posto fisso addio: gli italiani sono pronti ad uscire dalla loro comfort zone

02/08/2017 10:05:41

Consapevoli dell’instabilità del mercato del lavoro attuale e della scomparsa del posto fisso, ma comunque propositivi e disposti a mettere a punto strategie per rimanere competitivi all’interno del mondo del lavoro. Questi sono alcuni degli aspetti più importanti riguardanti i lavoratori italiani, emersi nell’ultima edizione dell’indagine trimestrale del Randstad Workmonitor

Secondo i risultati della ricerca – che ha coinvolto 400 lavoratori tra i 18 e i 65 anni in ognuno dei 33 Paesi del mondo compresi nell’indagine – ben il 74% degli italiani non crede più nel posto fisso, cioè un punto in più rispetto alla media globale. La consapevolezza della flessibilità richiesta dal mercato del lavoro attuale li spinge ad uscire dalla loro comfort zone e a trovare soluzioni per restare competitivi, per trovare un impiego o per mantenere quello attuale.

In particolare, dalla ricerca è emerso che il 91% degli italiani - il 5% in più rispetto alla media globale - ritiene che per migliorare la propria competitività sia necessario investire in modo continuativo nella formazione. Più della metà (60%) dei lavoratori intervistati nel nostro Paese si dice disposto ad emigrare temporaneamente all’estero per trovare un impiego, mentre la percentuale di chi si sposterebbe all’estero definitivamente è del 59%.

Queste sono le strategie più propositive messe in campo dagli italiani, ma ci sono anche dati meno incoraggianti sulle prospettive occupazionali degli italiani. Il 44% degli intervistati afferma, ad esempio, di essere disposto ad accettare un demansionamento o la diminuzione dello stipendio pur di conservare il proprio posto di lavoro attuale. L’85% dei lavoratori, invece, accetterebbe un contratto a termine pur di non rimanere disoccupato.

Il timore di perdere il lavoro è sempre presente tra gli italiani, ma dai dati raccolti da Randstad emerge che negli ultimi tre mesi essi hanno iniziato a guardare alle opportunità del mercato del lavoro un po’ più serenamente rispetto al passato. Solo il 7%, infatti, ha paura di perdere il posto di lavoro - percentuale che però sale al 14% nel caso dei giovani trai 18 e i 24 anni - mentre la metà degli intervistati ha fiducia nella possibilità di trovare un impiego analogo e il 44% ritiene che sia possibile la sostituzione con un’occupazione diversa.

Gli italiani sembrano anche aver preso coscienza del divario tra domanda e offerta di lavoro causato dalla carenza di manodopera. Per colmare un simile divario, il 90% ritiene che le aziende debbano puntare sulla formazione e l’aggiornamento professionale, piuttosto che puntare sull’assunzione di lavoratori provenienti dall’estero. 

Dall’ultima edizione del Workmonitor Randstad emerge quindi una generale accettazione, da parte dei lavoratori italiani, della dinamicità e instabilità del mondo del lavoro attuale. Situazione che viene però affrontata in modo tendenzialmente più propositivo rispetto a quanto avviene in molti altri Paesi che hanno partecipato all’indagine. 
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