la delega volta al rafforzamento delle opportunità di ingresso nel mercato del lavoro, al riordino delle tipologie contrattuali e, in un’ottica di efficienza, dell’attività ispettiva, compare, infatti, tra gli altri, il riferimento al “superamento” dei “rapporti di collaborazione coordinata e continuativa*”.

L’indicazione è sicuramente di estremo interesse, soprattutto se si considera come tale tipologia contrattuale sia stata molto spesso al centro del dibattito e degli interventi normativi (emblematici, lo si ricorda, quelli operati dalla Riforma Fornero nel 2012).

Quello che sembrerebbe desumersi è dunque una progressiva abrogazione dello strumento contrattuale; è chiaro quindi, soprattutto in un momento in cui è sempre più impellente la riflessione sulla flessibilità ed in generale sulle possibili soluzioni da mettere in campo per la ripresa occupazionale, fra incentivi, razionalizzazione degli stessi e interventi sui percorsi di uscita dal rapporto di lavoro (la sperimentazione sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti), come tornino ancora, assolutamente, d’attualità, le riflessioni sull’impatto di un intervento di tal genere, fino all’eliminazione.

Parte dei commenti evidenziano come tale contratto si sia in effetti prestato a diversi abusi, così come dall’altra parte le restrizioni operate dalla Riforma Fornero (ma ancor prima già dal 2003) non sembrerebbero aver sortito gli effetti auspicati, frenandone appunto l’uso distorto e promuovendo contemporaneamente il ricorso al contratto a tempo indeterminato.    

Tuttavia non si può trascurare come vi sia anche chi sottolinea la circostanza che in determinati settori l’eliminazione dei co.co.pro. comporterebbe un innalzamento dei costi non sostenibile, con il rischio pertanto di una fuga verso un ulteriore abbassamento delle tutele o addirittura il trasferimento all’estero delle attività.

È evidente pertanto come sarà fondamentale e delicato il compito di attuazione della delega, proprio al fine di trovare un punto di equilibrio che tenga conto dei possibili impatti rispetto all’eliminazione dell’istituto. 
Se infatti le collaborazioni coordinate e continuative, da una parte, laddove non utilizzate in maniera genuina, hanno ingenerato grossi problemi e lesioni in termini di tutela, tuttavia è altrettanto vero che in generale sarà assolutamente importante valorizzare altre tipologie contrattuali che possano soddisfare le innegabili esigenze del mercato, dai lavoratori alle imprese e viceversa, senza trascurare chi si appresta ad entrare nel mercato del lavoro e chi ne sta attraversando le varie fasi di transizione.        

* introduzione, eventualmente anche in via sperimentale, del compenso orario minimo, applicabile ai rapporti aventi ad oggetto una prestazione di lavoro subordinato, nonché, fino al loro superamento, ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, nei settori non regolati da contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, previa consultazione delle parti sociali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale;


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