flexible benefit aziendali: la proposta di federmeccanica

28/11/2016 10:44:52

Flexible benefit: parla la Federmeccanica

Tra il mancato adeguamento dei salari all’inflazione e le carenze strutturali dello stato sociale, le recenti disposizioni legislative in materia di detassazione di benefit e premi di produttività hanno avuto il merito di incentivare l’adozione di misure di Welfare aziendale da parte di molte imprese italiane. Una forma alternativa di retribuzione, quella dei benefit, che negli ultimi anni è stata promossa e difesa dalla contrattazione collettiva territoriale e aziendale.

Nel corso delle recenti trattative sul rinnovo del CCNL Metalmeccanici, però, per la prima volta la questione è stata affrontata dalla contrattazione collettiva di primo livello, quella nazionale. Nella proposta di rinnovo presentata lo scorso 28 settembre 2016 da Federmeccanica alle organizzazioni sindacali di settore figurano, infatti, i cosiddetti “flexible benefit”.
Nella sua proposta, Federmeccanica ha previsto per tutti i lavoratori il recupero dell’inflazione reale in busta paga, a consuntivo, secondo parametri percentuali che vanno a decrescere nel tempo: 100% nel 2017, 75% nel 2018 e 50% nel 2019.

È proprio a fronte di questa non integrale copertura inflattiva dei salari che Federmeccanica ha avanzato l’ipotesi di rafforzamento del Welfare aziendale attraverso i flexible benefit. Si tratta, in sostanza, di un pacchetto di beni e servizi di welfare personalizzabili in base alle esigenze di ogni lavoratore, a carico delle imprese e detassati.
Salute, viaggi, mobilità, educazione: dal carrello della spesa alle spese scolastiche, dai buoni benzina alle spese per i trasporti, i benefit ammontano a 100 euro annui per tutti i lavoratori nel 2017, 150 euro nel 2018 e 200 euro nel 2019.

Un budget assegnato a ciascun dipendente, con cui egli può assemblare il proprio pacchetto di benefit a seconda delle sue necessità, personali e famigliari. Il vantaggio dei flexible benefit, dunque, è duplice. Dal punto di vista dei lavoratori, essi sostengono il loro potere d’acquisto e ne soddisfano i mutevoli bisogni, variabili in funzione della presenza di figli e/o genitori anziani, dell’avvicinarsi del pensionamento, dello status famigliare e così via. Dal punto di vista delle imprese, invece, i flexible benefit contengono i costi del lavoro riducendo l’impatto fiscale e contributivo della retribuzione sull’azienda. In ultima analisi, la discussione su questa nuova tipologia di benefit introdotta da Federmeccanica al livello della contrattazione nazionale comporta l’introduzione di un modello di Welfare aziendale nell’universo delle grandi e piccole-medie imprese, più omogeneo rispetto a quello che deriverebbe da trattative condotte dalla contrattazione collettiva di secondo livello, cioè territoriale e aziendale.

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