il paradosso delle professioni stem.

22/09/2015 12:58:43

Il mondo del lavoro sorride a chi ha scelto un percorso di studi tecnico-scientifico. Eppure le esigenze delle imprese spesso non vengono soddisfatte a causa della scarsità di figure con queste caratteristiche. Così Randstad corre ai ripari con la #passionjobtechweek

Per loro, al termine degli studi, le opportunità non mancano. E infatti il mondo del lavoro li reclama a gran voce. Sono i laureati, ma anche i diplomati, dell’area STEM, acronimo di science, technology, engineering e mathematics, in pratica coloro che hanno scelto un percorso di studi tecnico-scientifico. Rispetto ai coetanei che hanno optato per altre discipline, molti dei quali si trovano alle prese con un inserimento nel mondo del lavoro tutt'altro che facile, chi ha un titolo di studio STEM vive un autentico paradosso, testimoniato da un dato: entro il 2020, secondo uno studio della Commissione europea, si registrerà un deficit di oltre 800mila posizioni nel mondo informatico. In pratica, il numero di persone non coprirà i posti disponibili, perché la domanda europea per le professioni tecnico-scientifiche aumenterà dell’8% entro il 2025, molto più del 3% medio previsto per tutte le occupazioni.
Perché i giovani, quindi, non scelgono corsi di studio di questo tipo che possono assicurare loro buone prospettive di lavoro e di guadagno?

Scarso interesse verso i corsi STEM

Tre studiosi del Ceps (Centre for European Policy Studies), Miroslav Beblavý, Sophie Lehouelleur e l’italiana Ilaria Maselli hanno cercato di indagare le origini dello squilibrio tra domanda di laureati STEM e un non adeguato interesse verso questi corsi. Le risposte ottenute sono due:

●    un ritorno minore di questi percorsi di studio rispetto ad altri nel breve periodo, con un tempo maggiore per completarli, costi maggiori e una retribuzione non adeguata allo sforzo compiuto;

●    un retaggio culturale che tende a considerare prettamente maschili materie come la matematica o l’informatica. Infatti la percentuale femminile dei laureati STEM resta bassa (33% in Europa, 39% in Italia).

Gli italiani e il gap scuola-lavoro

Fondazione Sodalitas, in collaborazione con Randstad, ha cercato di andare più a fondo con la ricerca Formazione tecnico scientifica e lavoro: l’esperienza dei giovani. Sono stati intervistati 1460 “under 29” con una formazione superiore o accademica STEM con l’obiettivo di indagare il ruolo e l’importanza della formazione tecnologica in chiave lavoro.
I risultati? Un giovane su due ritiene che dopo gli studi STEM ci sia una maggiore possibilità di trovare lavoro (ma “solo” il 27% li sceglie dopo il diploma per questo motivo) e addirittura oltre l’80% ritiene che siano utili per qualsiasi tipo di carriera si intraprenda. Emerge, però, anche la necessità di creare un progetto serio di collaborazione scuola-Stato-imprese per formare al meglio i ragazzi. «La traduzione pratica delle conoscenze didattiche fornite a scuola è uno dei temi forti di questa ricerca – spiega Maddalena Cassuoli di Sodalitas –. Abbiamo rilevato la presenza e la non risoluzione di un gap scuola-impresa che si fa fatica a colmare. Qualcosa si sta facendo, ma i giovani sostengono che questo problema ancora persiste». La pensa così il 90% degli intervistati, molti dei quali introdurrebbero l'obbligatorietà degli stage.

Randstad: al via la #passionjobtechweek

In attesa che qualcosa cambi a livello normativo, c'è chi si sta già muovendo. Randstad, all’interno del macroprogetto Youth@Work che ha l'obiettivo di orientare e formare i giovani, ha dato vita a #passionjobtechweek, iniziativa rivolta ai ragazzi tra i 18-25 anni con titolo di studio STEM che si accingono a entrare nel mondo del lavoro e hanno bisogno di una guida. Dopo aver inviato il proprio curriculum e raccontato la propria passione per l’ambito di riferimento con un video, una foto o un breve testo, i giovani saranno esaminati da una giuria che sceglierà 20 talenti, i quali dal 26 al 30 ottobre vivranno una settimana di training intensivo fatta di orientamento al mercato del lavoro, visite agli stabilimenti produttivi di prestigiose aziende e incontri con i referenti aziendali, con un evento conclusivo allo Juventus Stadium.
Il gap scuola-lavoro c'è. Ma forse è un po' più ridotto di prima.

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