jobs act: i primi passi verso una flessibilità di qualità

25/02/2015 22:14:27

Con l'approvazione dei primi due Decreti legislativi attuativi – che prevedono tra le altre cose l'introduzione del cosiddetto contratto di lavoro a tutele crescenti e di una nuova forma di assicurazione sociale, la NASpI – la riforma del lavoro entra nel vivo

Lo scorso 20 febbraio il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva i primi due Decreti legislativi attuativi del cosiddetto Jobs Act, ossia la legge delega n. 183/2014. Comincia in tal modo a prendere forma l’ambizioso disegno di riforma sulla base del quale, già nei prossimi mesi (la delega scadrà infatti a giugno), lo stesso Governo interverrà su una molteplicità di materie concernenti il rapporto di lavoro, e, in senso lato, il mercato del lavoro: dalla riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, al riordino della disciplina dei contratti di lavoro, fino all’attività ispettiva e alla tutela della maternità e della conciliazione vita-lavoro.

I primi due decreti legislativi...

È dunque in questo scenario che, dopo l’esame preliminare del 24 dicembre e le modifiche apportate nelle settimane successive (www.randstad.it/knowledge360/articoli/?i=2&th=9), il 20 febbraio, una volta resi dalle competenti Commissioni parlamentari i pareri previsti dalla stessa Legge delega, il Consiglio dei Ministri ha dato il via ai primi due Decreti legislativi.

Sono stati infatti approvati il “Decreto legislativo in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183 recante disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti" e il “Decreto legislativo recante disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati”.

I due Decreti non sono stati ancora pubblicati in Gazzetta Ufficiale, per cui non sono ancora in vigore (lo saranno dal giorno successivo alla pubblicazione), ma per quest’ultimo passaggio è ormai questione di giorni.

...tra tutele crescenti...

Con il primo dei due decreti il Governo mette a punto una nuova disciplina volta a regolamentare, per tutti coloro che saranno assunti con contratto a tempo indeterminato o con contratto di apprendistato in data successiva all’entrata in vigore del Decreto (nonché per i casi, aventi la medesima decorrenza, di conversione di contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato), le conseguenze derivanti da un licenziamento illegittimo.

Pertanto, in quest’ultimo caso ai soggetti individuati all’articolo 1) non si applicheranno le norme di cui all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (che, ricordiamo, era stato modificato dalla Riforma Fornero del 2012), ma un diverso regime.

Ciò non toglie che resteranno comunque in vigore le norme generali in materia di licenziamento (in altri termini le regole per adottare tale atto); in realtà vengono rimodulate, appunto con riferimento alle sole ipotesi e categorie soggettive ivi individuate, le tutele applicabili in caso di recesso da parte del datore di lavoro (con la previsione, a seconda dei casi, di indennità risarcitorie di importo variabile in funzione dell’anzianità di servizio e, dunque, “crescenti” in quest’accezione ).

Interessante è anche la norma di cui all’articolo 6 del Decreto che introduce, per evitare l’alea del giudizio, la possibilità per il datore di lavoro di procedere con un’”offerta di conciliazione” in sede protetta.

...e sostegno al reddito...

Se dunque il primo Decreto interviene sulle conseguenze derivanti dal licenziamento illegittimo, con il secondo il Governo interviene su altri tasselli importanti del mercato del lavoro, e precisamente sulle forme di tutela in caso di disoccupazione involontaria.

Viene così istituita una nuova forma di assicurazione sociale per l’impiego, la cosiddetta NASpI, destinata, a decorrere dal 1 maggio 2015, a sostituire le prestazioni Aspi e Mini-ASpI che erano state introdotte dalla Riforma Fornero in luogo della precedente indennità di disoccupazione.

Il Decreto contiene quindi una corposa disciplina sui beneficiari di tale misura, sui requisiti soggettivi di cui devono essere in possesso, sull’importo, sulla durata, sulle modalità di richiesta, sulla compatibilità e cumulabilità con eventuali attività di lavoro e sulle cause di decadenza.

Uno schema dunque per certi versi “tradizionale”, per quanto debba essere evidenziato come al tempo stesso il Decreto si muove effettivamente in una prospettiva di universalizzazione, dal momento che con esso vengono istituite nuove forme di sostegno al reddito, rispettivamente finalizzate alla tutela, in attesa degli interventi di semplificazione o modifica delle forme contrattuali esistenti, dei collaboratori a progetto, non pensionati e privi di Partite Iva, e, in via sperimentale, dei lavoratori percettori della NASpI che ne abbiano fruito per l’intera durata senza trovare occupazione e si trovino in una condizione economica di bisogno.

…passando per la ricollocazione

Nell’ambito di quest’ultimo Decreto, evidentemente finalizzato alla tutela contro gli eventi di disoccupazione, trova infine spazio anche un nuovo istituto, accomunato dalla medesima finalità e denominato “contratto di ricollocazione”, che riconosce il diritto, a favore dei soggetti in stato di disoccupazione ai sensi dell’articolo 1, comma 2, lett. c, “di ricevere dai servizi per il lavoro pubblici o dai soggetti privati accreditati un servizio di assistenza intensiva nella ricerca del lavoro.”

È comunque doveroso precisare come tale strumento non sia ancora operativo, dal momento che per la relativa regolamentazione sarà necessario attendere gli ulteriori provvedimenti in materia, a partire dal Decreto, anch’esso attuativo del Jobs Act, in materia di politiche attive per l’impiego.


Sabrina Chiarelli, Legal Solutions Department Randstad Group Italia



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