Rivoluzione digitale prodotta dalle Smart Manufacturing Technology, Industry 4.0, digitalizzazione dell’industria: comunque la si voglia chiamare, la trasformazione in atto nel comparto manifatturiero dei paesi ad economia avanzata sta giocando un ruolo importante nella creazione di nuova ricchezza. A questo proposito, qual è lo stato dell’industria italiana? Come si pongono le nostre imprese di fronte alla diffusione dello Smart Manufacturing? Quali settori industriali sono maggiormente coinvolti? Hanno le competenze digitali necessarie per adottare le nuove tecnologie e trarne il massimo in termini di opportunità di crescita economica?

Sono queste le principali domande su cui si è incentrata la Ricerca 2015-2016 dell’Osservatorio Smart Manufacturing della School of Management del Politecnico di Milano, i cui risultati sono stati presentati il 21 giugno scorso durante il convegno “La digitalizzazione dell'industria: Italia, Work in Progress”, svoltosi presso la sede di Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza.

Diffusione delle applicazioni tecnologiche

Riguardo al quadro italiano, il dato che emerge con una certa chiarezza dall’indagine del Politecnico è moderatamente ottimistico: nonostante il 38% delle nostre imprese affermi di non conoscere lo Smart Manufacturing, il 30% delle aziende intervistate può contare su tre o più applicazioni di nuove tecnologie. Questo sebbene il tessuto industriale italiano sia composto prevalentemente da piccole realtà imprenditoriali poco avvezze all’impiego di soluzioni informatiche (la percentuale di imprese che non conosce i temi della digitalizzazione dei processi industriali sale al 48% nel caso delle PMI).

La Ricerca dell’Osservatorio è stata condotta su 307 imprese italiane in 9 settori dominanti del tessuto manifatturiero e ha rilevato circa 600 applicazioni di Smart Manufacturing Technology in Italia nel 2016, il 30% in più rispetto al 2015. Le applicazioni tecnologiche più diffuse sono quelle dell'Industrial Internet of Things (66% del totale), rincorse da quelle di Industrial Analytics, sia applicate a produzione e logistica (20%), sia alla gestione della Supply Chain (15%). Seguono il Cloud Manufacturing, l'Advanced Automation, l'Advanced Human Machine Interface e l'Additive Manufacturing.

Quello dell’Industria 4.0 in Italia è un panorama, tutto sommato, vitale. Lo ha affermato lo stesso Alessandro Perego, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio, durante il Convegno di Presentazione: “Considerando l'innovatività del paradigma, l’immaturità di alcune tecnologie e la complessità di implementazione, oltre alla crisi economica degli ultimi anni, il quadro italiano dello Smart Manufacturing è da leggere in chiave positiva”.

Valore dell’Industria italiana 4.0

Il valore del mercato dello Smart Manufacturing nel nostro Paese si è attestato nel 2015 su 1,2 miliardi di euro, cifra che rappresenta circa il 10% degli investimenti industriali nel loro complesso (il loro valore totale ammonta a 10-12 miliardi di euro). I settori trainanti dell’Industria 4.0 sono l’automotive e la produzione di macchinari industriali. 

Il tasso di crescita previsto per il 2016 è del 20%: una buona percentuale, ritenuta però dagli analisti ancora insufficiente a recuperare il ritardo accumulato negli ultimi anni rispetto ad altri Paesi, europei e nordamericani, che sono cresciuti di più anche in virtù di piani di sviluppo strutturati a livello nazionale.

Ostacoli alla crescita e soluzioni prospettate

Quali sono gli ostacoli maggiori che frenano la diffusione delle Smart Manufacturing Technology in Italia? 

I risultati dell’indagine li individuano principalmente nella scarsa maturità digitale delle imprese nazionali. Basti pensare che nemmeno le soluzioni informatiche classiche di controllo e gestione sono adottate diffusamente dalle aziende: meno del 30% di queste impiega sistemi complessi - come quelli di Product Lifecycle Management, Manufacturing Execution System e Computerized Maintenance Management System - mentre il 70% ricorre ancora a soluzioni standard (CAD, PDM).

Quanto all’analisi delle competenze digitali presenti nell’organico aziendale, la situazione non è rosea: le imprese la effettuano di rado (solo il 29% delle grandi e il 13% delle PMI) e, quando la fanno, i risultati non sono quelli sperati. Le analisi condotte rilevano di solito la presenza di lacune non trascurabili: nel 62% dei casi c’è bisogno di azioni correttive; nel 32% le competenze sono in capo solo ad alcune figure; solo nel 6% esse sono ritenute sufficienti. 

Le imprese che hanno già accolto nei loro processi manifatturieri le tecnologie di Smart Manufacturing adducono ottimizzazione delle spese e valorizzazione del servizio come le motivazioni principali che le hanno spinte ad agire in tal senso. Mancanza di infrastrutture, età degli impianti, principi culturali e organizzativi obsoleti sono giudicati dalle aziende intervistate i limiti più cogenti. A questo proposito, infatti, le richieste che i soggetti imprenditoriali avanzano alle istituzioni governative riguardano nel 50% dei casi incentivi per ammodernare reti e sistemi informativi (50%); le PMI chiedono soprattutto nuovi macchinari (46%) e le grandi aziende aiuti per l’attivazione di corsi di formazione (38%).

Quali sono le soluzioni prospettate per stimolare la crescita dell’Industria 4.0 in Italia? Secondo le parole di Perego, “È necessario innanzitutto uscire dalla fase sperimentale che caratterizza la maggior parte dei progetti per passare all’applicazione diffusa ed estendere i progetti anche a settori oggi meno attivi come l'alimentare, il legno-arredamento, la moda e soprattutto alle imprese medio-piccole, cuore pulsante del tessuto industriale italiano”.

Smart Manufacturing e Startup 

Crescono ancora del 15% (per il terzo anno consecutivo) le startup finanziate nel campo dello Smart Manufacturing a livello globale: su 173 nuove startup, però, solo il 30% ha sede in Europa. La patria indiscussa delle nuove imprese sono gli Stati Uniti, con il 60% delle startup che hanno sede qui ed un valore di finanziamento cinque volte superiore a quello europeo (10 milioni contro 2,7 milioni di dollari).

L’Europa stenta a rimanere al passo con gli USA, dunque, ma in Italia la situazione non è poi così drammatica: l’indagine ha rilevato nel nostro Paese la presenza di 20 nuove startup attive nei settori dell’Industrial IoT (Alleantia), dell’Advanced HMI (Experenti Srl) e dell’Additive Manufacturing (Kentstrapper). La maggior parte dei finanziamenti converge su startup afferenti all’area del Cloud Manufacturing.