jobs act: la circolare del ministero sugli ammortizzatori sociali

12/10/2015 09:59:20

Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale lo scorso 23 settembre 2015, il Ministero del Lavoro ha già emanato una prima Circolare (Circolare n. 24 del 5 ottobre 2015) con le “prime indicazioni e chiarimenti operativi”  sulle disposizioni di cui al D.lgs. n. 148/2015 relativo al “riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183.” . 

La Circolare si sofferma su diversi profili, che vanno dalla decorrenza delle nuove regole, al campo di applicazione, alla durata massima complessiva, alle causali di ricorso fino al procedimento amministrativo, comprese le modalità di erogazione del trattamento.

Ambito di applicazione e durata del trattamento

Quanto ai requisiti soggettivi, il Ministero conferma che la normativa sui trattamenti di integrazione salariale si applica ai lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, (compresi gli apprendisti con apprendistato professionalizzante) e ad eccezione dei dirigenti e dei lavoratori a domicilio.

I lavoratori dovranno avere un’anzianità di “effettivo lavoro”, alla data di richiesta dell’intervento di integrazione, di almeno 90 giorni.
Sul punto il Ministero fornisce diverse specifiche-ad esempio per il caso in cui il lavoratore passi alle dipendenze dell’impresa subentrante nell’appalto-, chiarendo inoltre come il suddetto requisito non sia indispensabile per le situazioni, evidentemente più gravi, in cui la domanda sia presentata per “eventi oggettivamente non evitabili nel settore industriale.”

La Circolare contiene inoltre indicazioni puntuali in relazione al campo di applicazione oggettivo, individuato sulla base del settore di appartenenza dell’impresa e del suo dato occupazionale. 

Coerentemente con quanto previsto dal Decreto il Ministero ricorda inoltre che sia il trattamento ordinario di cassa che quello straordinario non potranno superare, in relazione a ciascuna unità produttiva, la durata massima complessiva di 24 mesi in un quinquennio mobile.
Resta in ogni caso salva la disposizione di cui all’articolo 22, comma 5 del D.lgs. n. 148/2015, che si riferisce ai casi in cui il ricorso alla cassa avvenga per solidarietà; come infatti ricorda la Circolare il Decreto in oggetto “trasforma il contratto di solidarietà difensivo da istituto autonomo a causale dell’intervento di integrazione salariale straordinaria.”
Sempre con riferimento alla durata, indicazioni specifiche vengono poi fornite per le imprese edili e affini, per i trattamenti richiesti o conclusi (o le cui procedure di consultazione siano terminate) prima dell’entrata in vigore del Decreto. 

Procedimento amministrativo

Dopo le indicazioni sulle ipotesi di ricorso alla cassa integrazione straordinaria, sugli effetti sulle quote di accantonamento del Tfr, sulla misura del trattamento del contributo addizionale posto a carico delle imprese, l’ultimo paragrafo della Circolare è infine dedicato all’iter amministrativo che le imprese sono tenute ad osservare per l’accesso al trattamento di integrazione salariale.

In caso di richiesta di cassa integrazione straordinaria per riorganizzazione aziendale e crisi aziendale, la procedura si apre con una fase di consultazione sindacale finalizzata all’esame congiunto del programma che l’impresa intende attuare, dei criteri di scelta per l’individuazione dei lavoratori da sospendere e, in caso di loro adozione, delle modalità di rotazione degli stessi lavoratori.
Una volta conclusa tale fase, le Regioni esprimeranno il proprio parere sulla domanda di cassa.
Per tutte le causali di intervento la richiesta di cassa deve essere presentata in modalità telematica, unitamente all’elenco dei lavoratori interessati dalla sospensione o riduzione di orario.

In caso positivo, il trattamento viene concesso con Decreto direttoriale del Ministero del Lavoro; tale provvedimento deve essere adottato entro 90 giorni.

Infine, le Dtl territorialmente competenti nei 3 mesi antecedenti la conclusione del trattamento di cassa procederanno a verifiche ispettive. La relazione elaborata nell’ambito di tali accertamenti dovrà essere trasmessa alla Direzione Generale Ammortizzatori sociali e, qualora dalle medesime verifiche emergesse il mancato svolgimento del programma presentato, si aprirebbe un nuovo procedimento amministrativo per il riesame del Decreto di concessione.

Quanto alle modalità di erogazione del trattamento, si prevede che il pagamento avvenga in forma diretta, ossia con rimborso dell’Inps, o conguaglio, da parte del medesimo istituto, fra i contributi dovuti e le prestazioni corrisposte. 

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