“L’unicità è il nostro obbiettivo costante. Nel momento in cui la raggiungi, c’è subito qualcuno pronto a imitarti, per cui tu devi essere pronto a fare un ulteriore passo avanti.”

Intro 

La nostra azienda è nata da un’esigenza. Nel 1991, in un mercato in forte cambiamento, nel settore tessile mancava una figura che fosse al di sopra delle parti, che giudicasse con estrema imparzialità lo stato qualitativo del prodotto, il tessuto, a vantaggio del cliente e al tempo stesso a salvaguardia e tutela del produttore. Da qui l’intuizione di proporsi come check up di qualità, offrendo a un comparto allora fiorente ma su cui si stava affacciando la crisi un supporto per affrontare le sfide del futuro in modo differente. La nostra forza oggi sta nell’essere estremamente versatili, eclettici, sempre pronti ad affrontare il cambiamento, con l’umiltà di chi sa di doversi sempre migliorare ma con il desiderio di valorizzare al massimo la propria professione. 

Persone

La progettazione di un servizio unico per le aziende del comparto tessile da subito si è tradotta anche in processo di valorizzazione delle risorse umane. Fino a quel momento, in un ciclo di produzione, chi aveva il compito di controllare il tessuto era considerato una figura di poco conto. Noi abbiamo scelto di valorizzare il suo ruolo per farne un professionista nella rilevazione e valutazione della qualità del prodotto. Quindi ha smesso la tutina blu dell’operaio e ha assunto un abbigliamento formale. Se fossimo in una clinica, per capirci, queste figure sarebbero i medici, i chirurghi. In più, così facendo, abbiamo introdotto un nuovo servizio di terzializzazione, trasformando un costo fisso in un costo variabile per le aziende.

Noi crediamo moltissimo in quello che facciamo. È per questo che, da chi volesse collaborare con noi, ci aspettiamo una predisposizione al rispetto dei valori a cui ci ispiriamo, e una forte educazione al lavoro. Non serve preparazione tecnica, anzi. Chi ha già esperienza nel tessile è contaminato da un sistema che è completamente diverso dal nostro. Per questo noi abbiamo speso molti soldi in formazione: perché vogliamo inculcare in chi viene assunto i nostri principi tecnici. Queste persone devono essere predisposte a farsi plasmare e ad accogliere i valori di Qualitex, che sono rispetto, attaccamento all’azienda, lavoro di squadra. È fondamentale avere un atteggiamento positivo e aver voglia di migliorarsi. Noi siamo convinti che la nostra sia un’azienda che può crescere solo con l’apporto di tutti quelli che ci lavorano. 

