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“La vita - diceva Albert Einstein - è come andare in bicicletta: per mantenere l’equilibrio devi muoverti”. Sono le tre di una mattina d’autunno del 1960 ad Amsterdam quando Frits Goldschmeding, a bordo della sua bicicletta, ha un’illuminazione e fa sue, probabilmente senza volerlo, le parole del grande fisico tedesco. Decide di trovare il suo equilibrio pedalando verso il futuro. In che modo? Creando un ponte tra la domanda e l’offerta nel mondo lavoro. L’alba di quella mattina d’autunno è anche l’alba di Randstad. E proprio sulla sua bicicletta, il fondatore Frits Goldschmeding accompagnerà al lavoro la prima impiegata somministrata, dando inizio ad uno straordinario viaggio che dura ormai da 60 anni.

Oggi Randstad, leader mondiale nei servizi per le risorse umane, è presente in 38 Paesi, in Italia ormai da oltre 20 anni, con la stessa mission portata avanti a livello globale: supportare aziende e candidati nella realizzazione del loro vero potenziale. Dietro le quinte della longevità e del suo successo ci sono le persone, che negli anni hanno contribuito alla crescita della vision aziendale, facendo emergere il lato umano ed empatico dell’azienda.

In occasione di questo anniversario, abbiamo parlato con l’amministratore delegato di Randstad Italia, Marco Ceresa, di cosa hanno rappresentato questi primi 60 anni di storia e di quali potrebbero essere gli scenari futuri. In un viaggio che si preannuncia ricco di sfide.

la ricetta della longevità.

A 60 anni, di solito, si entra nella fase della piena maturità professionale. Randstad, al contrario, è rimasta sempre al passo proiettandosi costantemente al futuro. Proprio questa capacità di adattarsi al futuro, secondo Marco Ceresa, ha un’origine ben precisa. “Credo che la ricetta provenga dal nostro fondatore”, lui ha indicato i tre ingredienti principali per il successo di un’azienda: profitto, crescita e continuità. 

Un profitto inteso non come arricchimento personale, ma come occasione di crescita per l’azienda. Una crescita che, a sua volta, avrebbe portato inevitabilmente alla continuità. “Questo è ciò che ci ha guidato dalla fondazione ad oggi”. Senza dimenticare “i famosi tre pilastri:

  • una cultura aziendale positiva
  • la presenza di una leadership all’altezza della situazione 
  • e la governance, ovvero i processi che portano a prendere una determinata decisione”. 

Oltre a questi requisiti, c’è infine una componente che non può più essere trascurata, dalla quale passa inevitabilmente la crescita di ogni impresa: l’innovazione. 

“Essere innovativi e avere una cultura che ti porta a diffondere la conoscenza sono ingredienti importanti per riuscire a far vivere un’azienda con successo i primi 60 anni e, sperabilmente, continuare a farlo per altri 60”.

l’emergenza Coronavirus e le nuove sfide del futuro.

“A gennaio – ha detto il Ceo di Randstad Jacques van den Broek – se qualcuno mi avesse detto che l’anniversario dei 60 anni sarebbe stato completamente virtuale a causa di una pandemia globale, sarei rimasto incredulo”. L’emergenza Coronavirus ha investito la società come uno tsunami e, di riflesso, anche il mondo del lavoro, comportando cambiamenti che potrebbero plasmare anche il prossimo futuro. 

L’85% delle aziende ha accelerato il processo di digitalizzazione. È aumentato il ricorso a rapporti di lavoro non in presenza, allo smart working e alle riunioni in remoto. Tutto questo è stato possibile grazie all’innovazione tecnologica che, molto spesso, viaggia ad una velocità superiore rispetto ai tempi della società. Ciò ha consentito di guardare a questa situazione emergenziale come ad un’opportunità per cambiare in meglio, amplificando le possibilità di contatto anche al netto di limitazioni spaziali e, infine, adattandosi rapidamente a quella che spesso è stata definita una nuova normalità. Anche perché, come spiega Ceresa, quando si ha una struttura solida e il gruppo di lavoro si conosce da tempo, si può anche lavorare a distanza. “Quello che è importante – ha aggiunto – è capire quando incontrarsi di persona offre un valore aggiunto e quando, invece, non lo dà, soprattutto in una fase storica come questa in cui le occasioni di incontro devono essere ridotte per preservare la salute di tutti.

una filosofia che si adatta ad ogni realtà.

Randstad è oggi presente in cinque continenti. Riuscire a gestire la diversità, adattarsi a contesti eterogenei e spesso molto lontani tra loro è particolarmente complesso e delicato. Ecco perché è fondamentale avere un’identità ben precisa: abbastanza forte da declinarsi nelle varie realtà locali, ma allo stesso tempo in grado di non perdere le caratteristiche originarie. 

A tal proposito, spiega Ceresa, bisogna rifarsi ad altri tre pilastri, i nostri valori: il to know, to serve e to trust. In primo luogo, infatti, è necessario “aumentare la conoscenza che le persone hanno del nostro mercato e di come si fa il nostro lavoro”. D’altro canto è anche importante il “to serve”, perché una realtà duri 60 anni “devi avere delle persone che si mettano al servizio dell’azienda e non pretendano che sia, al contrario, l’azienda ad essere al loro servizio”. Al di là dell’intelligenza e del potenziale, è questo ciò che bisognerebbe guardare nelle persone: “È importante che abbiano attitudine al servizio nei confronti dell’azienda, dei lavoratori e dei colleghi”. Strettamente legato al to serve, infine, c’è il to trust. “Ci si guadagna la fiducia di una persona mettendo al centro i suoi interessi.

Solo guardando l’anima delle persone e il loro comportamento si riesce a creare qualcosa che probabilmente è meno veloce nel breve periodo, ma nel medio-lungo porta ad un risultato più solido.

Marco Ceresa

 La creazione e il consolidamento di un rapporto di fiducia è probabilmente l’aspetto più complesso in questo settore e richiede inevitabilmente tempo. “Solo guardando l’anima delle persone e il loro comportamento si riesce a creare qualcosa che probabilmente è meno veloce nel breve periodo, ma nel medio-lungo porta ad un risultato più solido”. Una strada che ha intrapreso Randstad, come dimostrano i 60 anni appena compiuti, affrontati guardando al lungo termine. “Penso che Randstad abbia la possibilità di continuare a crescere, nella somministrazione, nella formazione e in tutti quegli ambiti che hanno a che fare con le risorse umane. Per cui mi auguro che fra 60 anni Randstad possa essere ancor più grande, ancora più diversificata”. Perché per mantenere l’equilibrio, è necessario continuare a muoversi, come in bicicletta.