dalla fornero verso il jobs act: il caso partite iva

02/02/2015 17:10:02

La delega sul riordino delle tipologie contrattuali

Siamo in attesa di conoscere il testo definitivo dei primi due Decreti attuativi del cd. Jobs act, la Legge delega n. 183/2014 pubblicata lo scorso dicembre in Gazzetta Ufficiale*.

Mentre per questi primi Decreti legislativi dovrebbe** mancare il solo passaggio del parere delle competenti Commissioni parlamentari e la successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, proseguono intanto la discussione ed il confronto su altri importanti temi oggetto della delega: dagli ammortizzatori sociali e dalla semplificazione delle procedure, fino alle esigenze di tutela della maternità e della conciliazione vita-lavoro, passando, infine, attraverso il rafforzamento delle “opportunità di ingresso nel mondo del lavoro da parte di coloro che sono in cerca di occupazione”, e il riordino dei contratti di lavoro vigenti “per renderli maggiormente coerenti con le attuali esigenze del contesto occupazionale e produttivo”.

In particolare, secondo quanto si evince da alcuni degli stessi criteri direttivi contenuti nella legge delega, quest’ultima operazione dovrà essere realizzata individuando ed analizzando “tutte le forme contrattuali esistenti”, così da “poterne valutare l'effettiva  coerenza  con  il tessuto occupazionale  e  con  il  contesto  produttivo nazionale e internazionale, in funzione di interventi di semplificazione, modifica o superamento delle medesime tipologie contrattuali”.

La questione delle partite Iva: il rapporto con la delega, l’attualità…

Proprio di fronte a quest’ultima parte della delega è inevitabile un’attenta riflessione sull’utilizzo di determinate fattispecie.
Accanto alle collaborazioni a progetto uno dei punti di attenzione del Jobs Act sembrerebbe infatti essere rappresentato proprio dal ricorso alle cd partite Iva.
L’occasione è dunque utile per fare il punto sui limiti entro i quali sia oggi ammesso il ricorso ad una tipologia contrattuale autonoma, del tutto particolare, per definizione non riconducibile ai modelli di lavoro subordinato, e, soprattutto, sui possibili profili di rischio di un uso non genuino di tale strumento.

In altri termini un tema attuale, che ben si presta a ragionamenti sul possibile spostamento del baricentro, secondo la lettura fornita da alcuni commentatori, verso il modello subordinato, soprattutto visto il restyling operato, in un’ottica restrittiva, dalla Riforma Fornero.

…la piena operatività delle presunzioni legali: collaborazioni e subordinazione

Con l’introduzione, all’interno del D.lgs. 276/2003, dell’articolo 69 bis, è stata infatti introdotta un’importante presunzione secondo cui, salva la prova contraria da parte del committente, le prestazioni rese dai titolari di partita Iva sono da considerarsi rapporti di collaborazione coordinata e continuativa.

Tale effetto in particolare si produce qualora ricorrano almeno due delle seguenti condizioni (cfr. Circolare del Ministero del Lavoro n. 32/2012):

  • la collaborazione con il medesimo committente ha avuto una durata complessiva superiore a 8 mesi annui per 2 anni consecutivi
  • il corrispettivo derivante da tale collaborazione ha rappresentato più dell’80% dei corrispettivi annui complessivamente percepiti dal collaboratore nel corso di 2 anni solari consecutivi
  • il collaboratore dispone di una postazione fissa di lavoro presso una delle sedi del committente

Ebbene, fra le tre condizioni indicate quella che più preme sottolineare in questa sede, soprattutto in ragione
del concretizzarsi degli effetti della Riforma Fornero e del mutamento di scenario che potrebbe provenire dall’attuazione della legge delega, è quella relativa alla durata della collaborazione.     

Come precisato infatti nella stessa Circolare del Ministero del lavoro sopra citata, il suddetto presupposto potrà ritenersi operativo (= è divenuto operativo), al termine del 2014, e ciò in quanto ai fini della verifica circa la sussistenza delle condizioni che fatto scattare la presunzione, i periodi indicati devono essere individuati facendo riferimento all’anno civile, e non a quello solare***.

Di conseguenza, sul piano più strettamente operativo/con riferimento agli impatti gestionali, e in attesa di conoscere le misure attuative del cd. Jobs act, ad oggi possiamo senz’altro dire che il 31 dicembre 2014 è scaduto il primo biennio utile per la verifica sulla genuinità o meno di tali prestazioni, con, nel caso in cui stessa non venga ravvisata, le relative conseguenze sanzionatorie.

Qualora infatti la prestazione resa dal titolare di partita Iva sia ricondotta ad una collaborazione coordinata e continuativa e tuttavia il controllo sul relativo progetto abbia a sua volta esito negativo, si produrrà a tutti gli effetti un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto.
Se viceversa venisse confermata la genuinità della collaborazione coordinata e continuativa, si applicherebbero comunque le relative norme (comprese quelle che dispongono la sospensione del rapporto in caso di malattia ed infortunio e di proroga in caso di gravidanza).  

-- 

*Per approfondimenti sull’iter della Legge e sui successivi passaggi in attuazione della stessa, si rimanda alla sezione specifica del Knowledge360. 

**il condizionale è d’obbligo visto che sono già intervenute modifiche tra la riunione del Consiglio dei Ministri del 24 dicembre e la successiva trasmissione dei testi alle Commissioni.

***come si legge nella Circolare: “Tenuto […] conto che la durata di 8 mesi va riferita a ciascun anno civile e che la norma è entrata in vigore il 18 luglio 2012, la condizione potrà concretizzarsi solo a partire dai periodi 1° gennaio – 31 dicembre degli anni 2013 e 2014”.

categorie Norme e Diritti