Approfondimento

Noi riceviamo dal produttore il tessuto, per poi analizzarlo sia dal punto di vista fisico che chimico, quindi guardandone tutte le caratteristiche. In base allo standard qualitativo richiesto dal mercato a seconda del cliente, generiamo quindi un’informazione, che è poi quello che vendiamo: un’informazione sullo stato di fatto del tessuto. La forza di questo flusso, che oggi è tecnologico e avanzato, è che poi l’informazione viene gestita, viaggia nell’etere. Il cliente che compra il tessuto a Como e confeziona in Ungheria, in Cina o in Vietnam sa esattamente quanti capi potrà realizzare da quel tessuto, quindi potrà acquistare con maggiore consapevolezza. In un mondo in cui tutto è velocità e ottimizzazione, noi siamo un anello importante, e anche se non siamo parte della filiera creativa, contribuiamo a far sì che il capo arrivi nei negozi nella maniera adeguata. In fondo, siamo dei garanti, e possiamo permetterci di esserlo non perché giudichiamo sulla base della nostra esperienza, ma perché siamo impeccabili interpreti di uno standard qualitativo che viene concordato tra le parti, ovvero chi vende e chi acquista. Inoltre siamo in relazione con il fornitore per aiutarlo a migliorare là dove si è verificato un problema ed eventualmente prevenirlo, con conseguente risparmio di soldi e di tempo. Si è creata una sorta di “triade” per cui non c’è più un interesse personale: chi vende non pensa più “Speriamo che vada, l’importante è fatturare”, e chi riceve non ha più paura di rimanere fregato. Noi italiani siamo stati visti a lungo come dei furbetti di cui diffidare, ma il processo di internazionalizzazione ci ha insegnato (Germania e Francia) che questo tipo di furbizia pagava un tempo, nel dopoguerra e nel periodo del boom economico. Già dalla Guerra del Golfo, in un momento di saturazione economica, le cose sono cambiate. Poi ci sono state le Torri Gemelle e la crisi mondiale che si è aperta nel 2007/2008, di cui i nostri nipoti leggeranno sui libri di storia. Queste condizioni, che hanno messo a terra il Made in Italy, potevano distruggere anche noi, come è accaduto con molti imprenditori falliti. E se è vero che ci siamo fatti male, poi ci siamo ricuciti le ferite e ci siamo risollevati, perché eravamo carichi di positività e propositività. Allora io credevo nell’equilibrio alchenico: da tanta negatività sarebbe derivata altrettanta positività, e avremmo trasformato il piombo in oro. Oggi ho un atteggiamento diverso che è frutto di un periodo duro, in cui abbiamo dovuto lottare soprattutto per salvare posti di lavoro. Allora c’erano 150 dipendenti con le loro famiglie la cui sopravvivenza dipendeva da noi, dalla nostra attività. Per noi la crisi era una perdita di denaro ma anche una grande sfida sociale, dal momento che abbiamo sempre messo al primo piano la volontà di valorizzare le risorse umane ma anche offrire protezione a queste famiglie. È un aspetto imprenditoriale a tutto tondo, non manageriale. Abbiamo dunque deciso di affrontare il terzo millennio con delle strategie nuove, in linea col nuovo mondo. 
È nata così la sinergia attiva, che è il nostro nuovo motto: significa cambiare atteggiamento, mettere in campo maggiore umiltà ed essere spugne per apprendere fino in fondo quali sono le reali necessità dei nostri clienti alle prese con le situazioni drammatiche che la crisi ha generato. Noi dobbiamo essere un filtro per aiutarli a essere presenti su un mercato che ha nuove regole, e che richiede un miglioramento del servizio, maggiore velocità, maggiore qualità, allo steso tempo taglio dei costi. Sembrerebbe la famosa coperta corta, se tiri troppo da un parte resti scoperto dall’altra, eppure oggi quel discorso non si può più fare. È il mercato che comanda, e chi fa servizio non solo deve seguire il mercato, deve anticiparlo. 

Oggi noi siamo un team sinergico in cui ogni collaboratore viene coinvolto in tutti i nostri progetti, nei nostri processi, rispondendo però al contempo ai criteri scientifici di un’industria. 
La speranza è che i tanti sacrifici fatti siano in futuro ripagarti. Certezze non ce ne sono, ma la sensazione che abbiamo rispetto a quello che stiamo facendo adesso è che tra dieci anni saremo ancora come oggi, con gli stessi stimoli, con la stessa volontà di cambiamento, però più sorridenti grazie alle basi solide che abbiamo posto. 
Siamo forti del fatto di aver capito che i nostri clienti non dobbiamo solo seguirli da vicino nelle loro dinamiche locali, che affondano le radici nel territorio. Essendo i nostri clienti internazionali, li abbiamo aiutati a estirpare queste radici, in favore di una maggiore flessibilità e mobilità. Abbiamo creato un’azienda con un format di servizi di controllo qualità esportabile in ogni parte del mondo in cui i nostri clienti ne abbiano necessità. 
È questo il cuore della sinergia attiva: integrare servizi diversi sposando un’unica filosofia, alleandosi con aziende che condividano gli stessi valori, la stessa visione e che si dedichino con creatività e abnegazione a questo tipo di progetto. È un progetto immenso per cui abbiamo buttato il cuore oltre l’ostacolo e che ci dà ragione di pensare che tra dieci anni potremo davvero sorridere.