indennità per ferie non godute: la sentenza europea

22/08/2016 15:03:57

La Corte di Giustizia Europea si pronuncia sull’indennità per le ferie non godute

Lo scorso 20 luglio 2016, a conclusione della causa C - 341/15 intentata da Hans Maschek, dipendente pubblico della città di Vienna contro il proprio datore di lavoro, la Corte di Giustizia Europea ha pronunciato una sentenza che costituirà un importante precedente giudiziario in materia di lavoro.
Al suo interno si stabilisce infatti il principio, effettivamente innovativo se si considera la legislazione di alcuni Stati membri, secondo cui un dipendente ha sempre diritto al pagamento delle ferie non godute, anche qualora lo stesso presenti le dimissioni.

Il fatto che sia il lavoratore a porre fine al rapporto di lavoro, infatti, non lede in alcun modo il suo diritto a percepire un’indennità di tipo economico per le ferie annuali maturate ma di cui, al momento della cessazione del rapporto, non abbia potuto usufruire.
Nella fattispecie del caso austriaco portato all’attenzione dei giudici della Corte di Lussemburgo, il dipendente viennese non avrebbe potuto godere dei giorni di ferie spettanti, poiché costretto a casa da uno stato di malattia occorso proprio nei giorni precedenti la sua richiesta di pensionamento.

In casi come questo l’ordinamento austriaco prevede la possibilità per il datore di lavoro di non pagare al lavoratore le ferie arretrate e non godute. Analizzata la situazione, la Corte Europea ha però ritenuto legittimo il ricorso del dipendente e ha imposto all’azienda il pagamento della relativa indennità.
Nel pronunciare la sentenza, i giudici del Lussemburgo hanno fatto riferimento alla Direttiva Europea 2003/88/CE, la quale ha fissato un principio ritenuto dalla direttiva stessa fondamentale per l’intero diritto sociale dell’Unione Europea: il diritto alle ferie annuali retribuite nella misura di almeno 4 settimane (art. 7: “Gli Stati membri prendono le misure necessarie affinché ogni lavoratore benefici di ferie annuali retribuite di almeno 4 settimane, secondo le condizioni di ottenimento e di concessione previste dalle legislazioni e/o prassi nazionali”).

Tale diritto, ha specificato la Corte, deve essere garantito ad ogni lavoratore indipendentemente dal proprio stato di salute : una precisazione necessaria al fine di evitare al lavoratore stesso di trovarsi nella condizione di non poter beneficiare di tale diritto, neppure sotto forma di indennità pecuniaria.

Anche in Italia è previsto un periodo annuale di almeno 4 settimane di ferie retribuite, godere il quale è un “diritto irrinunciabile” riconosciuto al lavoratore al fine di permettergli di reintegrare le energie psicofisiche e partecipare alla vita familiare e sociale (Art. 36 Cost.; art. 2109 c.c.; D.lgs. 66/2003).

I periodi di assenza dal lavoro per motivi che esulano dalla volontà del dipendente non interrompono la maturazione delle ferie, che vanno godute per almeno 2 settimane durante l’anno di maturazione, mentre per le restanti 2 il godimento può essere rimandato ai 18 mesi successivi al termine dello stesso anno.
La normativa italiana prevede inoltre che le ferie possono essere interrotte e riprese in un secondo momento in caso di sopraggiunta malattia del lavoratore (a patto che se ne dia regolare comunicazione al datore di lavoro e all’INPS per il tramite del medico curante) o di suo figlio, purché abbia massimo 8 anni di età e solo in caso di ricovero ospedaliero.

Da questa sentenza storica della Corte di Giustizia Europea consegue, dunque, un’importante implicazione: non spetta all’ordinamento giuridico nazionale di uno Stato membro legiferare in materia di pagamento di indennità per ferie non godute.
Il legislatore nazionale ha solo il potere, semmai, di accrescere il numero di giorni di ferie annuali retribuite - di concederne, perciò, di supplementari in aggiunta alle 4 settimane previste dalla Direttiva Europea del 2003.

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