jobs act: novità in materia di congedi parentali

28/10/2015 09:40:31

Il 25 giugno 2015 è entrato in vigore il decreto legislativo n. 80 del 15 giugno 2015 contenente le misure per la conciliazione di esigenze di cura vita e lavoro, in attuazione delle disposizioni previste dall’articolo 1 comma 8 della legge delega 183/2014, la quale è considerata “la matrice” di tutto l’impianto legislativo denominato “Jobs Act”. 

Il decreto adotta in misura prevalente la tecnica di modifica di una precedente disposizione, ovvero del D.lgs. 151/2001, e introduce misure con il fine di favorire le opportunità di conciliazione dei tempi di vita privata e di lavoro. Lo scopo principale appare quello di salvaguardare maggiormente, ma nello stesso tempo in modo più organico e più semplice rispetto al passato, la cosiddetta “genitorialità” nell’ambito lavorativo. Il legislatore si prefigge principalmente di rafforzare la tutela della maternità dei genitori lavoratori, dipendenti e autonomi, e comunque di rendere più flessibile la possibilità di fruire di congedi particolari in casi come quelli del parto prematuro o del ricovero del neonato.

Proprio in questa direzione va la norma scritta all’interno dell’articolo 7 del decreto legislativo 80, il quale al comma 1 lettera a), modificando l’articolo 32 del D.lgs. 151/2001 (Testo Unico sulla maternità/paternità), estende, dall’ottavo sino al dodicesimo anno di vita del bambino, la possibilità di fruire dei congedi parentali. La medesima previsione è stata istituita in caso di affidamento e adozione.

Con lo stesso articolo 7, e precisamente al comma 1 lettera b), il legislatore è intervenuto nuovamente sull’articolo 32 del D.lgs. 151/2001, introducendo il comma 1 ter con il quale dispone un criterio generale di fruizione del congedo in modalità oraria che trova attuazione in assenza di contrattazione collettiva anche di livello aziendale. In questa sede è opportuno tenere presente che il legislatore già in precedenza era intervenuto sul tema, e precisamente con l’art. 1, comma 339 della legge di stabilità per il 2013, in cui disciplinava la possibilità per i genitori lavoratori dipendenti di fruire del congedo parentale in modalità oraria previa definizione, in sede di contrattazione collettiva, delle modalità di fruizione del congedo parentale ad ore. 

Con il nuovo decreto ci si svincola dai presupposti della contrattazione e si rende possibile per legge.

Vediamo ora più nel dettaglio quali sono le regole principali con cui l’INPS ha reso fruibile tale possibilità. L’istituto, con propria circolare del 18 agosto 2015 numero 152 ha enunciato i criteri operativi per far in modo che i genitori lavoratori possano accedere a tale possibilità di fruizione. In sintesi:

Criteri di fruizione

La fruizione del congedo parentale in ore si aggiunge alle modalità già presenti per i lavoratori, ovvero quella mensile o giornaliera. Il lavoratore pertanto può optare tra le diverse modalità consentite, alternando periodi di fruizione mensile con periodi lavorativi in cui, per parti di giornata, vi è la fruizione in modalità oraria.  Per espressa previsione di legge presente nel nuovo comma 1 ter dell’articolo 32, la fruizione del congedo parentale ad ore non è cumulabile con quella di altri permessi disciplinati dal Testo Unico sulla maternità stesso. Ad esempio, il congedo parentale ad ore non può essere fruito nelle stesse giornate in cui la lavoratrice usufruisce dei permessi per allattamento, oppure per i permessi previsti per l’assistenza dei disabili. La cumulabilità invece non è esclusa quando vi è la contestuale fruizione di permessi disciplinati da altre norme come ad esempio quelli inerenti l’articolo 33 (commi 2 e 3)  della legge 104/1992.

Criteri di computo e modalità di indennizzo

Richiamando la precedente disposizione, la contrattazione collettiva è chiamata a disciplinare la quantità di ore fruibili all’interno di una giornata lavorativa. Ove questo presupposto non sia presente, la quantità di ore viene determinata prendendo in considerazione l’orario medio giornaliero (cioè quello contrattualmente previsto) del periodo di paga quadri-settimanale o mensile immediatamente precedente a quello nel corso del quale abbia inizio il congedo parentale.

Nel caso in cui la contrattazione collettiva nulla disponga il congedo in modalità oraria è fruibile nella misura della metà dell’orario contrattualmente previsto.

Nulla è cambiato in merito rispetto alla modalità di indennizzo. Il congedo, anche se fruito in modalità oraria, è indennizzato su base giornaliera. Rimane infatti invariata la regola che disciplina l’indennizzo del congedo parentale che è dettata dall’articolo 23 del Testo Unico stesso, in forza del quale viene presa a riferimento la retribuzione media giornaliera del periodo di paga quadri-settimanale  o  mensile  immediatamente  precedente  a  quello  nel  corso  del quale ha avuto inizio il congedo parentale, non computando, nella base retributiva di riferimento, non si computano i ratei di mensilità o premi aggiuntivi. 

Ad esempio poniamo il caso di un dipendente che voglia usufruire del congedo parentale in modalità oraria chiedendo 24 ore. Il suo orario di lavoro è full-time. Il contratto collettivo di riferimento nulla dispone in merito, quindi, in base al presupposto di legge la fruizione potrà essere espletata con 4 ore al giorno (la metà dell’orario contrattuale previsto, in questo caso 8 ore) per 6 giorni. In fase di indennizzo saranno riconosciuti 3 giorni di congedo parentale che decurteranno il residuo ancora a disposizione.

Modalità di richiesta

Con la circolare Inps 152 del 18 agosto del 2015 il genitore che intende chiedere la fruizione del congedo parentale in modalità oraria deve procedere operando la richiesta sia nei confronti dell’Istituto sia nei confronti del datore di lavoro. Nella domanda di congedo parentale ad ore il genitore deve dichiarare se il congedo è richiesto in base alla contrattazione di riferimento oppure in base al criterio generale previsto dall’art. 32 del Testo Unico (principio legale). Lo stesso lavoratore, inoltre deve richiedere espressamente il numero di giornate di congedo da fruire in modalità oraria (la procedura infatti prevede che il totale delle ore di congedo richieste sia calcolato in giornate lavorative intere) ed infine deve comunicare il periodo all’interno del quale queste giornate intere di congedo parentale saranno fruite. 

La domanda deve essere presentata, in modalità telematica, utilizzando i classici canali, ovvero il WEB, oppure tramite il Contact Center o i patronati stessi. Dovrà essere presentata all’Istituto prima dell’inizio del congedo, al limite anche lo stesso giorno di inizio di fruizione.
La circolare Inps specifica che su tale regola non incidono i nuovi termini di preavviso previsti dall’art. 32, comma 3, del T.U. maternità/paternità per la richiesta del congedo parentale al datore di lavoro. Quindi, salvi i casi di oggettiva impossibilità, il genitore è tenuto a preavvisare il datore di lavoro secondo le modalità e criteri definiti dai contratti collettivi e comunque, con un termine di preavviso non inferiore a 5 giorni, in caso di richiesta di congedo parentale mensile o giornaliero, e non inferiore a 2 giorni in caso di congedo orario.

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